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POLITICA 14 Febbraio Feb 2015 2130 14 febbraio 2015

Riforme, il M5s: «Pronti a dimetterci per andare al voto»

I grillini: «Da Renzi colpo di Stato bianco. Faremo cadere il parlamento, poi alle urne». Il premier: «Avanti anche senza Fi». La minoranza Pd si spacca.

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Il ministro delle Riforme, Elena Maria Boschi.

Divampa la polemica all'indomani della maratona notturna alla Camera sul ddl riforme.
Dopo l'approvazione dei 40 articoli che riscrivono la Costituzione in un'Aula semivuota per la diserzione delle opposizioni (con l'eccezione di una manciata di deputati grillini e di Fi a presidio «del regolare andamento dei lavori») Fitto e Vendola hanno tuonato contro la «prepotenza di Renzi».
La minoranza del Partito Democratico ha mostrato nuovi segni di insofferenza e nervosismo, finendo per dividersi al suo interno sul percorso scelto dal segretario.
DI BATTISTA: «NOI M5S PRONTI A DIMETTERCI». E il M5s gridando al golpe ha invocato la necessità di elezioni anticipate, sventolando la possibilità di dimissioni di massa dei suoi parlamentari.
«Noi parlamentari M5s siamo pronti alle dimissioni per far cadere il parlamento e andare alla urne», ha detto l'esponente del direttorio Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, in piazza Cola di Rienzo a Roma davanti al gazebo della raccolta firme #fuoridall'euro. «Ma siamo certi che le altre opposizioni non lo faranno, sono attaccati alle poltrone».
GRILLO: «DA RENZI COLPO DI STATO BIANCO». Poco prima un messaggio di analogo tenore era apparso sul blog di Beppe Grillo. «Siamo al limite del colpo di Stato bianco che non si fa con carri armati e rastrellamenti, ma con colpi di mano di maggioranza», ha scritto il leader del Movimento. Quindi ha spiegato: «C'è solo una via d'uscita, sciogliere il parlamento e andare subito a nuove elezioni».
RENZI: «AVANTI ANCHE SENZA BERLUSCONI». Nonostante la belligeranza delle opposizioni, sofciati anche in rissa nel perimetro del parlamento, Renzi ha però ribadio la ferma volontà di non rallentare il percorso intrapreso. «Sarebbe stato un errore fermarsi. Sono 20 anni che l'Italia si ferma. Abbiamo fatto di tutto perché le opposizioni ci fossero, se se ne vanno cosa possiamo farci?», ha dichiarato al Tg1.
«L'importante e che l'Italia vada avanti e che di fronte ai primi segni della ripresa si vada avanti», ha dichiarato il premier. «Quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni sono state 'brutte scene', ma tutto questo non cancella un parlamento che sta aperto fino alle quattro di notte per portare a casa il risultato».
Intervenendo sul patto del Nazareno Renzi ha affermato: «Berlusconi ha cambiato idee tante volte e anche stavolta. Mi dispiace essenzialmente per lui. Ha cambiato il passato dell'Italia non gli permetteremo di cambiare il futuro. Se vuole sa dove siamo, altrimenti faremo le riforme da soli».
«A marzo. Vogliamo fare della Rai la più innovativa azienda produttrice di cultura», ha infine chiarito il premier.

Lo strappo di Matteo Renzi sulle riforme lacera il Pd

Francesco Boccia.

Nella maggioranza, però, a guastare la soddisfazione del governo è la minoranza Pd che a Montecitorio aveva insistito affinché i dem trovassero un accordo coi pentastellati sull'articolo 15 (il referendum). E se Pippo Civati e Stefano Fassina hanno deciso di non partecipare al voto in disaccordo palese col resto del partito, il giorno dopo è stato Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera ed esponente della minoranza Pd, a far sapere che se a marzo, al momento del voto finale sulle riforme, si dovesse ripetere l'assenza di tutte le opposizioni, la minoranza dem non prenderebbe parte allo scrutinio.
BOCCIA: «CON L'AULA VUOTA LA MINORANZA PD NON VOTA». «Aver votato in una notte oltre 350 emendamenti a una riforma costituzionale», ha sottolineato, «non so se rappresenta un record. Ma se lo è, è un record negativo».
«Se tutte le opposizioni hanno deciso di uscire non possiamo pensare che siano tutti eversori. C'è qualcosa che non funziona».
D'ATTORRE: «LAVORIAMO PER RIPORTARE LE OPPOSIZIONI IN AULA NON PER USCIRE NOI». Alfredo D'Attorre, però, ci tiene a precisare: «Quella di Boccia è una posizione personale. Come minoranza del Pd noi dobbiamo lavorare per riportare le opposizioni in Aula e non per uscire anche noi».
BERSANI: «BSTA ACCENDERE MICCE». A buttare acqua sul fuoco è intervenuto anche l'ex segretario Pierluigi Bersani: «Adesso basta accendere micce. Da domani si lavora perché l'Aula non sia mezza vuota».
CIVATI: «CON AULA VUOTA IN TANTI PROVANO DISAGIO». Più duri i commenti di Pippo Civati e Stefano Fassina: «Sono in tanti a provare il disagio di votare la riforma della Costituzione con mezzo parlamento vuoto ed è chiaro che Boccia ha detto una cosa che in tanti pensano e faranno o faremo, come ho dichiarato ieri in Aula», ha spiegato Civati.
FASSINA: «LE REGOLE DEL GIOCO NON LE FA IL PIÙ FORTE». Fassina, che ha preso parte dalla manifestazione della sinistra con Sel e Prc contro l'austerity, si è rivolto direttamente al segretario Pd: «Le regole del gioco non deve farle il più forte». «La mia decisione di uscire dall'aula durante il voto sulle riforme non è stata emotiva ma politica. La rifarei».
CHITI: «SCONCERTO PER QUANTO AVVENUTO ALLA CAMERA». Dal Senato è arrivata la sponda di Vannino Chiti, il parlamentare più critico nei confronti del ddl riforme del Pd. «Suscita preoccupazione e sconcerto quanto avvenuto alla Camera: procedere senza le opposizioni non è un segno di determinazione ma l'esito di una sottovalutazione politica. Esprimo apprezzamento per deputati del mio partito come Fassina e Civati che hanno fatto seguire atti concreti alle dichiarazioni».
CUPERLO: «RICOMPORRE IL DIALOGO». Il tentativo di sintetizzare le varie anime del dissenso interno al Pd è spettato a Gianni Cuperlo che ha messo insieme tutti i protagonisti: «Penso come Boccia, D'Attorre, Fassina e molti altri parlamentari del Pd che quella metà vuota del parlamento sia una ferita e che sia giusto lavorare ancora per ricomporre un dialogo che sulle regole della democrazia è sostanza».

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