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ANALISI 15 Febbraio Feb 2015 0623 15 febbraio 2015

Colloqui Grecia-Ue: verso una nuova Troika

L'istituzione cambia pelle. Si lavora all'accordo tecnico. Poi l'Eurogruppo. Tsipras: «Ci serve tempo non denaro». Ma Rajoy, più di Merkel, storce il naso.

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da Bruxelles

A Bruxelles è un fine settimana di lavoro: il post Troika è iniziato.
«Le istituzioni della cosiddetta T», dice scherzando una fonte, visto che la parola è stata bandita, «sono già sedute intorno a un tavolo con il governo greco. L'obiettivo è trovare un accordo per quello che è formalmente chiamato 'programma'».
Nei palazzi europei il sarcasmo è d'obbligo. Il percorso che segna l'inizio di un nuovo percorso di dialogo tra Ue e Grecia è appena cominciato. «E sarà molto lungo».
VERSO L'EUROGRUPPO DEL 16 FEBBRAIO. Lunedì 16 febbraio i risultati saranno messi sul tavolo dell'Eurogruppo. «Ci aspettiamo una sintesi delle convergenze e divergenze tra le parti, ma», chiarisce subito un'altra fonte, «ci saranno ancora solo discussioni, non usciranno previsioni». Discussioni puramente tecniche, quindi, «quella politica sarà fatta da lunedi in poi».
Anche se già c'è chi si lancia in un commento ottimista, «ci sono buone basi», che però lascia subito spazio alla realeconomik: «Non conosciamo la condizione fiscale della Grecia delle ultime settimane, quindi si dovrà lavorare a lungo per capire come muoversi».
LA TROIKA CAMBIA PELLE. Per ora l'unica certezza è che, se la meta rimane la stessa, cambia la strada per raggiungerla: quella della Troika è abbandonata per sempre. A Bruxelles, come ad Atene, si volta pagina.
Nel nuovo dizionario europeo non c'è più quella parola. Già nelle conclusioni del summit Ue del 12 febbraio è sparita, così come nei comunicati: la nota con cui Tsipras e il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem hanno siglato l'accordo per far partire la missione tecnica non contiene mai il termine Troika.
Atene ha chiesto di sostituirlo con il generico 'istituzioni', anche se poi gli esperti che lavoreranno con i greci provengono proprio dai tre rami che compongono la Troika: Ue, Fmi e Bce.

Tsipras: «Il 70% del programma va bene, il resto è da macelleria sociale»

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras in parlamento.

Durante il weekend prima dell'Eurogruppo l'esercizio tecnico lo devono fare queste tre istituzioni insieme con quelle greche.
E, per quanto non sarà facile trovare una sintesi, si parte già da una buona premessa: Tsipras ha detto che il 70% degli interventi previsti da quel programma sarà attuato, ma il restante 30%, che contiene misure definite da macelleria sociale, no.
SERVONO MISURE EQUIVALENTI. Affermazione che aveva già fatto anche il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis: il 9 febbraio davanti al parlamento greco aveva spiegato che «il 70%» del «Memorandum era accettabile».
È quindi proprio da questo punto che parte il compromesso europeo, evocato da Tsipras e condiviso dal presidente dell'esecutivo europeo: «Vediamo qual è il 30% che non volete fare», ha detto Jean-Claude Juncker riconoscendo le forti conseguenze sociali del programma, «diteci però con quali altre riforme lo volete sostituire, e quale impatto queste avranno». Impatto che però «deve essere equivalente sul bilancio».
IL METODO PUÒ MUTARE, IL RISULTATO NO. Il piano di aiuti o Memorandum con l'Ue «non è la Bibbia, le parole si possono cambiare, purché l'ideologia resti la stessa», hanno infatti spiegato fonti dell'Eurogruppo. Nel tempo alcune modifiche sono già state fatte, spiegano, ad esempio nei piani di privatizzazioni. «Quello che è chiaro è che se togli qualcosa devi rimpiazzarla con altro che abbia lo stesso impatto sul bilancio» e non puoi quindi sostituire, per esempio, «una misura ad alto impatto sui conti con qualcosa che regola l'indipendenza dell'ufficio di statistica greco».
L'obiettivo è «non mettere a rischio il risultato finale» - ovvero ridurre la riduzione del debito - che però è ancora lontano.

