Varoufakis Grecia 150212200600
BRUXELLES 20 Febbraio Feb 2015 2145 20 febbraio 2015

Grecia, l'accordo Ue è una vittoria di Pirro

Intesa per una proroga degli aiuti di 4 mesi. Ma gli obblighi restano invariati. Incluso l'avanzo primario. Vincolo che Atene aveva definito inaccettabile.

  • ...

da Bruxelles

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e l'omologo greco Yanis Varoufakis.

Più che un Eurogruppo sembrava dovesse essere un fantagruppo. Il terzo in 10 giorni, che ancora una volta si sarebbe concluso con un nulla di fatto. E invece alla fine l'accordo è stato fatto.
Il programma di salvataggio delle Grecia, in scadenza il 28 febbraio, è stato esteso per altri quattro mesi, «senza nessun'altra nuova misura di austerità», esultano i greci. «Ma mantenendo quelle già decise», sottolineano i tedeschi.
A ognuno la sua vittoria. Dopo un negoziato a porte chiuse tra le autorità greche, tedesche e le istituzioni della Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea) si è arrivati a siglare un accordo di massima con tutti i ministri dei 19 Paesi dell'Eurozona. C'è chi lo chiama un accordo ponte, un interim deal, Sono tante le definizioni che girano nei corridoi di Palazzo Justus Lipsius.
ACCORDO CONDIZIONATO ALLE RIFORME. Si tratta di «un accordo politico», taglia corto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan all'uscita dall'Eurogruppo, aggiungendo che non ci sono sconfitti, «siamo tutti vincitori», sono però in pochi a credergli.
In realtà l'accordo c'è e per questo non sarà necessario un altro Eurogruppo. Ma è un accordo condizionato, drogato: «Entro lunedì 23 febbraio le autorità greche devono infatti mandare una lista di riforme», spiega il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Riforme che il governo greco si impegna ad attuare in cambio dell'estensione del programma, nel quale, ci tende a precisare l'olandese «c'è la flessibilità che permette ai greci di scegliere, basta che le misure abbiano lo stesso impatto nel bilancio».
I VINCOLI RESTANO INVARIATI. Un ottimo risultato per la Grecia, rivendicato anche da Varoufakis, ma rispetto all'insieme dell'intero pacchetto concordato, suona più come una sconfitta. In pratica si mantengono invariati i vincoli di riforme, tutto quello che i greci dovevano fare dovrà essere fatto a partire dal completamento con successo della valutazione delle misure (richieste dal Memorandum, ndr) prima del nuovo esborso di aiuti. Gli obblighi di consolidamento restano quindi uguali, compreso l'avanzo primario. Vincolo che la Grecia aveva definito inaccettabile chiedendo più volte di passare dal 4,5% all'1,5%.
LINEA DURA DELLA GERMANIA. Per ora su questo, il punto più dolente, c'è stata solo una piccola apertura: «La Grecia si impegna ad assicurare l'avanzo primario adeguato per garantire la sostenibilità del debito», ma sul surplus 2015 «le istituzioni prenderanno in considerazione le circostanze economiche», è scritto nel testo dell'Eurogruppo.
Un'apertura politica ma non concreta (non ci sono cifre, ndr), che perde di importanza davanti alla rigidità manifestata anche dopo l'Eurogruppo dal ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble, per molti il vero vincitore: «La Grecia non riceverà ulteriori pagamenti sino a quando il programma attuale non sarà portato a termine con successo».

La Troika continuerà a monitorare le misure di Atene

Alexis Tsipras.

Inoltre tutte le misure e le riforme che la Grecia si impegna a realizzare saranno monitorate dalle cosiddette istitutions, ovvero la Troika.
Un'altra clausola che il governo Tsipras aveva già accettato, inserendola nella sua proposta presentata il 20 febbraio, per ottenere un'estensione del programma. Che però l'Eurogruppo ha deciso di ridurre da sei mesi, come aveva richiesto Varoufakis, a soli quattro.
Tempo durante il quale alle banche greche saranno concessi i soldi. I fondi resteranno disponibili e sarano utilizzabili per le ricapitalizzazioni. Una piccola consolazione rispetto alla ristrettezza delle concessioni fatte.
MINISTRI SCETTICI DURANTE LA RIUNIONE. Una decisione, quella dell'Eurogruppo, presa per sciogliere definitivamente le riserve che la maggior parte dei ministri dell'Eurozona avevano manifestato all'inizio della riunione. Dal lettone Reirs «speriamo la Grecia sia in grado di fornirci documenti chiari che ci permettano di decidere», all'irlandese Noonan che ha denunciato «ambiguità nella lettera dei greci».
Tutto riassunto nella frase del vicepresidente Valdis Dombrovskis: «Ci sono divergenze. La retorica delle autorità greche ha minato la fiducia».
Sfiducia e scetticismo sono stati manifestati durante la riunione soprattutto dai ministri portoghesi e spagnoli, che - secondo quanto riportano alcune fonti - sarebbero stati i più determinati a non fare troppe concessioni alla Grecia sino a cercare di bloccare l'accordo.
DETTAGLI TECNICI DA DISCUTERE. Obiettivo mancato. Almeno per ora. Il negoziato infatti non finisce qui: ora bisogna discutere i dettagli tecnici, un lavoro che coinvolgerà gli esperti dell'euro working group e il cui esito è tutt'altro che scontato.
Tutti i lunghi viaggi devono iniziare con un passo. «Il passo di oggi è uno ma è nella direzione giusta», ha commentato Varoufakis, che all'ingresso dell'Eurogruppo aveva auspicato per una «fumata bianca». Ora forse si dovrà accontentare di una grigia.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso