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ORIENTE 15 Febbraio Feb 2015 1000 15 febbraio 2015

L'India punta al decollo col partito dell'Uomo comune

Populisti di destra battuti da quelli di sinistra. E la famiglia Gandhi sparisce. New Delhi dopo le elezioni chiede benessere diffuso. La Cina è nel mirino.

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Il subcontinente indiano che esplode, prima democrazia al mondo pronta al sorpasso con la Cina, è affamato di benessere diffuso.
La sbornia da turbocapitalismo del premier nazionalista Narendra Modi si è sgonfiata con il risultato delle Amministrative della capitale.
A New Delhi il Partito popolare indiano (Bjp), reduce dall'exploit alle Legislative del 2014, è stato spazzato via dai populisti di sinistra dell'Uomo comune (Aap).
STATALISMO DI MASSA. Un movimento popolare e giovane che, semplicemente, per il miliardo e 300 mila abitanti divisi in caste promette istruzione di massa, investimenti pubblici, posti di lavoro, servizi per tutti e, all'evenienza, sussidi per i bisognosi.
Una favola. La crescita egalitaria dal basso, in 70 punti programmatici, che il Congresso nazionale socialista dei Gandhi, egemonico dall'indipendenza ed esso stesso in casta, non è mai riuscito a realizzare.
MODI HA FATTO POCO. Il programma dell'Uomo comune è sbrigativo, ma riflette gli umori degli indiani, un po' come New Delhi, microcosmo di 20 milioni di abitanti, riflette l'India.
In Modi, fondamentalista e indù, gli indiani vedevano l'uomo del cambiamento, più che l'uomo di destra. Il catalizzatore di investimenti stranieri e di grandi piani industriali per modernizzare il Paese, portare agiatezza, estirpare immobilismo e corruzione.
Ma in un anno il premier ha fatto poco, in pochi si sono arricchiti. La spinta alla prosperità resta. E il popolo, potendo, alle multinazionali preferisce la redistribuzione.

La fine politica della famiglia Gandhi

Sonia Gandhi.

Il vero perdente, nel gigante asiatico che scalpita per aprirsi al mondo, è il Congresso nazionale di Raul e Sonia Gandhi, reduce anche dal tracollo nazionale del maggio 2014.
Rispetto a un anno fa, i populisti di destra hanno perso un punto percentuale di voti.
Il Partito dell'Uomo comune di Arvind Kejriwal, notabile del fisco prestato alla politica, ha saccheggiato a sinistra: elettori laici, smarriti dallo strapotere nepotista e feudale (non solo nella capitale) dell'agonizzante Congresso nazionale.
DA 15 ANNI AL GOVERNO. Il clan dei Nehru-Gandhi è stato polverizzato dopo 15 anni di governo ininterrotto, anche nella New Delhi corrotta.
Con un'affluenza record al 70%, non un seggio dell'Assemblea cittadina è andato alla vecchia amministrazione, 67 seggi su 70 sono stati occupati dall'Aap, vincitore con oltre il 50% dei voti, tre dalla coalizione guidata dai nazionalisti di Modi.
In termini percentuali, l’Uomo comune è salito dal 30% al 54%, il Bjp sceso dal 33 al 32%, il Congresso crollato dal 25 al 10%.
CARTE RIMESCOLATE. Nella capitale politica ed economica dell'India, epicentro anche delle grandi contraddizioni, è come se fosse spuntata un'alternativa ideologica al mito del progresso di Modi, in riscatto al fallimento socialista.
Il Partito popolare del premier contava di assorbire il malcontento di sinistra. Modi aveva condotto personalmente la campagna elettorale. Invece il risultato del 2015 rimescola di molto le carte per le votazioni della Camera alta, in agenda nei prossimi anni.

Apertura agli Usa e agli investimenti stranieri: l'India al decollo

L'India è pronta a tuffarsi nel benessere come mai prima. Magari quello dell'acqua potabile per tutti, anziché dei treni ad alta velocità.
Per cultura e storia nazionale, gli indiani sono inclini alla prima soluzione.
Le offese dei membri del governo alle altre religioni e gli arresti dei cristiani hanno turbato un popolo tradizionalmente tollerante e pacifista.
Conquistata New Delhi, Kejriwal si è affrettato a rigettare «le politiche di casta e religione», annunciando il cambio di passo.
La spinta alla crescita, a onor del vero, è comunque anche merito dell'operato di Modi. Promossa nel G20, come gli Usa l'India è avvantaggiata dal basso prezzo del petrolio.
Il premier ha inoltre aperto agli investitori stranieri - grandi gruppi, ma anche piccole e medie imprese -, con il piano industriale Make in India, per rilanciare la produzione domestica.
MODI E OBAMA SI PIACCIONO. In Cina i salari sono aumentati e, per gli Stati Uniti, l'India è diventata un contraltare prezioso all'asse Mosca-Pechino.
In pochi mesi, Modi e Barack Obama hanno appianato attriti decennali, fissando quattro incontri, tra New Delhi, Washington, il summit asiatico di Myanmar e il G20.
Si piacciono, si abbracciano, il rapporto è «cool», hanno scritto i media.
A gennaio «l'amico Barack» è volato a New Delhi, ospite d'onore per le celebrazioni della Repubblica. A settembre Modi era alla Casa Bianca, dopo 10 anni di alt al visto come «persona non grata», per aver represso, da ministro dello Stato del Gujarat, proteste popolari.
LA CINA È NEL MIRINO. Nel protocollo di amicizia, ci sono in ballo partnership strategico-politiche ed economiche.
Niente di paragonabile, ancora, con l'interscambio commerciale tra Cina e Usa, ma gli americani sono pronti a investire diversi miliardi di dollari in forniture per il nucleare civile, finanziamenti alle piccole e medie imprese e sviluppo delle fonti rinnovabili indiane.
In termini assoluti, il Pil cinese resta cinque volte quello indiano, ma entrambi i giganti crescono di pari passo. Più 7,4% entro la primavera 2015, ha propagandisticamente pronosticato il governo Modi, promettendo, a breve, lo 0,1% in più di Pechino.
Il popolo vuole i frutti.

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