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DIPLOMAZIA 18 Febbraio Feb 2015 0855 18 febbraio 2015

Libia, minaccia Isis: Gentiloni riferisce alla Camera

Il ministro degli Esteri: «Serve soluzione politica». Si riunisce il Consiglio di sicurezza dell'Onu. Isis verso la Tunisia.

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Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha deciso di riferire alla Camera sulle misure da adottare per la minaccia in Libia, sostenendo che l'unica soluzione per risolvere questa situazione è quella politica, cercando di buttare un po' di acqua sul fuoco, dopo aver detto che «l'Italia è pronta a combattere» e scatenando le minacce dell'Isis, che l'aveva definito un ministro crociato.
«RADDOPPIARE GLI SFORZI». Appellandosi all'Onu, Gentiloni ha detto: «Ci attendiamo la presa di coscienza al Palazzo di vetro della necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico».
«Dopo le due sessioni a Ginevra a gennaio», ha aggiunto, «l'incontro (tra le fazioni libiche, ndr) a Ghadames dell'11 febbraio, ha visto per la prima volta anche la partecipazione del Congresso di Tripoli: è stato un passo verso la direzione giusta. E ci siamo arrivati con grande impegno, in primo luogo del nostro Paese che ha messo a disposizione delle Nazioni Unite non solo il proprio patrimonio di contatti politici ed economici, ma anche un'importante assistenza logistica per lo svolgimento delle varie sessioni di dialogo».
«NO ALLE CROCIATE». «Non vogliamo avventure e tantomeno crociate. Chiediamo alla comunità diplomatica», ha proseguito, «di aumentare gli sforzi. Il deterioramento della situazione sul territorio impone un cambio di passo da parte della comunità internazionale prima che sia troppo tardi».
«PIÙ RISORSE ALL'UNSMIL». Il titolare della Farnesina ha comunque puntato a un aumento delle risorse: «Lavoriamo con i nostri partner al Consiglio di sicurezza perché la missione Unsmil (missione Onu in Libia, ndr) venga dotata di un mandato, mezzi e risorse in grado di accelerare il dialogo politico per la stabilità e la formazione di un governo di unità nazionale».
«Le origini della crisi attuale», ha concluso Gentiloni, «vanno cercate negli errori compiuti anche dalla comunità internazione nella fase successiva alla caduta del vecchio regime».
«SBARCHI AUMENTATI DEL 59%». Parlando di immigrazione, Gentiloni ha detto anche che la crisi libica ha portato «all'aggravarsi del dramma di migliaia di persone che fuggono su barconi verso le nostre coste: il numero degli sbarchi da inizio anno ad oggi è aumentato del 59% rispetto allo stesso periodo del 2014. Sono arrivate 5.302 persone contro le 3.338 di un anno fa. Il ministro ha sottolineato che «l'Europa è una superpotenza economica e come tale può andare oltre i 50 milioni di euro all'anno, spesi oggi per fronteggiare una simile emergenza».

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