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POLITICA 16 Febbraio Feb 2015 1718 16 febbraio 2015

Pd, Renzi in direzione nazionale

Il premier fa il punto sulle riforme costituzionali e sul rapporto con le opposizioni.

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Il premier Matteo Renzi.

Niente e nessuno può fermare le riforme. Il programma del governo va avanti, con o senza il Patto del Nazareno, a prescindere dal volere delle opposizioni e della minoranza del Partito democratico. Matteo Renzi è tornato a ribadirlo in direzione nazionale, confermando la linea della fermezza di chi è aperto al dialogo ma esige anche una sintesi che poi venga affermata univocamente in parlamento.
«RIPRESA SOLIDA». Il discorso è chiaro: non si può perdere tempo, ora ci sono «tutte le condizioni ideali perché finalmente la ripresa possa essere non soltanto un breve arcobaleno ma un prolungato periodo di bel tempo» e «aver inciso sulle condizioni economiche permette all'Italia di essere in pole position per correre il Gran premio della ripresa».
Lo strappo con Forza Italia non spaventa Renzi: «In Fi c'è un derby tra chi, come Brunetta, vuole le elezioni anticipate quest'anno e far fallire le riforme e chi vuole arrivare a uno scenario più ampio del 2018. Chi vincerà non lo so, ma sono convinto che noi arriviamo al 2018 con o senza di loro chiarendo che il diritto di veto non ce l'ha nessuno».
«RIFORME? NO A DO UT DES». E a Gianni Cuperlo, che gli chiedeva di ricucire lo strappo con le opposizioni, uscite dall'Aula durante l'approvazione degli emendamenti alle Riforme, il premier ha risposto con parole altrettanto chiare: «Resta aperto fino all'ultimo il filo del dialogo» sulle riforme con le opposizioni, «non con un mercimonio di emendamenti, perché non è il mercante in fiera ed è inaccettabile un 'do ut des'. Il fatto che scappino dall'Aula è negativo, vogliamo rientrino ma non accettiamo il tentativo di fermare tutto. Non accettiamo che un'arma di veto, l'ostruzionismo, possa fermare il nostro lavoro: in questa legislatura il sì e no non lo danno le opposizioni. Propongo continuare a trovare le ragioni degli accordi e le intese con tutte le opposizioni che vorranno stare al tavolo ma a noi spetta il compito di continuare a guidare la macchina».
«COLLABOREREMO CON MATTARELLA». Il Pd, ha detto Renzi, è pronto invece a collaborare col presidente della Repubblica: «Con Mattarella assumiamo l'impegno, come giocatori, a fare ciò che l'arbitro ci ha chiesto nel discorso inaugurale: tutto il Pd è impegnato per dare una mano all'arbitro». Anche se «l'impegno non è semplice perché proprio» il voto per il Colle «ha prodotto una rottura dei patti motivata da Fi con questioni di metodo».

Il 20 febbraio «misure più di sinistra»

Matteo Renzi.

Al premier preme solo il futuro lavoro del governo, con un calendario già cadenzato a partire da venerdì 20 febbraio, giorno in cui sul tavolo del Consiglio dei ministri è atteso un ddl sulla concorrenza «che sia un ulteriore passo verso una maggiore liberalizzazione di alcune realtà ma non sia percepita come un attacco alle certezze di cui ha bisogno il nostro sistema. Se andiamo dal notaio meno volte non è un problema».
FINE DEI CO.CO.CO. Ma non basta, perché la riunione del fine settimana è destinata a portare anche altre novità: «Faremo misure un po' più di sinistra: la parte sui decreti attuativi per la fine della miriade di co.co.co, il dl sulla maternità e quello che consenta di superare il modello vecchio stile di precariato. Due pacchetti interessanti e in più introdurremo la fatturazione elettronica per superare lo scontrino di carta e faremo norme di aiuto alle aziende che vogliono investire su Expo».
JOBS ACT: «AUMENTO SIGNIFICATIVO DELLE ASSUNZIONI». Qualcosa di buono è già stato fatto, secondo Renzi, che ha rivendicato il successo del Jobs act: «Si sta verificando un vero e proprio aumento significativo delle persone assunte a tempo indeterminato, purtroppo soprattutto al Nord ma i dati sono significativi». E bisogna andare avanti anche sulla strada dei diritti civili: «I temi di cittadinanza devono smettere di essere argomenti buoni per le campagne elettorali. È ora di trasformare l'auspicio in legge», ha detto Renzi, citando in principio per cui «chi nasce in Italia è italiano», ma «temperato con un ciclo scolastico».
Spazio anche alle coppie di fatto: «Per la legge sulle unioni civili il 20 febbraio c'è la scadenza in Senato per la presentazione degli emendamenti», ha ricordato il premier confermando «l'impegno preso ad affrontare il tema dopo le riforme istituzionali, trovando un punto di equilibrio tra di noi e con gli altri».
APPOGGIO A TSIPRAS. Non è mancato, nella scaletta di Renzi, più di un passaggio ai temi caldi della politica estera. Dalla Libia («Noi abbiamo creduto nel passaggio elettorale ma la situazione si è deteriorata. Ci vuole buon senso e saggezza: quando sento 'o interveniamo o ci sono attentati' vorrei dire che gli attentati in Ue sono di figli di cittadini europei, non voglio sottovalutare i problemi in Libia o in Siria ma che la realtà è più complessa dei nostri slogan»), alla Grecia, tema sul quale il premier ha confermato l'appoggio morale al nuovo governo: «L'assunto da cui Tsipras si è mosso è comprensibile: ha vinto elezioni in base a un programma diverso dal passato quindi se deve tenere il programma vuol dire che le elezioni non servono e poi che non strapperà i contratti ma chiede tempo. Serve intelligenza dell'Ue perchè si rispettino le regole ma si usi flessibilità».

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