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CENTROSINISTRA 21 Febbraio Feb 2015 1054 21 febbraio 2015

Jobs act, la minoranza Pd non cede

Sinistra dem di nuovo sul piede di guerra. Cuperlo: «Giudizio critico». Fassina duro: «Uno schiaffo al gruppo». Boldrini: «No a un uomo solo al comando».

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Stefano Fassina.

Il giorno dopo l'approvazione dei decreti attuativi del Jobs act, torna il malcontento all'interno del Partito democratico.
Quella che per Matteo Renzi è stata una grande vittoria, in grado di «dare diritti a una generazione», per la minoranza dem è tutt'altro.
Non ha usato mezzi termini Stefano Fassina, secondo cui le scelte fatte dal governo sul Jobs act «sono una grave frattura e una ferita nei confronti del parlamento»: «è stato ignorato il parere unanime delle commissioni su un provvedimento come quello del lavoro. È stato uno schiaffo al gruppo parlamentare del Pd».
BOLDRINI: «ANDAVANO ASCOLTATE LE COMMISSIONI». Un punto su cui i dem scontenti hanno trovato la sponda della presidente della Camera, Laura Boldrini: «Ci sono stati anche anche dei pareri non favorevoli da parte delle commissioni di Camera e Senato e forse sarebbe stato opportuno tenerli nel dovuto conto». Nel pomeriggio, la terza carica dello Stato è tornata all'attacco. «Credo nei ruoli intermedi, associazioni, sindacati. Dunque, l'idea di avere un uomo solo al potere, contro tutti e in barba a tutto a me non piace, non mi piace», ha detto da Ancona.
CUPERLO: «RACCOMANDAZIONI IGNORATE». Sulla linea di Fassina anche Gianni Cuperlo, che ha risposto al ministro Maurizio Lupi, che festeggiava «una giornata storica», così: «Non credo che quella di ieri sia stata giornata storica. Non lo è stata se guardi le cose con gli occhi dei lavoratori che sentono di aver perso qualcosa, della loro storia e dignità».
Per Cuperlo, «i decreti attuativi sul Jobs act vedono da parte nostra un giudizio critico, anche perché il governo non ha ritenuto nemmeno di recepire quelle che erano delle raccomandazioni contenute nei pareri delle commissioni parlamentari», ha detto a margine dell'assemblea nazionale di Sinistra dem. Pareri, ha spiegato, «che, mi fa piacere dirlo, sono stati espressi all'unanimità da tutto il gruppo del Pd, quindi maggioranza e minoranza».
IL NODO: LICENZIAMENTI COLLETTIVI E DISCIPLINARI. Cuperlo ha precisato: «Mi riferisco alle norme sui licenziamenti collettivi, alle norme sulla proporzionalità in relazione ai licenziamenti disciplinari. Noi comunque siamo nel Pd e vogliamo costruire con altri, non da soli, una grande sinistra dentro il Pd». Fassina aveva già espresso la sua opinione contraria in un'intervista a Repubblica, in cui aveva definito il Pd di Renzi «il partito degli interessi forti».
FASSINA: «STRAORDINARIA OPERAZIONE PROPAGANDISTICA». Il deputato della minoranza dem aveva bocciato i decreti attuativi del Jobs act: «È una straordinaria operazione propagandistica. Restano tutte le forme di contratti precari. Con questo decreto il diritto del lavoro italiano torna agli Anni 50. Renzi attua l'agenda della Troika economica con una fedeltà che, sono certo, il professor Monti invidierà».
NELLA PA NESSUNA RIVOLUZIONE. Il deputato della minoranza democratica ha avuto da ridire anche sulla rottamazione dei Co.co.co annunciata dal premier: «C'è già stata, rimangono solo nella Pubblica amministrazione dove, per il blocco delle assunzioni, non ci sarà alcuna trasformazione. Per esempio, resterà tutto come adesso per i professionisti senza partita Iva. Rimangono anche i contratti a tempo determinato senza causalità; restano il lavoro intermittente, il lavoro accessorio e pure l'apprendistato senza requisiti di stabilizzazione. Il carnet di contratti precari non cambia.
Insomma, «è una foglia di fico per coprire l'unico vero obiettivo di questo governo sul lavoro: cancellare la possibilità del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato, cioè cancellare l'articolo 18».
CIVATI: «SULLE LIBERALIZZAZIONI UN MINIBERSANI». Lapidario Pippo Civati: «Da quanto si apprende, il decreto sulle liberalizzazioni è un miniBersani (più che una lenzuolata, un tovagliolo), mentre il Jobs act era il provvedimento che aspettava da anni la destra. Che infatti festeggia. Meno di Bersani (sulle liberalizzazioni), più di Berlusconi (sul lavoro)».
ALFANO: «UN TRIONFO». Mentre la minoranza dem critica il provvedimento, c'è chi gongola. Angelino Alfano, intervenendo dalla Winter school del Nuovo centrodestra al Sestriere ha infatti definito il Jobs Act «un trionfo del nostro stare al governo». «Il Consiglio dei ministri di venerdì sta a significare che è superato l'articolo 18», ha aggiunto. «Chi aveva mai cancellato lo statuto dei lavoratori e l'articolo 18?».
Il ministro dell'Interno ha poi assicurato al premier Renzi l'appoggio del partito - «il governo andrà avanti fino al 2018» - e ha messo sul tavolo le altre carte del patto. Pirma di tutto il Family act, un piano di sostegno alle famiglie, intese, ha sottolineato, «come unioni di un uomo e una donna».

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