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POLITICA 23 Febbraio Feb 2015 1348 23 febbraio 2015

Primarie Campania, il Pd fa muro contro De Luca

Difficile far saltare le consultazioni interne. La priorità del partito diventa ostacolare l'ex sindaco di Salerno. Che però è in vantaggio nei sondaggi. 

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Vincenzo De Luca.

Le primarie del Pd in Campania dovrebbero tenersi il primo marzo.
Il condizionale è d'obbligo, perché nel gruppo dirigente del partito regionale c’è chi sta ancora lavorando al tentativo di farle saltare in extremis. E quello nazionale, che ha fallito nell’intento di imporre la propria linea, ha deciso di abbandonare la nave che affonda per evitare figuracce.
«Sulle primarie in Campania deciderà il partito campano. Credo ci sono tutte le condizioni per ragionare e trovare soluzioni», ha detto Debora Serracchiani, vicesegretario Pd. Come a dire: il guaio, a questo punto, è solo vostro, noi ce ne laviamo le mani.
FALLISCE LA MEDIAZIONE. Una decisione che arriva dopo il fallimento dell’ennesimo tentativo di mediazione con l'ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca - sospeso dopo la condanna per abuso di ufficio - che ha resistito finora alle sollecitazioni del partito nazionale, in pressing perché rinunciasse alla corsa per il posto di governatore.
E dopo la mancata investitura dei due candidati proposti da Roma, Gennaro Migliore, ex Sel passato ai renziani nei mesi scorsi e proprio per questo non “apprezzato” da tutte le anime democratiche, e Luigi Nicolais, nome molto più organico al partito.
IL FRONTE ANTI-PRIMARIE SPERA ANCORA. Le primarie convocate per il primo marzo sono state rinviate quattro volte. Ma in quel che resta di febbraio tutto può succedere, e non è detto che non saltino del tutto.
Il fronte degli anti-primarie sta lavorando alacremente in questo senso, pronto a giocarsi il tutto per tutto anche senza la benedizione del gruppo dirigente nazionale. La sera del 22 febbraio c’è stata una riunione in un hotel napoletano con un nutrito gruppo di parlamentari, tra cui Luisa Bossa e Mario Casillo, il sottosegretario Umberto Del Basso Caro, gli europarlamentari Nicola Caputo e Massimo Paolucci, i consiglieri regionali Mario Casillo e Raffaele Topo.
DE LUCA NON VUOLE FARSI DA PARTE. Casillo ha portato al tavolo l’ennesimo rifiuto di De Luca a farsi da parte, dopo averlo incontrato in mattinata nella 'sua' Salerno.
«Le mie firme non le avrete mai», ha ribadito ancora una volta l'ex sindaco sceriffo a chi gli chiedeva di ragionare e mollare il sogno della seconda candidatura a governatore, avendo perso già nel 2010 contro Stefano Caldoro.
La mattina del 23, davanti al primo caffè della giornata, si sono rivisti Piccolo, Topo, Casillo, Del Basso per tirare le somme. Il piano? Portare nell’assise del partito, da convocare in fretta e furia, le firme necessarie a incoronare un candidato, saltando così la competizione.

Il partito non trova l'accordo su Migliore e Nicolais

Gennaro Migliore, deputato Pd.

Su Migliore, candidato voluto dalla deputata Pd Pina Picierno e benedetto dal premier (secondo i rumors anche in segno di riconoscenza per il passaggio dai lidi vendoliani a quelli renziani con altri dei suoi), non c’è mai stato l’accordo tra le varie anime del partito campano.
E Nicolais, che secondo le intenzioni del gruppo dirigente nazionale doveva proprio riuscire in questa impresa, non ha avuto il successo sperato.
Ma tant’è, un terzo candidato ormai non è ipotizzabile.
L'EX SINDACO DI SALERNO IN VANTAGGIO. La priorità sembra essere impedire la vittoria a De Luca, inviso al partito pure prima della sua condanna per la vicenda della costruzione di un termovalorizzatore nella periferia di Salerno. Anche perché proprio lui è dato in vetta alle preferenze.
Secondo la Digis, che ha condotto l’analisi su mandato dei socialisti, De Luca vincerebbe con il 47%, potendo contare anche su voti di centrodestra e grillini. Contro Caldoro, Andrea Cozzolino raccoglierebbe il 39,2%, Marco di Lello il 38,9%, Gennaro Migliore il 37,2% e Nello di Nardo si fermerebbe al 32,9%. Si andasse all’assemblea, De Luca sarebbe pronto alla battaglia, così come Cozzolino.
PD CAMPANO A CORTO DI CREDIBILITÀ. Secondo i collaboratori dell’europarlamentare non ci sono scappatoie regolamentari per evitare l’appuntamento del primo marzo: l’articolo 18 comma 4 dello statuto del Pd prevede il raggiungimento di un eventuale quorum per poter annullare le primarie, qualora non siano di coalizione.
Ma stavolta in gara ci sono anche gli altri due concorrenti, il socialista Di Lello e il coordinatore regionale Idv Di Nardo, che non sembrano affatto disposti a mollare la presa. «Le primarie si terranno il primo marzo anche perché per annullarle occorre avere il coraggio di metterci la faccia, e di credibilità nel Pd campano ne è rimasta davvero poca», ha detto Di Lello.
RISCHIO FIGURACCIA. «La speranza è l'ultima a morire», ha commentato Del Basso De Caro. «Io ho sempre auspicato una sintesi e il superamento delle primarie con l'accordo su un nome condiviso. Ma oggi è lunedì e mi sembra che la speranza sia quasi equivalente al periodo ipotetico del terzo tipo».
Al di là dei tempi ristrettissimi, le cosa più difficile è far saltare le primarie senza rinunciare alla dignità, impresa titanica per un Pd che in Campania, e non solo negli ultimi mesi, ha inanellato una figuraccia dietro l’altra.

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