Egitto Sisi Guerra 150217155222
STRATEGIE 17 Febbraio Feb 2015 1800 17 febbraio 2015

Libia, le potenze che sostengono il Cairo

Isis, l'Egitto va alla guerra. Francia e Russia si accodano. Per sedurre al Sisi. Anche gli Usa sbloccano gli armamenti. Mentre il nostro Paese resta al palo.

  • ...

Tutti sul carro egiziano. I raid del Cairo in Libia contro l'Isis non si arrestano.
«Necessitano di una ripetizione in maniera corale», ha dichiarato il presidente Abdel Fatah al Sisi.
Tra gli obiettivi dei faraoni c'è la stabilizzazione dell'ex Jamahiriya, l'intervento non è limitato alla vendetta per i 21 copti sgozzati. Altrimenti, oltre alle basi dello Stato islamico, Sisi non bombarderebbe la Fratellanza musulmana di Alba libica, per far avanzare i rivali (e suoi alleati) gheddafiani di Khalifa Haftar.
AL SISI CON HAFTAR. Il governo libico eletto nel 2014, e che fa riferimento ad Haftar, è riparato a Tobruk, al confine egiziano. E con aerei degli Emirati arabi, dalle basi del Cairo e dintorni sono partiti i «raid ignoti» dei mesi scorsi contro Tripoli e Bengasi.
Il regime di al Sisi ha grandi interessi per allargare, attraverso i maxi-finanziamenti sauditi, la sfera d'influenza in Nord Africa, contenendo la radicalizzazione islamica anche al prezzo di annientare la Fratellanza musulmana.
IL CAIRO FA IL LAVORO SPORCO. Ma al Sisi sa di essere molto utile e vuole piena legittimità internazionale dal Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Con gli Usa riluttanti, la Nato e le Nazioni Unite evasive, l'Italia priva di una coalizione d'appoggio, l'Egitto è il Paese ideale sul quale scaricare il lavoro sporco di un secondo intervento in Libia dal 2011.
Una guerra tra arabi, foraggiata dagli Stati europei che hanno più mire economiche sulla zona.

La corsa francese a scalzare l'Italia

Il premier italiano Matteo Renzi stringe la mano al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

L'Italia ambiva a essere il primo partner economico, e anche strategico, dell'Egitto di al Sisi, mente militare del golpe del 2013 contro gli islamisti.
Riabilitato al Sisi con le Presidenziali, il premier Matteo Renzi e i suoi emissari hanno fatto la spola tra Roma e il Cairo, primi leader occidentali a intessere relazioni con il governo e il capo di Stato diventati legittimamente eletti.
L'Italia, d'altra parte, ha interessi enormi in Libia, è drammaticamente oberata dagli sbarchi di migranti nel Mediterraneo e il regime egiziano va coltivato, per riportare ordine e sicurezza sulle coste Nord-africane.
LA CORTE DELL'ELISEO. Al Sisi gradiva le avances italiane al punto di anteporre, nel novembre scorso, Roma a Parigi come prima tappa del tour europeo concluso nella capitale francese.
Con la crisi libica, l'Eliseo ha però abilmente preso il sopravvento nel corteggiamento, nell'obiettivo di guadagnare posizioni nell'ex colonia italiana. Francia e Italia saranno entrambi ospiti di punta al Summit economico internazionale di marzo 2015 a Sharm el Sheik.
Ma intanto il 16 febbraio, mentre i caccia egiziani si alzavano su Derna, il ministro della Difesa transalpino Jean-Yves Le Drian è atterrato al Cairo per chiudere frettolosamente una commessa di 24 caccia Rafale, in cambio di 5,2 miliardi di euro.
RIFORNIMENTI ANCHE DALLA RUSSIA. Con tempismo strategico, Parigi è corsa a rifornire l'Egitto dei suoi gioielli dell'aeronatica, accodandosi alla Russia e agli Stati Uniti.
Nel 2013, la Francia aveva già venduto alla Marina egiziana quattro corvette Gowind, per un valore di 1 miliardo di euro.
La nuova commessa d'urgenza prevede la consegna immediata di sei Rafale del pacchetto, che include anche una fregata Fremm in rodaggio.

Putin arma l'Egitto per tagliare fuori gli Usa

Il presidente al Sisi si muove con l'odore dei soldi e chi investe sull'Egitto viene ripagato.
I soldi arrivano dall'Arabia Saudita e dagli emirati satelliti del Golfo, finanziatori del golpe con 12 miliardi di dollari e collettori di diversi donatori privati.
Con il fiume di petrodollari, l'Egitto rinnova poi il suo arsenale militare di modelli di ultima generazione, per i quali la Francia (grande fornitrice dei sauditi) punta a spiccare.
E l'Italia? Invia armi all'Egitto in partite di decine di milioni di euro tra fucili - sì, anche quelli che reprimono le rivolte -, lanciagranate e alcuni blindati.
L'INTESA CON LO ZAR. Ma sono spiccioli per al Sisi, che ha chiesto all'Onu una riunione sulla Libia all'unisono con l'omologo francese François Hollande, non con Renzi.
Alla guerra egiziana all'Isis si è subito unito lo “zar” russo Vladimir Putin, altro principale armatore del Cairo «disponibile alla più stretta cooperazione contro tutte le forme di terrorismo».
Tra l'ultimo Faraone e il leader del Cremlino fu colpo di fulmine dal golpe del 2013. Putin lo approvò senza esitazione, appoggiando la candidatura di al Sisi alla presidenza, dopo averlo ricevuto, nel febbraio 2014, a Mosca.
AFFARI PER 3 MILIARDI DI DOLLARI. Dopo un via vai di incontri, nel gennaio scorso il capo di Stato russo è stato accolto in Egitto con un tappeto rosso. E dopo il Lago dei Cigni e l'Aida all'Opera del Cairo ha consegnato al presidente-generale un kalashnikov, dono che Putin riserva ai suoi alleati più stretti.
Il Cremlino è tornato vicino all'Egitto come ai tempi di Nasser, negli Anni 70. In totale Mosca ha in ballo armamenti per 3 miliardi di dollari con l'Egitto, oltre alla costruzione della prima centrale nucleare nel Paese.
Si tratta su una partita di caccia Sukhoi Su-35, in sostituzione ai vecchi Mig 21 e J-7 cinesi, elicotteri d’attacco Mi-35, ma anche sistemi anti aerei, missili antinave, armi leggere e munizioni.
WASHINGTON SI MUOVE. Mosca punta - come Parigi - a scalzare i rifornimenti americani di F16 e altri mezzi militari, congelati all'Egitto dopo l'arresto del presidente islamista Mohammed Morsi. Ma al Sisi cederà alle lusinghe? A settembre gli Usa hanno sbloccato la consegna al Cairo di 10 elicotteri Apache per «combattere contro l'Isis».
Con la nuova Guerra fredda, altri dischi verdi della Casa Bianca potrebbero arrivare, specie se, come l'Europa, in Libia gli Stati Uniti intendono condurre una guerra di retrovia.
La musica, anche verso gli americani, potrebbe cambiare.

Correlati

Potresti esserti perso