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INTESA 13 Febbraio Feb 2015 1000 13 febbraio 2015

Ucraina, Minsk 2 ultima possibilità per salvare il Paese

L'accordo Mosca-Kiev era il massimo raggiungibile. Ma le distanze tra Cremlino e Casa Bianca sono profonde. Se salta tutto, la diplomazia è fallita.

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I leader di Russia, Germania, Francia e Ucraina al vertice di Minsk.

L’accordo di Minsk è probabilmente quello massimo che poteva essere raggiunto in questo momento.
L’escalation militare cominciata a metà gennaio nel Donbass e l’intenzione degli Stati Uniti di fornire a Kiev armi letali - concretizzatasi con il recente rapporto della Brookings Institution e dell’Atlantic Council e il pressing dei repubblicani guidato dall’anti-comunista viscerale John McCain - hanno costretto la diplomazia europea a dare un’accelerata per il compromesso.
POSIZIONI IMMUTATE. E di questo appunto si tratta: non di una soluzione a tutti i mali dell’Ucraina, considerato anche il fatto che sia da una parte, cioè al Cremlino, sia dall’altra, ossia alla Casa Bianca, le posizioni di fondo sulla crisi rimangono le medesime.
Al momento gli appetiti geopolitici sono solo congelati in attesa di vedere quello che succederà davvero nell’ex repubblica sovietica.
DISTANZE PROFONDE. Angela Merkel e François Hollande si sono adoperati per avvicinare le posizioni di Vladimir Putin e Petro Poroshenko, ma il vallo tra Mosca e Washington rimane profondo.
In questo senso l’Europa a trazione franco-tedesca non ha avuto certo successo e i tutti i nodi devono ancora venire al pettine.
STOP ALLA CATASTROFE. Sul piano strettamente attuale è chiaro comunque che gli sforzi di mediazione hanno condotto al risultato più importante, quello di fissare la tregua, che inzia però solo domenica 15 febbraio.
La situazione nel Sud-Est ucraino è drammatica e senza un armistizio la catastrofe umanitaria sarebbe stata maggiore di quella che già è.

Mosca-Kiev, l'aspetto economico può pesare

Vladimir Putin, Angela Merkel, Francois Hollande e Petro Poroshenko a Minsk.

Al di là di questo, bisogna aspettare qualche giorno per vedere quanto vale Minsk 2 rispetto a Minsk 1 e se le speranze per la pacificazione rilanciate nella capitale bielorussa sono concrete o solo un fuoco di paglia.
Rispetto a cinque mesi fa qualcosa è cambiato e le parti in causa hanno qualche motivo in più per fare sì che i patti vengano rispettati.
LE SANZIONI NON AIUTANO. Da una parte la Russia non gode di buona salute economica e le sanzioni occidentali non la aiutano a guarire.
Putin non si è fatto condizionare sino a oggi, ma è evidente che un allentamento delle misure sarebbe visto con favore da Mosca.
UCRAINA QUASI NEL FOSSO. Dall’altra parte Kiev è sempre più in un fosso e non è ancora chiaro se i 40 miliardi di dollari di aiuti per i prossimi quattro anni decisi dal Fondo monetario internazionale (Fmi) basteranno per salvare il Paese.
Presidente e governo hanno il supporto di un parlamento che è comunque meno unito di quello che sembra. E un anno dopo la cacciata di Victor Yanukovich i sondaggi dicono che gli ucraini hanno perso la fiducia del tandem al comando costituito da Poroshenko e dal premier Arseni Yatseniuk.
PROTOCOLLO DELICATO. L’intesa di Minsk pone i due momentanei alleati inoltre a un compito tutt’altro che facile: gli ultimi dei 13 punti del protocollo siglato il 12 febbraio riguardano le modifiche costituzionali, il decentramento e il futuro status delle regioni di Donetsk e Lugansk.

Se tutto va a rotoli è il fallimento della diplomazia

François Hollande, Angela Merkel e Petro Poroshenko.

Entro la fine del 2015 bisogna trovare soluzioni a questioni determinanti: le promesse fatte in queste direzioni da Yatseniuk sin dal suo insediamento nel febbraio 2014 e poi reiterate dallo stesso Poroshenko sono finite nel vuoto.
Il dialogo nazionale è rimasto una favola a cui sarà difficile credere anche nel futuro prossimo.
MOLTE INCOGNITE. Al di là delle questioni militari che con Minsk 2 devono essere in ogni caso risolte - dal ritiro delle armi pesanti alla verifica della tregua, dalla demarcazione delle linee di confine con i territori occupati al controllo della frontiera russo-ucraina - le incognite sulla realizzazione nel medio e lungo periodo degli obiettivi prefissati sono molte. Forse troppe, per sperare che tutto fili liscio.
RISCHIO DI IMPOTENZA. Vista l’esperienza di Minsk 1, con i falchi che da una parte e dall’altra non hanno contribuito al mantenimento della già fragile tregua e hanno costantemente gettato benzina sul fuoco, non sarebbe una sorpresa che anche questa volta, nonostante una maggiore buona volontà e un accordo più particolareggiato, ma largamente interpretabile, tutto vada ancora a rotoli, sancendo l’impotenza della diplomazia e la fine dell’Ucraina.

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