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BRUXELLES 19 Febbraio Feb 2015 1930 19 febbraio 2015

Ue, scacco matto della Grecia: accordo a un passo

Intesa vicina. Proposta una proroga dei termini legali, senza richieste esplicite di soldi e programmi. Il Memorandum può cambiare. E ci sarà un monitoraggio.

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Accoglienza 'calorosa' per Alexis Tsipras a Bruxelles: il neopremier greco è arrivato nella sede della Commissione Ue dove lo attendeva il presidente Jean Claude Juncker che, a favore di telecamere, lo ha prima abbracciato e baciato, e poi lo ha preso per mano sorridendo, con un gesto plateale, accompagnandolo verso i piani superiori.

da Bruxelles

Un «capolavoro diplomatico», così definiscono a Bruxelles la lettera che il ministro ellenico delle Finanze Yanis Varoufakis ha mandato al presidente dell'Eurogruppo, e dietro la quale, secondo molti, più che la mente greca si nasconde quella lussemburghese di Jean-Claude Juncker.
Il presidente della Commissione europea ha infatti preso Alexis Tsipras per mano, non solo fisicamente il giorno della sua prima visita a Bruxelles come primo ministro (4 febbraio 2015), ma metaforicamente.
MEDIATORE E CONSIGLIERE. Da allora i due leader sono stati in continuo contatto: tra il 18 e il 19 febbraio si sono sentiti al telefono più volte, conferma la Commissione.
Il capo dell'esecutivo europeo ha esercitato un ruolo di mediatore tra le istituzioni greche e comunitarie, ma soprattutto di consigliere nei confronti del giovane premier di Atene.
E i risultati si vedono. Anzi si leggono.
ABILITÀ PURE LINGUISTICHE. Il 19 febbraio i greci hanno trovato il modo per aggirare le difficoltà diplomatiche e linguistiche avute negli ultimi due Eurogruppi, inviando una proposta che non contiene né la richiesta esplicita di «un'estensione dell'attuale programma», voluta dai minisitri dell'Eurozona, né del solo finanziamento, come aspirava il governo ellenico all'inizio.

Il tanto odiato Memorandum si può cambiare

Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble e Angela Merkel.

Nella lettera inviata alla Commissione e all'Eurogruppo, la Grecia ha chiesto infatti l'estensione del «Master Financial Assistance Facility Agreement» (la cui sigla Mfafa è già diventata trending su Twitter), che in realtà è «il termine legale per descrivere l'attuale programma di aiuti», ha spiegato il portavoce del presidente Juncker.
Accordo che, si legge a pagina 17, entra in vigore nel momento in cui entrambe le parti (Atene e le istituzioni della Troika: Fmi, Bce e Commissione europea) firmano il Mou, ovvero il tanto odiato Memorandum of understanding (che comprende le riforme necessarie per ottenere il prestito).
Che però non è compreso nel documento «e può quindi essere cambiato, come è già successo tre volte», ricordano a Bruxelles.
VIA QUEL 30% INACCETTABILE. Insomma, c'è chi osserva che con la loro proposta i greci «accettano il quadro legale del programma, che però non presuppone di dover rispettare uno specifico Mou, quello si può cambiare».
In questo modo Varoufakis può dunque proporre un altro Memorandum sostituendo quel famoso 30% di riforme definite di macelleria sociale e quindi «inaccettabili».
AI GRECI NON RICORDA LA TROIKA. Facendo riferimento all'Mfafa, però, almeno apparentemente il governo greco ha superato l'ostacolo eurocratico, perché ha chiesto di estendere per sei mesi il programma, accontentando quindi l'Eurogruppo, ma chiamandolo con quel nome ufficiale, che ai greci non richiama in nessun modo la Troika.
«La richiesta fatta da Varoufakis con riferimento al masterplan Mfafa ricorda quella fatta da Antonis Samaras a dicembre», osservano a Bruxelles.
«Sarà un suggerimento della vecchia volpe Juncker?», si chiede qualcuno.
MA I TEDESCHI NON LA BEVONO. L'escamotage greco non ha però convinto i tedeschi.
«La lettera di Atene non presenta alcuna proposta di soluzione sostanziale», ha commentato a caldo Martin Jaeger, il portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, secondo il quale la proposta mira a un finanziamento ponte, senza adempiere alle richieste del programma.
«Lo scritto non corrisponde ai criteri stabiliti nell'Eurogruppo di lunedì 16 febbraio». Insomma un cavallo di Troia camuffato da programma.
Una bocciatura netta, che nel primo pomeriggio del 19 febbraio non ha fatto ben sperare sull'esito positivo dell'incontro straordinario del 20 febbraio.
SOLO CRITICHE ESPLORATIVE. Ma a Bruxelles c'è chi osserva che a fare quel commento non è stato direttamente il ministro tedesco, ma il suo portavoce, così come qualche giorno fa a dire che la Grecia non avrebbe firmato l'estensione del programma «nemmeno con una pistola puntata alla tempia» era stato il portavoce di Tsipras.
Quasi a dire che sono solo «critiche esplorative» per capire che clima c'è alla vigilia dell'Eurogruppo.
LA DIREZIONE È QUELLA GIUSTA. A ciò si aggiunge che in serata il governo tedesco sembrava già diviso sul suo giudizio: il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha infatti replicato alla netta chiusura di Schaeuble: «La proposta scritta del governo greco per le trattative sul prosieguo del programma di riforme è un primo passo nella direzione giusta. Questo nuovo atteggiamento del governo greco andrebbe utilizzato come punto di partenza per le trattative, e non pubblicamente respinto a priori».