La fine della Troika era anche nel programma politico di Juncker

Il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Il 16 febbraio «si butteranno le basi tecniche dell'accordo», precisano le fonti, il resto dovrà essere costruito, implementato, e soprattutto «deciso a livello politico». Per quello però «entra in campo Juncker», spiegano a Bruxelles, «è lui che si occuperà della parte politica».
In fondo la fine della Troika era nel suo programma politico presentato alle elezioni europee, ancor prima che in quello di Syriza.
Ne è ben consapevole Tsipras: «Questa negoziazione andrà avanti e una soluzione potrebbe essere trovata, è il passo giusto nella direzione giusta», ha commentato il giorno del suo primo vertice da capo di governo, ricordando che la mancata firma sul documento comune dell'Eurogruppo dell'11 febbraio era dovuta al fatto che non si era riusciti a trovare un accordo “politico” comune. Quello che all'interno delle istituzioni della Troika dovrà trovare la Commissione.
ATENE PUNTA SULLA LOTTA ALL'EVASIONE. «Noi diciamo no ai ricatti», ha ricordato Tsipras il 12 febbraio nella sua prima conferenza stampa post summit, «ma siamo convinti che questa negoziazione (con i tecnici della Troika, ndr) renderà più semplice l'Eurogruppo di lunedì».
Per ora Tsipras ha già spiegato cosa il suo governo vuole mettere sul tavolo: «Riforme fiscali, della Pubblica amministrazione, lotta alla corruzione e all'evasione». Punti di contatto che «stanno nel piano Tsipras ma anche nel programma della Troika, o come si voglia chiamare», osservano a Bruxelles.
Se venissero realizzate, le riforme in questione potrebbero davvero cambiare la situazione: si stima per esempio che la frode e l'evasione fiscale in Grecia vangono ancora tra i 20 e i 40 miliardi di euro all'anno.
MERKEL ASPETTA DI VEDERE LE CARTE. Il premier del greco promette di andare fino in fondo: «Queste misure faranno crescere il reddito e daranno ai cittadini quel senso di giustizie e di fiducia che chiedono».
Perchè prima di quella economica bisogna affrontare la «crisi umanitaria», non si stanca di dire Tsipras, «il nostro progetto rispetterà le regole europee, le regole fiscali dell'Ue», ha però sottolineato ancora una volta. Fermo restando che «lo spirito dell'Ue non è quello della minaccia ma del compromesso», ha ricordato riprendendo le parole della cancelliera tedesca .
«L'Ue cerca sempre il compromesso, questo è il suo successo. La Germania è pronta, ma la credibilità dell'Ue dipende dal rispetto delle regole e dall'essere affidabili», ha detto Angela Merkel durante il summit. «Vedremo quali proposte farà Atene, saranno discusse all'Eurogruppo lunedì quindi abbiamo ancora qualche giorno».

Proroga? Per ora nessuna richiesta. Gli Stati membri intanto si agitano

Il premier spagnolo Mariano Rajoy.

Intanto c'è chi in Europa si chiede se Tsipras chiederà una proroga del programma. «Se il Fondo monetario internazionale e l'Eurogruppo ricevono una richiesta di questo tipo la prenderanno in considerazione», dicono a Bruxelles, «ma comunque lunedì non saranno prese decisioni». Un altro Eurogruppo straordinario prima del prossimo 9 marzo è quindi molto probabile.
E a chi chiede: «Allora il programma cambia anche per gli altri Paesi sotto Troika?», a Bruxelles rispondono: «Se prendiamo per esempio il programma irlandese, anche lì le cose cambiano a seconda dei progressi fatti, dei cambiamenti. Tutto sarà discusso all'Eurogruppo, ci sarà una decisione politica che si auspica e pare per ora sia favorevole anche per il Portogallo, ma non c'è certezza».
Come a dire: il programma, o come lo si voglia chiamare, non sta cambiando ora perché lo chiede Syriza, ma muta a seconda della situazione.
RAJOY CONTRARIO A CONCESSIONI. Una specie di rassicurazione in codice per quei Paesi che in questi giorni hanno iniziato a entrare in fibrillazione e a chiedere conto dei sacrifici fatti. Spagna in primis. «Oggi ho visto Mariano Rajoy un po' nervoso», ha osservato anche Tsipras durante il summit europeo, «però deve capire che i problemi nazionali non possono essere esternalizzati».
Più che i tedeschi sono infatti gli spagnoli a volere che il leader greco ammetta che le sue promesse elettorali sono state velleitarie. E a chiedere quindi all'Ue di non cedere davanti alle richeiste di Atene. Con le elezioni alle porte, i popolari di Rajoy non si possono permettere di dare troppo spazio a Podemos, l'alter ego spagnolo di Syriza.
ANCHE FINLANDIA E AUSTRIA PER LA LINEA DURA. Ma su questo è ancora una volta Tsipras a voler segnare una linea di distacco: «La Grecia è un caso particolare, dove l'austerità è stata molto dura, non si può paragonare agli altri Stati membri Ue. Ho cercato di spiegare ai partner europei che c'è un interesse comune che la Grecia diventi un Paese normale».
Il Ppe, che riunisce tutti i conservatori europei, sta però spingendo affinchè Alexis non ottenga nulla di più di quello che avrebbe ottenuto il suo rivale Antonis Samaras. E dalla sua non ha solo Rajoy. Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze tedesco, ha detto no a qualsiasi diverso sviluppo del programma. Anche Finlandia, che ha in agenda ad aprile le elezioni politiche, Paesi Bassi e Austria non sono disposti a scendere a compromessi. In questi Stati membri, ogni sviluppo del programma greco deve essere approvato dai parlamenti nazionali. Un dettaglio che complica notevolmente la situazione.

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