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SCENARIO 23 Febbraio Feb 2015 1819 23 febbraio 2015

Landini in politica? I «rottamati» del Pd pronti a sostenerlo

Il leader Fiom stuzzica i peones dell'antirenzismo. Ma nessun volto dem di peso. Anche Sel apre. Mentre Civati temporeggia: «Gli parlerò personalmente».

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Maurizio Landini.

Scende in politica, anzi no. Maurizio Landini non ha ancora deciso cosa farà da grande, in un futuro forse lontano dal sindacato, ma di sicuro la sua mezza idea di sfidare Matteo Renzi sul piano politico ha fatto breccia nei cuori di alcuni parlamentari. Di Sel, ovviamente, ma anche del Pd. Soprattutto del Pd.
Il rischio più grande per il premier è che il leader Fiom possa convogliare su di sé le attenzioni dei nemici interni all’area di centrosinistra. Una soluzione che finora non ha pagato, in termini di consensi. Oltretutto – e questa è la vera sorpresa – secondo un giro di opinioni raccolte nei palazzi romani da Lettera43.it, a seguirlo nella nuova avventura, non sarebbe nemmeno la ampia componente cigiellina schierata nelle file dem, bensì l’ala più ostile del Nazareno. Quella, per intenderci, che si richiama ai rottamati eccellenti come Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani.
Nessun nome di richiamo (per il momento), solo peones dell’antirenzismo militante che aspettano un passo falso del presidente del Consiglio per scagliarsi sul corpo del nemico.
CAMUSSO LO METTE IN GUARDIA. Difficile, infatti, che una politica navigata come Teresa Bellanova, oggi sottosegretario del governo Renzi, si schieri contro il suo dante causa. O che i parlamentari come Guglielmo Epifani, Valeria Fedeli, Marialuisa Gnecchi, Cinzia Fontana inizino a remare contro la propria maggioranza proprio ora che la battaglia interna al partito consente un minimo spazio di movimento anche alle opposizioni.
Un pericolo «che Landini teme dannatamente», suggerisce una fonte della Cgil. E di cui ha parlato esplicitamente nell’incontro di lunedì 23 febbraio con Susanna Camusso, che ha colto la palla al balzo per metterlo in guardia dalla possibilità che a una sua eventuale iniziativa non arrivi il sostegno di Corso d’Italia. Sebbene il numero uno dei metalmeccanici getti acqua sul fuoco: «Nessuna convocazione d’urgenza, era un incontro che abbiamo chiesto noi, già la settimana scorsa per parlare dell'assemblea dei delegati della Fiom, che si terrà a Cervia venerdì e sabato prossimi».
«LANDINI SA QUALCOSA CHE NOI NON SAPPIAMO?». Le parole di Landini suonano però come una difesa preventiva, alle orecchie di deputati e senatori dem. Un giovane turco di estrazione sindacale, naturalmente off the records, in un colloquio con Lettera43.it, si domanda infatti se il numero uno Fiom non abbia «voluto mettere un freno alle parole, per evitare di creare troppe aspettative su un progetto che, per ora, ha solo tante intenzioni e pochi riscontri pratici».
Oltretutto, aggiunge la voce di dentro del Pd, «visto che le prossime elezioni sono nel 2018, e per la segreteria del partito nel 2017, Landini a cosa si candida? Sa qualcosa che noi non sappiamo?».

Civati resta cauto: «Parlerò con lui di persona...»

Pippo Civati e Stefano Fassina.

Anche la posizione del dissidente interno Pippo Civati è stranamente cauta, mentre di Stefano Fassina non si ricordano dichiarazioni.
Sul suo blog, l’ex sfidante di Renzi alle primarie per la segreteria del partito, prende tempo. «Parlerò con Maurizio, non attraverso un'intervista, ma di persona», specificando che «il problema non è contrapporre sinistra sociale a sinistra politica, prendersela con le minoranze del Pd (quali minoranze? Perché ce ne sono parecchie e c’è, sul punto, parecchia confusione) o con le sigle esistenti, ma provare a scrivere un progetto di governo diverso dall'attuale».
Perché «sui punti qualificanti siamo d'accordo: uguaglianza, diritti, povertà, corruzione, riscatto sociale. Sugli strumenti, invece, è compito di tutti provare a condividerli e a individuare i migliori».
«MAURIZIO NON VUOLE FARE UN PARTITO». Il deputato lombardo conclude poi il post con una riflessione che è anche una mano tesa al leder Fiom. «Credo sia il momento che tutti quelli che si interrogano sulla questione, facciano altrettanto. Senza ricamarci su, ma scrivendo un progetto politico intorno al quale misurarsi, che metta in discussione (davvero) le (altre) minoranze del Pd, che hanno molto traccheggiato, nella speranza che il premier cambiasse verso. Ma lui, il verso non lo cambia. Anche se è sbagliato».
Il senatore Corradino Mineo, vicino alle idee di Civati, rincara poi la dose, ricordando a Renzi la storia di Pirro, ma soprattutto che in passato «ha perso alle primarie con Bersani e poi si è rifatto», bollando come «pretestuosa» la polemica sulle intenzioni di Landini. «La sua intenzione semmai è di uscire dalla fabbrica per fare un discorso anche ai precari, ai giovani, parlare ai parlamentari che sostengono le sue idee, ma non certo fare un partito».
FRATOIANNI NON SI TIRA INDIETRO. Qualche scappellotto al premier arriva anche dal coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni, che definisce l’inquilino di Palazzo Chigi «insofferente nei confronti di tutti coloro che hanno qualche dubbio sulle sue iniziative e sui risultati del suo governo. È accaduto con Laura Boldrini, ora la storia si ripete con Landini».
Ma alla domanda se il partito di Vendola è nel progetto del numero uno dei metalmeccanici, il dirigente di Sel non si tira indietro: «Noi siamo parte della sfida di provare a difendere chi vede limitare sempre più gli spazi dei propri diritti e della propria partecipazione democratica, a chi più debole subisce ferocemente i colpi della crisi economica».
Insomma, l’incubo del “tutti contro Renzi” sembra materializzarsi di ora in ora. E in Landini i dubbi crescono.

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