Varoufakis 150218193459
DEBITO 18 Febbraio Feb 2015 1839 18 febbraio 2015

Grecia-Ue, è l'ora della resa dei conti: scetticismo e attriti

Atene tratta per l'estensione del «prestito». Ma l'Europa vuole riforme chiare. Scintille tra Varoufakis e Bruxelles. Tsipras chiede la proroga del prestito.

  • ...

da Bruxelles

Il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e il commissario Jyrki Katainen.

Il tempo è scaduto.
Nella mattina di giovedì 19 febbraio, la richiesta della Grecia di estendere il prestito per altri sei mesi dovrebbe essere recapitata al presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.
Tocca a lui decidere se convocare un'altra riunione straordinaria con i 19 ministri dell'Economia dell'Eurozona oppure provare a trovare un accordo anche a distanza, via conference call.
Il tutto prima di sabato 28 febbraio, quando il programma di aiuti alla Grecia scade.
REGNA LO SCETTICISMO. Ma è proprio sulla parola «accordo» che a Bruxelles regna lo scetticismo.
Sinora infatti l'Eurogruppo ha detto chiaramente ad Atene: «L'unica soluzione è estendere il programma attuale».
La Grecia «non firmerà nemmeno con una pistola puntata alla tempia», è stata l'immediata risposta del portavoce del governo ellenico, Gavriil Sakellaridis.

Estensione del «programma» o del «prestito»?

Matteo Renzi e Alexis Tsipras.

La partita inizierà quindi solo se si riuscirà a trovare un «compromesso linguistico» tra «estensione del programma» ed «estensione del prestito», fanno sapere a Bruxelles.
Ma per giocarla davvero «questa partita», spiegano, «servirà un'intesa sul piano e sulle cifre».
Ed è su questo che dovranno lavorare i direttori tecnici dei ministri del Tesoro dell'Eurozona, che il 19 febbraio passeranno in rassegna la proposta di Atene.
«NUOVE IDEE, STESSO IMPATTO». Finora quello che il governo greco ha messo sul tavolo dell'Eurogruppo non è infatti bastato a convincere i ministri ad approvare un'estensione del prestito o un programma ponte, alternativo al Memorandum.
Se infatti Varoufakis aveva spiegato che del vecchio piano di salvataggio il governo «condivideva il 70%, ma il restante 30% era inaccettabile», l'apertura fatta da Bruxelles era stata: ok, proponeteci una alternativa «che abbia però lo stesso impatto sul bilancio».
LA PROPOSTA GRECA NON BASTA. Ma le riforme presentate da Atene «non erano chiare o l'impatto che, secondo i loro calcoli, dovrebbero produrre sul bilancio non è credibile», fanno sapere.
Ed è su questo punto che il tavolo è saltato.
A niente è servito il tentativo di mediazione giocato dalla Commissione europea. L'incontro tra Varoufakis e il commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici poche ore prima dell'Eurogruppo si è trasformato in un boomerang per entrambe le parti.
DOCUMENTO TROPPO SQUILIBRATO. Il ministro greco ha infatti usato la bozza di proposta (nella quale si parlava di loan agreement), che il commissario intendeva usare solo per iniziare il negoziato, come grimaldello per mostrare una spaccatura all'interno delle istituzioni europee.
L'Eurogruppo non l'ha invece accettato nemmeno come base di partenza perché ha considerato il 'documento Moscovici' troppo squilibrato verso la parte greca.
VERSO UNA TRATTIVA A DISTANZA. Spetta così ad Atene mettere ora sul tavolo di Dijsselbloem una proposta accettabile.
Ma nell'attesa di ricevere la lettera ellenica, a Bruxelles quello che manca è soprattutto la «fiducia», dice una fonte, che dubita ci sarà la convocazione di un Eurogruppo straordinario entro il fine settimana: «Si potrebbe iniziare anche una trattativa a distanza».

Poca voglia di prendere un altro aereo per Bruxelles

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble (a sinistra) e il suo omologo greco Yanis Varoufakis.

Una soluzione molto probabile vista la poca disponibilità mostrata dai 18 ministri davanti all'opportunità di dovere prendere un altro aereo in settimana per venire a Bruxelles e discutere ancora di Grecia, dopo il nulla di fatto dell'Eurogruppo del 16 febbraio.
Non prendo un altro aereo per venire qui ad ascoltare Varoufakis che ci spiega come funziona il mondo, avrebbe detto alla fine della riunione un ministro.
VAROUFAKIS AGGRESSIVO. Che a quanto pare non è stato l'unico a mostrare segni di insofferenza. «Quando parlava Varoufakis c'era chi rideva e chi parlava al telefono», racconta una fonte, «molti ministri erano infastiditi dall'atteggiamento del ministro greco e del suo governo».
A Bruxelles l'hanno definito «confrontational»: conflittuale, molto aggressivo, «non certo un buon modo per iniziare un negoziato».
Se la discussione doveva essere politica e non tecnica, come hanno sostenuto i greci, «non è certo così che si gettano le basi per un'intesa proficua».
LO STRAPPO NON VA GIÙ. A molti ministri non è piaciuto il kaputt sul programma di salvataggio da parte del governo Tsipras, soprattutto perché i soldi che la Grecia ha ricevuto sinora le sono stati dati proprio da quei Paesi seduti intorno al tavolo dell'Eurogruppo.
Il ministro spagnolo Luis De Guindos avrebbe ricordato a Varoufakis che i 27 miliardi di euro di aiuti dati dalla Spagna non erano 'dovuti', visto che l'esposizione delle banche iberiche al debito greco era minima, ma soprattutto, avrebbe sottolineato, con quei 27 miliardi avremmo potuto pagare i sussidi di disoccupazione per un intero anno.
PAESI BALTICI INSOFFERENTI. A essere poco ben disposti nei confronti della Grecia non sono solo i Paesi che hanno dovuto accettare il programma Troika, come Spagna, Portogallo e Irlanda, ma anche i Paesi Baltici, quelli che i sacrifici li hanno fatti senza mai lamentarsi.
Il ministro dell'Economia lituano avrebbe ricordato al suo omologo greco che mentre il governo ellenico promette di alzare il salario minimo a 750 euro, quello lituano ha deciso di portarlo da 290 a 300 euro. Perché per quanto avrebbe voluto dare più soldi ai propri cittadini, il governo non può permetterselo.
Dichiarazioni che fanno capire il clima ostile nel quale la trattativa si sta muovendo.
«È IL MOMENTO DI PASSARE AI FATTI». E nonostante le sollecitazioni per una risoluzione - l'ultima è arrivata dal segretario al Tesoro americano, Jack Lew che al collega greco Varoufakis ha detto: «È il momento di passare ai fatti» - è difficile scommettere sull'esito finale.
C'è addirittura chi ipotizza che si possa arrivare al cosiddetto «stop the clock», blocco dell'orologio, un metodo usato spesso durante i negoziati agricoli dell'Ue, quando le trattative, una volta iniziate, andavano avanti anche oltre la scadenza dei tempi previsti.
La speranza è che il 19 febbraio il negoziato abbia almeno inizio.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso