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CRISI POLITICA 20 Febbraio Feb 2015 1440 20 febbraio 2015

Libia, Tobruk rifiuta il governo di unità nazionale

Respinta la proposta dell'Onu e l'ingresso dei Fratelli musulmani nell'esecutivo.

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Se la soluzione per la crisi in Libia doveva essere politica, per ora non si vede. Il governo e il parlamento di Tobruk, quelli riconosciuti a livello internazionale, hanno infatti respinto una proposta avanzata da «ambienti occidentali» e Onu sulla formazione di un governo di unità nazionale libico entro una settimana al fine di combattere l'Isis: lo hanno riferito fonti libiche.
NO ALL'INGRESSO DEI FRATELLI MUSULMANI. La proposta prevedeva di inserire nell'esecutivo i Fratelli musulmani, rivelano le fonti riferendosi alla Confraternita al potere a Tripoli e «l'unico scopo» del governo di unità nazionale doveva essere di combattere lo Stato islamico. Era inoltre previsto di «congelare» il parlamento di Tobruk e far «sparire il generale Khalifa Haftar dalla scena politica». Un deputato, Issa el Erebi, hanno riferito ancora le fonti, ha chiesto di «congelare» il dialogo politico in corso sotto la mediazione dell'Onu e di creare a Tobruk un governo «per affrontare il terrorismo».
LA PROPOSTA DEL GRUPPO MEDITERRANEO. La notizia del gran rifiuto è arrivata mentre i ministri del 'gruppo Mediterraneo' si riunivano a Parigi: «Sosteniamo tutti insieme la nascita di un governo di unità nazionale in Libia. Se ciò non accadrà, prenderemo altre decisioni», ha detto il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, al termine del vertice, alla presenza dei ministri di Italia, Paolo Gentiloni, Cipro, Malta, Grecia, Spagna e Portogallo.
GENTILONI: «SE L'ONU FALLISCE IPOTESI DIVERSE». Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato che «non ci sono al momento alternative» al tentativo dell'Onu di «dar vita a una fase politica» in Libia. Il ministro, da Parigi, ha evocato - nel caso di fallimento di tale tentativo - «ipotesi diverse». «All'inizio della prossima settimana», ha detto ancora Gentiloni, «ci sarà il tentativo di dar vita a una fase politica, sulla quale bisognerà costruire in termini di sostegni economici, logistici e di monitoraggio. Al momento, non ci sono alternative, oggi si scommette sulle possibilità di raggiungere quell'obiettivo». Se l'obiettivo «non si raggiunge», ha continuato, «l'Ue sul piano economico e i singoli Paesi a tutti i livelli che potranno essere utili,contribuiranno a stabilizzare» la situazione.
«SCHERMAGLIE DELLA VIGILIA DEL NEGOZIATO». Per il ministro, la chiusura - secondo fonti libiche - di Tobruk all'ipotesi di un governo di unità nazionale fa parte delle «schermaglie della vigilia di un importante appuntamento negoziale». «La comunità internazionale», ha detto Gentiloni, «non deve farsi troppo impressionare e deve tenere la barra ferma su quello che ha deciso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite».
«CODICE LEGALITÀ DELL'ONU BASE DI OGNI INTERVENTO». Dopo la riunione di Pagini Gentiloni ha affermato che «la cornice di legalità dell'Onu è fondamentale per assicurare qualsiasi forma di intervento, sia contro il terrorismo, sia politico-diplomatico in Libia». Ribadendo che al tentativo del mediatore Onu «non ci sono al momento alternative», il ministro degli Esteri ha precisato che «oggi si scommette sulle possibilità di raggiungere l'obiettivo» della formazione di un governo di unità nazionale nel Paese. A chi gli ha fatto notare che le Nazioni Unite vengono a volte criticate per la loro lentezza nelle decisioni, Gentiloni ha risposto: «l'Onu è per definizione un organismo molto complesso, è l'unico che abbiamo, teniamocelo molto stretto, nonostante la lentezza».
RENZI: «STESSA POSIZIONE DI MERKEL». Il premier Matteo Renzi, al termine del Cdm rispondendo a una domanda sulla Libia, ha dichiarato di averne «discusso anche oggi, con la cancelliera Merkel abbiamo la stessa posizione e spero che continueremo ad averla».
IL MINISTRO EGIZIANO: «L'ITALIA DEVE INTERVENIRE». Ma il ministro della Cooperazione internazionale egiziano, Naglaa Al Ahwany, si è detto convinto che «per il suo bene l'Italia debba assumere una posizione forte e decisa contro l'Isis». L'Egitto «ha risposto al massacro» in Libia dei 21 lavoratori copti «in modo appropriato e in tempi giusti», ha affermato. «Non potevamo rimanere in silenzio e avevamo il dovere di proteggere i nostri cittadini», ha sottolineato al Ahwany: «Come la Giordania», ha detto all'Ansa, siamo intervenuti subito. Non era possibile aspettare una risposta collettiva».
IL GOVERNO LIBICO BOMBARDA DERNA. L'Isis nel frattempo ha rivendicato le autobombe di Al Qubah che il 20 febbraio hanno provocato almeno 47 morti e 80 feriti: lo riferiscono fonti libiche citando «un comunicato» dello Stato islamico. La rivendicazione viene rilanciata anche dalla tivù al Jazeera in sovrimpressione. Fonti libiche hanno poi riferito che l'aviazione «ha bombardato Derna».
NAVI DA GUERRA SULLE COSTE LIBICHE. Il portavoce delle operazioni dell'esercito libico, Mohamed el Hagazi, ha dichiarato all'Ansa che «navi da guerra della Marina egiziana sono al largo delle coste libiche per impedire qualsiasi tentativo di far arrivare armi ai jihadisti in Libia».
CACCIA LIBICI BOMBARDANO SIRTE. In serata aerei militari libici hanno bombardato Sirte, divenuta negli ultimi giorni la terza roccaforte dei jihadisti in Libia. Lo riferisce al Arabiya senza precisare a quale fazione libica appartengano i velivoli. L'Isis, dal canto suo citato dal Site, conferma il raid e afferma che il bombardamento 'non ha provocato danni ne' vittime'.

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