SANREMEIDE 13 Febbraio Feb 2015 1004 13 febbraio 2015

Sanremo 2015, le pagelle della terza serata

La serata delle cover è uno spartiacque: il modenese con Se Telefonando spicca su tutti. Raf, Atzei e Britti naufragano. Scivolano Zilli e Ayane. Boom di ascoltiFoto.

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La difficile terza sera è un po' un coma vigile del Festival, perché la gara è sospesa e tutto diventa un po' karaoke e un po' crociera (guarda le foto).
Si fa altro, si riempie con la varia umanità, dai fenomeni, sì, ma da circo, che metalizzano Puccini, alla spaziale Samantha, della quale onestamente non se ne può più, sempre con quella insostenibile leggerezza da assenza di gravità, alle vecchie glorie dilatate, ai comicuzzi che stiracchiano il tempo in uno scherzo bergsoniano.
D'altra parte, stasera si 'parrà la nobilitate', poiché si va di cover e questo è il vero banco di prova per un artista: coi classici non si scherza, o naufraghi o emergi in tutto il tuo talento.

Carlo Conti assieme a Luca e Paolo sul palco dell'Ariston durante la terza serata di Sanremo (Ansa).

Raf, stecche e bronchite – Eh no, dai. Uno con una voce così spompata va a scegliere Rose Rosse, che Massimo Ranieri la ruggiva, la esplodeva? Difatti, tra una stecca e l'altra, la riduce alla poltiglia di una sigla della tivù dei ragazzi. Pare accusi una bronchite: auguri, ma che sfacelo.
Voto: 0+ (ma solo per lo psicoabito)

Irene Grandi, l'ugola sbanda un po' – Furba: Se Perdo Te (The Time Has Come) è senz'altro nelle sue corde musicali, mentre vocalmente sbanda, e non è da lei (il contralto di Patty Pravo era comunque di un altro pianeta).
Voto: 5½

Moreno, coraggioso e autoironico – Gli va dato atto di un bel coraggio: Una Carezza In Un Pugno non è uno scherzo. Può solo aggirarla, torcendola in un inopinato reggae e, pur negli enormi limiti, la esegue con ribalda (auto)ironia: a volte son più le canzoni ad esaltare (o rovinare) i cantanti che il contrario.
Voto: 6-

Anna Tatangelo, fa il compitino – Altro monumento, Dio Come Ti Amo. Ed è chiaro che non può sostenerla, specie nelle parti soffuse; ma salendo di registro sfrutta una discreta intonazione naturale, pur mancando di ogni profondità timbrica. Certo, i pianobar sono pieni di ragazze migliori.
Voto: 6--

Biggio e Mandelli, banali e indecisi – L'avevamo detto o no che corrono dietro a Cochi & Renato? Solo che – eh, la Madonna! - lo swing alla Johnny Dorelli con E La Vita, La Vita, c'entra niente, è la classica trovatina degli indecisi.
Voto: 3+, praticamente 4

Chiara, scolastica e scontata – Qui ci sono precisamente i limiti di chi cresce a pane e talent: Il Volto Della Vita (Days of Pearly Spencer) offre svariate possibilità, ma renderla in modo così scolastico le vanifica tutte. Prova ne sia che, quando spinge un po', la riacchiappa per la coda.
Voto: 5

Nesli, al di sotto di chiunque – Scelta stravagante, Mare Mare. Ma Carboni aveva un tono naturalmente impastato, che lui tenta pietosamente di replicare. Poi il solito rappettino inutile ma strategico: se non puoi cantare, allora parla. Questo ragazzo è al di sotto di ogni cover band, è solo raccomandato.
Voto: 0

Nek, soprendente – Ottovolante morriconiano e l'ombra lunga, immane, di Mina: un suicidio? No, la Se Telefonando dell'ex clone emiliano di Sting è disinvolta e insieme rispettosa. E guardate che uscire indenni da un pezzo così – specie negli anticipi e negli stacchi – vale un esame di canto.
Voto: 8½

Dear Jack, buona scelta ma pessima esecuzione – Un sogno di vetro appannato d'amore. La meraviglia di Sergio Endrigo distorta nell'enfasi di chitarroni orchestrali: no, Io Che Amo Solo Te è fiore troppo delicato, un soffio ne disperde i petali. Ma va dato atto di un rispetto di fondo, e di una scelta nobile.
Voto: 5+

Platinette e Grazia di Michele, spicca solo il grottescoAlghero è deliziosamente allusiva, per molti versi. Solo che Platinette in questa cornice è grottesca, anche perché terribilmente impacciata: le esce un conato di ironia straziante, che travolge l'esperienza di Grazia.
Voto: 4/5