Padoan decide di volare a Bruxelles per sostenere la Grecia

Pier Carlo Padoan.

Gli eurocrati di Bruxelles fanno notare come alla fine «se la proposta greca fosse stata così irricevibile non si sarebbe convocato un altro Eurogruppo straordinario a vuoto».
Dijessembloen aveva detto che avrebbe organizzato un'altra riunione «solo se la Grecia avesse fatto abbastanza concessioni», commentano nella capitale europea.
OK GRECO AL MONITORAGGIO. E una di queste fatta dal governo greco, osservano, è il fatto che Atene accetta ci sia ancora la Troika, anche se non si chiamerà più così, a fare il monitoraggio.
Nella lettera firmata da Varoufakis si dà infatti l'ok alla «vigilanza fatta dall'Unione europea, dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale per tutta la durata dell'accordo prorogato».
Un piccolo passo avanti che una parte dei ministri dell'Eurozona sembra voler riconoscere.
PADOAN: «DIAMOGLI FIDUCIA». Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha spiegato che «dobbiamo fare un esercizio di costruzione di fiducia. Il governo greco ha messo sul tavolo un'esigenza che va presa sul serio: portare la Grecia fuori da un lungo periodo di crisi».
Dopo aver comunicato la sua assenza all'Eurogruppo perché impegnato con il Consiglio dei ministri, in serata Padoan ha deciso di volare a Bruxelles e sostenere la Grecia, tenendo così fede alla promessa fatta dal governo Renzi e riassunta nello slogan: cambiare verso all'Europa.
GURRIA: «LA TROIKA CAMBIERÀ». Secondo il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurrìa, dopo il negoziato fra la Grecia e i suoi creditori «la Troika potrebbe avere una denominazione diversa, un tempo diverso e una struttura diversa», inclusa la condizionalità.
Questa volta, la macchina diplomatica sembra quindi essere stata oleata a dovere. Nel pomeriggio del 19 febbraio gli alti funzionari dei 19 ministeri del Tesoro dell'Eurozona, che formano il cosidetto Eurogroup working group (Ewg), hanno lavorato per creare le condizioni per un negoziato proficuo.
TELEFONATA TSIPRAS-MERKEL. Alexis Tsipras e la cancelliera tedesca Angela Merkel si sarebbero persino sentiti per telefono.
Insomma, quello che serve ora, è solo il tempo per pemettere ai ministri dell'Eurozona e alla Commissione europea di avviare le trattative.
E convincere i tedeschi, «che come al solito dicono no prima di aprire un negoziato, ma poi si siedono sempre al tavolo delle trattative», bisbigliano a Bruxelles.

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