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TRATTATIVE 24 Febbraio Feb 2015 1822 24 febbraio 2015

Grecia, dall'Ue un sì condizionato: servono i numeri

Ok all'estensione degli aiuti. Ma nel documento di Atene mancano dati precisi. Bruxelles: «Vogliamo vederli al più presto». Bce prudente. Il Fmi: «Serve di più».

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da Bruxelles

Dal ko all'ok. Dopo tre Eurogruppi ordinari e straordinari, dopo vari veti, ultimatum e manifestazioni di sfiducia, i ministri dell'Eurozona hanno detto sì.
Sì alla lettera di riforme mandata il 23 febbraio alle 23.15 dal ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis al presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.
Sì, quindi, all'estensione del programma di salvataggio in scadenza il 27 febbraio. Ma anche questo è un sì con riserva, che sarà sciolta definitivamente ad aprile, quando la lista delle misure dovrà essere completa e definitiva.
OBIETTIVO: STILARE UN NUOVO PROGRAMMA. Si tratterebbe quindi in realtà di un 'nì', ma a Palazzo Berlaymont invitano a guardare piuttosto la «big picture», quella visione di insieme a cui in questi giorni le istituzioni europee e greche stanno lavorando «non solo per estendere il programma attuale, ma per farne uno nuovo».
Così questa sarebbe la fase delle sfumature politiche, dei processi burocratici che però «sono importantissimi e necessari». Il primo via libera ufficiale è stato concesso dopo la conference call con i 19 ministri delle finanze organizzata da Dijissembloem il 24 febbraio alle 14: «La lista, sufficientemente completa, è un buon punto di partenza per finire la revisione e quindi diamo il via libera alle procedure nazionali per raggiungere una decisione finale sull'estensione di quattro mesi dell'attuale accordo», ha scritto l'Eurogruppo in una nota, chiedendo alla Grecia di «sviluppare le misure».

Dopo la politica serve la matematica: i ministri vogliono vedere i numeri

Alexis Tsipras, premier della Grecia.

L'ok era però già nell'aria sin dalla mattina del 24, quando il presidente dell'Eurogruppo aveva spiegato davanti alla commissione Affari economici del parlamento Ue che «i progressi fatti oggi permetteranno di ripristinare la fiducia e mettere in carreggiata la Grecia».
Un linguaggio politicamente corretto che evidenzia il lavoro svolto da Dijsselbloem su due fronti: da un lato garantire ad Atene altro tempo e denaro in cambio di impegni concreti, dall'altro assicurare agli altri Stati membri uno stretto controllo sulle promesse fatte dal Paese debitore.
Un pressing voluto non solo dalla Germania e dagli Stati sottoposti alla Troika, ma anche da Finlandia, Paesi Baltici e dell'Est. Come ha sottolineato su Twitter il ministro delle Finanze slovacco Peter Kazimir mentre l'Eurogruppo era ancora riunito in conference call: «L'accordo con la Grecia tiene, ma i greci devono fare un lavoro duro entro fine aprile, tutti vogliamo vedere i numeri adesso».
MANCANO DATI PRECISI. Sono infatti le cifre a mancare nelle lettere elleniche. I 7 miliardi di euro di riforme di cui il tabloid tedesco Bild aveva dato notizia il 23 febbraio non compaiono in nessuna comunicazione ufficiale tra Atene e Bruxelles.
Nel documento presentato da Varoufakis i dati latitano. Ma era stato lui stesso durante la conferenza stampa a margine dell'Eurogruppo straordinario del 20 febbraio a dire: «Non metteremo cifre che ancora non sappiamo se saranno giuste».
Una linea prudenziale compresa anche dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi: dato «il tempo molto limitato disponibile» non è stato possibile ad Atene «elaborare proposte concrete e impegni» su crescita, finanza pubblica e stabilità, ha scritto il banchiere all'Eurogruppo evidenziando come gli impegni delineati dalla lettera della Grecia «differiscono da quelli attuali del programma in numerose aree», e dunque «dovremo valutare durante la revisione se le misure non accettate sono sostituite da misure di eguale o maggiore qualità».
LA GERMANIA VOTA IL 27 FEBBRAIO. Per ora, però, almeno «le procedure nazionali per approvare l'estensione del programma possono cominciare», ha sollecitato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. Un invito subito raccolto dalla Germania: dopo le prime opposizioni, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha sostenuto la richiesta di Atene di fronte al gruppo parlamentare dell'Unione (Cdu-Csu). Venerdì 27 febbraio il Bundestag voterà infatti sul prolungamento del programma, che dovrebbe ottenere una larga maggioranza di consensi.
Insomma, a Bruxelles l'importante è far partire la macchina ellenica, che in questi giorni la Commissione ha cercato di oleare in tutti i suoi meccanismi. La lista greca è «sufficientemente completa per essere un buon punto di partenza per una conclusione positiva della revisione del programma», hanno scritto i commissario Dombrovskis e Moscovici in una missiva inviata a Dijsselbloem il 24 febbraio poco prima dell'inizio dell'Eurogruppo in teleconferenza.