Bianca Atzei, tanta volontà ma poca qualità – Signorina Gattamorta avvolta nel fantasma tormentato, inquietante, di Luigi Tenco. Cantare Ciao, Amore Ciao a Sanremo è da incoscienti, ma proprio per questo l'idea ci piace: solo che, con tutta la buona volontà, i presupposti proprio non ci sono, ma neanche pallidamente.
Voto: 2

Alex Britti, gli assoli non bastano
– Bella, la scelta di tornare al pop beat del 1970: Io Mi Fermo Qui, tra l'altro, non ebbe alcuna fortuna proprio a Sanremo. Ma la resa muscolare non giova, la voce ha i limiti che si conoscono (oltre a un paio di stecche abissali) e un assolo di chitarra non fa miracoli.
Voto: 4

Lorenzo Fragola, senza alcuna personalità
– La sua versione di Una Città Per Cantare fa proprio Ron-fare. Una barba che in confronto, Conchita è glabra. Manca di ogni personalità, del tutto anonimo; forse il posto del Fragola è proprio altrove da un palco.
Voto: 3

Il Volo, cantare è un'altra cosa - Senza arte ma con molta parte: il kindergarden dell'Opera è sovraesposto quanto sopravvalutato. E vaglielo a far capire alla gente che il bel canto è altro, che qui è solo marketing. Ancora è puro pathos, non mettercene neanche una stilla, questo sì che è difficile.
Voto: 1 (diviso 3)

Annalisa, l'impegno non basta – Sfida impossibile sulle montagne russe di corde vocali tra le più spericolate della musica italiana, quelle di Antonella Ruggiero. E infatti, Ti Sento non (la) perdona, malgrado l'impegno: qui non basta cogliere le note. Purtroppo la sentiamo noi.
Voto: 5-

Lara Fabian, monodimensionale e ansimante – Vaghissima somiglianza con Dalida, ma qui non c'è tormento né estasi, la Vanoni è irraggiungibile, la versione Eurofestival è monodimensionale, ansimante, tradisce incertezza sui salti vocali e Sto Male offre irresistibili pretesti per ironizzare sul titolo: non ci sottraiamo.
Voto: 5-

Gianluca Grignani, troppo autocompiaciuto ma sincero – Fin troppo facile coglierne il significato autobiografico. Se Grignani non esce da questa spirale di autocompiangimento, è spacciato. Vedrai, Vedrai, comunque, generosamente per solo piano, sfodera un disagio, un dolore che si percepisce sincero.
Voto: 6+

Nina Zilli, sbaglia pezzo e performance – Prende Se Bruciasse La Città e la piega al suo genere soul e swingato: ma non funziona, questo è repertorio neomelodico (del 1970) e lei sbaglia anche qualche nota di troppo, segno che non ha ancora la versatilità necessaria.
Voto: 5

Malika Ayane, come sterilizzare il pathosVivere è una ballata decadente che va cantata sofferta, approssimativa, impastata: insomma alla Vasco. Lei non ha questa sensibilità e peraltro non la rischia, non esce dai binari della “raffinatezza” (che palle però) e così la sterilizza.
Voto: 5

Marco Masini, omaggia un amico senza retorica– Un bell'omaggio, senza dubbio, che assume una cifra tragica, per le ragioni che si sanno. Masini, suo amico, rende Sarà Per Te di Francesco Nuti senza picchi emozionali ma anche senza sprecare retorica; quasi i volti si sovrappongono mentre canta.
Voto: 6

Nuove proposte

Giovanni Caccamo, arranca nella melassa – Tipo un po' inquietante, ma vuol trovare un senso. Pure noi, ascoltandolo: Ritornerò da Te è profonda melensaggine del già sentito, mentre la voce arranca.
Voto: 3

Serena Brancale, si limita a galleggiare – Sogna (e si vede e si sente) Norah Jones, sogna il jazz, però, da una che studia al Conservatorio, si vorrebbe una personalità più autonoma. Invece è tutto un Galleggiare.
Voto: 6--

Amara, buone idee ma senza mezzi – Di Prato, non di Livorno, ma qualcosa di Nada affiora: Credo, maledetta rima amore/cuore a parte, ha una sua maturità, ma appena esplode la voce non la regge più.
Voto: 5/6

Rakele, cantante che non sa cantare – Altra aspirante con la K si vede che fa giovane. E allora: viva la gioventù. Ma sotto di quella? Elettropop caramellosa. Io non lo so cos'è l'amore, ma neanche cantare.
Voto: 2+

Le pagelle della seconda serata

Le pagelle della prima serata

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