Mozione Palestina 150218134854
POLITICA 18 Febbraio Feb 2015 1349 18 febbraio 2015

Medio Oriente, il Pd voterà una sua mozione sulla Palestina

Slitta il voto inizialmente previsto il 19 febbraio. Protesta Israele: «Prematuro, allontana la pace».

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Il deputato di Sel, Erasmo Palazzotto, durante la presentazione della mozione.

Il Partito democratico sosterrà il riconoscimento dello Stato della Palestina in una mozione dem inizialmente prevista per il 19 febbraio, ma destinata a essere ricalendarizzata in seguito alla fiducia posta sul Milleproroghe. Tra i gruppi, infatti, non c'è stata unanimità alla deroga alle 24 ore sul voto di fiducia richiesta da alcuni gruppi parlamentari.
«I NEGOZIATI RIPARTANO». «Non dobbiamo aspettare che ripartano i negoziati per riconoscere lo Stato della Palestina, ma dobbiamo riconoscerlo subito affinché ripartano in negoziati», ha affermato Pia Locatelli, deputata Psi e prima firmataria della mozione che ha raccolto oltre 60 firme, nel corso di una conferenza stampa di Sinistra, ecologia e libertà.
IRA DI ISRAELE. Intanto, però, è già scoppiata la polemica. L'ambasciata israeliana a Roma ha affermato che «qualsiasi riconoscimento prematuro non farebbe altro che incoraggiare i palestinesi a non ritornare ai negoziati con Israele e allontanerebbe ulteriormente le possibilità di una pace».

Gli altri Pesi europei: atto formale solo in Svezia

Il parlamento di Strasburgo.

Per l'Europa l'unica soluzione in Medio Oriente è, da almeno 20 anni, quella dei «due Stati». E mentre Israele frena, dalla Ue si moltiplicano i segnali politici a favore del riconoscimento formale dello Stato di Palestina, considerato come primo passo ormai indispensabile per costruire una relazione da pari a pari tra israeliani e palestinesi.
RICONOSCIMENTO SOLO IN SVEZIA. Il voto del parlamento italiano arriverà dopo quelli di segno analogo in Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Francia, Irlanda, Lussemburgo e Portogallo, nonché dello stesso parlamento europeo. Ma finora solo la Svezia, tra i Paesi occidentali, è passata al concreto riconoscimento del governo di Ramallah. Un atto annunciato il 3 ottobre dal premier Stefan Lovfen e formalizzato il 30 ottobre, suscitando il plauso del mondo arabo e le furiose reazioni israeliane. Un passo storico, quello svedese, che ha spezzato l'isolamento diplomatico della Anp, presente alle Nazioni Unite dal 1974 come rappresentante dello Stato di Palestina, ma solo con lo status di 'osservatore permanente'.
RISOLUZIONE A STRASBURGO. Sul piano politico il riconoscimento è molto più ampio in Europa, dove il 17 dicembre scorso la plenaria del parlamento Ue a Strasburgo ha approvato a grandissima maggioranza (498 sì, 88 no e 111 astenuti) una risoluzione 'bipartisan' appoggiata da popolari, socialisti, liberali, verdi e sinistra unitaria e dal valore assolutamente simbolico, visto che la Ue non riconosce Stati. Il testo sostiene «in linea di principio» il riconoscimento dello stato della Palestina sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme capitale. Nei singoli Paesi europei, larghissima (274 a favore, solo 12 contrari) la maggioranza pro-Palestina nel voto del 13 ottobre alla Camera dei Comuni di Londra. Dove però il premier David Cameron e tutti i membri di governo, a fronte delle proteste israeliane, hanno scelto l'astensione.
GRANDE ASSENTE LA GERMANIA. Il 18 novembre è stata la volta del parlamento spagnolo. Quello del Portogallo il 12 dicembre ha approvato una mozione 'bipartisan' presentata dalla maggioranza di centrodestra con l'appoggio del Partito socialista, principale schieramento dell'opposizione. Il giorno prima, il doppio sì in Irlanda e Francia. Col Senato francese che, con una risicatissima maggioranza (153 sì, 146 no), dava il via libera alla mozione per il riconoscimento che il 2 dicembre era invece già passata in fanfara all'Assemblea nazionale (339 sì, 151 no, 16 astenuti). Dal quadro dei grandi Paesi europei in sostanza manca solo la Germania, particolarmente sensibile al tema. Con la Cancelliera Angela Merkel che il 21 novembre ha tagliato corto: «Un riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese non ci porta avanti sulla strada della soluzione dei due Stati».

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