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MAMBO 19 Febbraio Feb 2015 1409 19 febbraio 2015

Uno Stato palestinese farebbe bene a Israele

Il Pd dice sì al riconoscimento. Unica via per non dare linfa agli estremisti.

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Una bandiera della Palestina a Gaza.

Fra qualche giorno il parlamento ha in programma il voto alla mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese.
C’è un largo schieramento di forze che voterà a favore, ma la Lega si dichiara contraria così come Forza Italia.
Nel Pd c’è, come si dice, un dibattito. Questo dibattito non riguarda il merito. Il partito viene da formazioni politiche che hanno sempre fatto propria la formula dei “due popoli, due stati”, quindi non c’è, né vi può essere, alcuna contrarietà di principio sul riconoscimento dello Stato palestinese.
LE CRITICHE DI GERUSALEMME. Gli argomenti di coloro che chiedono tempo, ovvero considerano prematura la mozione, riguardano il fatto che l’accettazione dello Stato palestinese dovrebbe essere condizionata all’accettazione dalla altra parte dello Stato di Israele, quindi dovrebbe contenere una critica radicale delle posizione palestinesi estremiste a cominciare da quelle di Hamas.
Il documento che il parlamento sarà chiamato a votare prende spunto da un appello firmato da moltissime personalità israeliane fra cui i suoi scrittori più noti e più amati in Italia. I leader delle comunità ebraiche italiane considerano inopportuno il sì del parlamento.
Ed altrettanto severo è il giudizio del governo di Gerusalemme espresso direttamente o attraverso l’ambasciatore in Italia.
Il tema è cruciale ma difficilmente potrà essere svolto senza ferire una parte. È del tutto evidente che non c’è alcuna ragione per negare il riconoscimento di uno Stato palestinese sancito dall’Onu fin dal 1948 e che solo la reazioni del mondo arabo di fronte alla nascita di Israele impedirono di formarsi. I palestinesi hanno diritto a un Paese. Altra cosa è discutere sui suoi confini e persino del suo assetto politico, anche se questo ultimo aspetto riguarda solo ed esclusivamente i palestinesi che tuttavia, vivendo nella comunità internazionale, non possono fare a meno di constatare che essa non avrebbe simpatia per uno Stato che si prefigge di distruggerne un altro.
ANCORA TANTE DIVISISIONI. La scommessa dei firmatari israeliani dell’appello per lo Stato palestinese e di coloro che voteranno in parlamento a favore di questo testo, contano sul fatto che un riconoscimento così ampio, già dato da molti altri Paesi, può aiutare a sbloccare la situazione nell’area mettendo tutte e due le parti in una condizione di parità giuridica.
Alcuni esponenti delle comunità ebraiche di primo piano, o semplicemente facenti parte di esse, pensano che Hamas sia un tale pericolo, e le sue dichiarazioni pro-Isis siano talmente gravi, che riconoscere la Palestina significa mettersi nella mani di gruppi terroristici.
In tempi di accentuato antisemitismo europeo, poi, il riconoscimento della Palestina offuscherebbe la minaccia che incombe sugli ebrei europei. È vero che l’Europa dovrebbe fare di più per proteggereli e meritano una citazione di plauso quelli che hanno rifiutato gli inviti a rifugiarsi in Israele, fatti dal premier di Gerusalemme, preferendo restare nei propri Paesi.
METTERE AL CENTRO I PALESTINESI. Tuttavia un rifiuto del riconoscimento da parte degli Stati occidentali rappresenta una chiusura verso i diritti e le sofferenze di quel popolo non più accettabili.
A chi vogliamo parlare? Ai capi di Hamas o alla gente che vive nei campi e in territori occupati o invasi dalle colonie?
Se vogliamo parlare ai palestinesi per cercare, molto lentamente, di convincerli che c’è una soluzione politica bisogna partire dal riconoscimento.
Senza questo riconoscimento non si fideranno di noi ma solo dei loro capi più avventuristi.
Gli amici di Israele, gli amici veri non i militanti favorevoli a una fazione della politica israeliana, dovrebbero capire che il “sì” del Pd non è un “no” a Israele, ma un gesto lungimirante che riguarda le due parti.

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