Le frecciate all'Ue: «Non potevano criticare un testo scritto da loro...»

Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble e l'omologo greco Yanis Varoufakis.

La Commissione è «incoraggiata dall'impegno a combattere l'evasione e la corruzione» e aspetta di lavorare con la nuova amministrazione per tradurre in «chiare politiche quelli che al momento sembrano impegni generali».
Un giudizio positivo, quindi, che qualcuno commenta con ironia british: «Non potevano certo criticare quello che loro stessi avevano scritto», dicono a Bruxelles sottolineando come la lettera sulle riforme mandata da Atene fosse il frutto di una «stretta collaborazione» tra i tecnici dell'esecutivo europeo e greco.
Per questo a palazzo Berlaymont c'è chi è ottimista sulla quinta revisione che il programma di salvataggio dovrà subire: «C'è un livello di ambizione da parte dei greci che permette di lavorare e andare avanti».
IL FMI CHIEDE SFORZI MAGGIORI. Un ottimismo comunitario che si raffredda oltreoceano: Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi, una delle tre istituzioni della Troika insieme con Bce e Commissione europea, ndr), commentando la lettera mandata da Atene all'Ue ha sottolineato che «in vari settori» mancano rassicurazioni sulle riforme previste dal Memorandum, in particolare Iva, pensioni e prosecuzione delle liberalizzazioni, privatizzazioni e riforma del lavoro.
Insomma, la richiesta che arriva dal Fmi è chiara: vogliamo più impegni.
Per quanto, infatti, sia stata apprezzata l'intenzione del nuovo governo ellenico di intraprendere una vera lotta contro la frode e l'evasione, anche attraverso lo scioglimento dell'immunità fiscale, contro la corruzione e gli sprechi nella pubblica amministrazione, a partire dal taglio del numero dei ministeri da 16 a 10, del numero di 'consiglieri speciali' e della maggior parte dei benefit (ad esempio automobili, spese di viaggio, indennità), il Fmi chiede maggiori sforzi.
BRACCIO DI FERRO SULLE PRIVATIZZAZIONI. Eppure, sottolineano a Bruxelles, «il governo Tsipras ha concesso tanto, in primis sul tema delle privatizzazioni», soprattutto considerando quanto l'ala più radicale del suo partito fosse contraria. Nella lettera mandata da Varoufakis c'è l'impegno non solo a non ripristinare le privatizzazioni che sono state completate ma, qualora sia stato avviato il processo di offerta, a rispettarlo secondo la legge. Atene si riserva soltanto la possibilità di scegliere sulle privatizzazioni che non sono ancora state avviate, senza precluderle.
Un margine comprensibile che però, a quanto pare, desta molte preoccupazioni, soprattutto tra i sostenitori del vecchio governo greco di Antonis Samaras che aveva proposto le privatizzazioni come soluzione di tutti i debiti, salvo poi, come ha ricordato Varoufakis, far fruttare alle casse greche solo 2,9 milairdi, anziché i 50 promessi.
Ma è proprio su cifre e soldi che ora si gioca il secondo round della partita. «L'accordo con l'Eurogruppo non è un assegno in bianco», ha twittato il tedesco Manfred Weber, capogruppo dei popolari europei (Ppe) all'europarlamento. Ma forse, a pensare che lo sia, è rimasto solo lui.

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