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PERSONAGGIO 19 Febbraio Feb 2015 1633 19 febbraio 2015

Mannheimer, vita di un sondaggista braccato dal Fisco

Ex sessantottino, poi re delle intenzioni di voto. Adesso patteggia dopo le accuse di evasione. Ed è pure nella lista Falciani. Gioventù, balletti e guai del volto noto.

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Renato Mannheimer.

Chissà se ha fatto un sondaggio per decidere come comportarsi nei confronti delle accuse che lo avevano portato in tribunale a Milano.
Fatto sta che alla fine Renato Mannheimer, accusato di associazione a delinquere per una presunta frode fiscale da circa 10 milioni di euro, ha ritenuto più opportuno patteggiare 1 anno e 11 mesi con la sospensione condizionale della pena e risarcire integralmente il danno tributario, versando all'Agenzia delle Entrate circa 6,3 milioni di euro.
OPERAZIONI INESISTENTI. Il presidente dell'Ispo, secondo l’accusa, si sarebbe servito «al fine di evadere le imposte sui redditi e sull'Iva, nelle dichiarazioni fiscali societarie per gli anni dal 2004 al 2010» di fatture «per operazioni inesistenti».
«RESITUIRÒ TUTTO QUANTO». Ma fin da subito, ai magistrati che lo interrogavano, aveva spiegato di «provare vivo dispiacere e sincero pentimento», promettendo: «Restituirò al fisco tutto quanto dovuto». Detto, fatto.
Nell’inchiesta milanese è spuntato un conto aperto alla Pkb di Antigua, intestato a suo nome.
Mannheimer, attraverso una società cartiera alle quali si rivolgevano le società Ispo srl e Manners Ardi srl, che fanno capo a lui, avrebbe emesso fatture false per una serie di prestazioni mai effettuate per circa 30 milioni di euro.
STRANO GIRO DI SOCIETÀ. Il denaro intascato da tre società tunisine - dove operava Hedi Kamoun, già citato da Guido Haschke nell'inchiesta Finmeccanica - che avrebbero fatturato le prestazioni rese dall'Ispo, sarebbe stato girato a due società, la Dallas-Gialu in Lussemburgo e un'altra in Svizzera già usata in passato da Mannheimer per vendere alcuni immobili.
FINITO NELLA LISTA FALCIANI. E in Svizzera il nome di Mannheimer è comparso anche tra quelli della lista Falciani. Ma a l’Espresso il sondaggista ha detto di non avere memoria del conto.

Scoppiato il caso, il Corriere lo sostituì con Pagnoncelli

Bruno Vespa e Renato Mannheimer.

Nonostante l’ammissione di colpa, l’inchiesta per evasione fiscale non è stata senza conseguenze: a chiusura delle indagini, il sondaggista aveva dato a febbraio 2014 le dimissioni da presidente dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale.
E si è visto chiudere le porte di via Solferino: il Corriere della Sera, dove collaborava da tempo, alle prime notizie di giudiziaria gli ha preferito Nando Pagnoncelli.
«SCRIVO DI SONDAGGI, NON DI FISCO». «Il Corriere ha ritenuto opportuno sostituirmi. Mi rendo conto della loro motivazione, tuttavia nessuno ha messo in dubbio i miei sondaggi: e io scrivevo di sondaggi, non di fisco», commentò amareggiato.
A offrirgli ospitalità era arrivato il direttore - ormai ex - de Il Foglio, Giuliano Ferrara, mentre è continuata senza problemi la collaborazione con Porta a Porta, nonostante un’interrogazione della deputata del Partito democratico, Lorenza Bonaccorsi.
GIOVENTÙ NEL GRUPPO MAOISTA. Milanese, classe 1947, Mannheimer è stato docente di Analisi dell'opinione pubblica, Tecniche di analisi dell'opinione pubblica, Tecniche di rilevazione all'Università degli studi Milano Bicocca.
Ma prima che numeri e statistiche, fu la politica a fulminarlo: in gioventù ha fatto parte di gruppi della sinistra extra parlamentare, tra cui il gruppo maoista Servire il popolo, dove aveva l’incarico di smerciare i libri che i compagni ricchi avevano sfilato dalle biblioteche paterne per l’autofinanziamento.
«ERO UN RIVOLUZIONARIO». «Da giovane era un contestatore, un rivoluzionario, un maoista che militava nel gruppo meno modernista che esistesse tra i sessantottini, Servire il Popolo, una specie di piccola chiesa, guidata da quell’Aldo Brandirali che si era messo perfino in testa di celebrare i “matrimoni del popolo”», ha raccontato.
HA AVUTO DUE MATRIMONI. È qui che conobbe l’ex moglie, Barbara Pollastrini, ex deputata e ministro con Romano Prodi, ancora prima responsabile del Pci a Milano fino all’avviso di garanzia nel ciclone di Mani Pulite. In seconde nozze ha sposato Maria Cacioppo, sociologa all’università di Bologna.

Fece pure il ballerino negli studi televisivi

Renato Mannheimer con Carlo Sangalli e Giorgio Squinzi.

Le rilevazioni statistiche gli sono sempre piaciute.
«Avevo fatto piccolissimi sondaggi anche al liceo. Un po’ cretini: dove andare in gita scolastica, come utilizzare la macchina della Coca-Cola durante l’intervallo», ha raccontato.
Da ex sessantottino si è fatto personaggio, completo grigio e grande parlantina. E con la sua Ispo ha indagato praticamente qualsiasi argomento: dalla fiducia nei partiti, i trend di voto, fino alla disfunzione erettile e il rapporto dentista-paziente.
OSPITE FISSO DA VESPA. Finendo spesso sui giornali e ancor più spesso nel salotto televisivo di Bruno Vespa, con cui collabora e dove da anni è ospite pressoché fisso.
Ma senza disdegnare incursioni televisive ben più movimentate, come quelle compiute nello studio di G’Day di Geppy Cucciari, su La7, dove si è esibito nel twist al ritmo di Guarda come dondolo e persino il Gagnam Style. «Sono orgogliosissimo della mia performance», commentò entusiasta.


QUEL LIBRO SUI FURBETTI... Libri ne ha scritti parecchi. I primi sono più vicini alla sua attività politica, come Gli operai comunisti del 1979, o L'identità comunista: i militanti, la struttura, la cultura del Pci del 1983.
Poi si è dedicato a quegli argomenti che hanno caratterizzato la sua attività professionale, come per Il mercato elettorale. Identikit dell'elettore italiano del 1987 o I sondaggi del 1999.
Tra i suoi lavori c’è anche L'Italia dei furbi. Politica, istituzioni, tasse e lavoro: un Paese di individualisti in cerca di protezione, libro scritto nel 2009 a quattro mani con Paolo Natale.
«CHI EVADE NON È VISTO MALE». «Siamo un popolo che accetta un po’ tutto», sottolineava il sondaggista, «mentre altrove evadere le tasse è considerato un fatto grave, da noi chi lo fa non viene visto generalmente troppo male».
Forse parlava di se stesso.

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