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STRATEGIA 24 Febbraio Feb 2015 0900 24 febbraio 2015

Il piano di Salvini: prendere il Veneto e guidare la destra

Appoggia Zaia e duella con Tosi. Per conquistare la Regione e iniziare l'ascesa. Né Forza Italia né Alfano: il leader della Lega punta alla leadership solitaria.

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Matteo Salvini e Luca Zaia.

Il pomo della discordia apparentemente è l’alleanza col Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.
Matteo Salvini è stato categorico e dal suo punto di vista il ragionamento non fa una grinza: «Chi vuole mandare a casa Renzi non può accordarsi con chi ci governa».
Ma tanta insistenza sul 'no' all’asse con un partito che in Veneto vale, secondo un calcolo a spanne, meno del 2% perché il resto del 4% alle Europee lo avrebbe portato l’Udc, sta generando più di un sospetto.
E cioè che il Ncd sia un pretesto per gettare a mare il rapporto con Forza Italia, data un po’ ovunque in caduta libera, e raccoglierne le spoglie.
VIA ALLA CAVALCATA. Il piano di Salvini? Mollare gli ormeggi per la sua traversata verso la leadership del centrodestra dal Veneto, forte di una vittoria in solitaria della Lega.
Il leader del Carroccio sa bene che dire di no al Nuovo centrodestra equivale a dire di no a Forza Italia, che non può fare a meno di Angelino Alfano per non perdere la Campania, unica Regione a guida azzurra.
Se questo accadesse, per Silvio Berlusconi le Regionali di maggio 2015 sarebbero una Caporetto, stavolta ad alto rischio di irreversibilità.
VOTI RUBATI AGLI AZZURRI. Una «Campania a morto». Da non sottovalutare che in questa stessa regione la Lega, versione Sud, ha intenzione di presentarsi e se correrà da sola, come sembra, potrebbe drenare voti azzurri e diventare un pericoloso ago della bilancia.
Ma è in Veneto che si gioca l’azzardo dell’altro “Matteo”. La guerra fraticida in atto tra Flavio Tosi e Salvini, con il governatore Luca Zaia dalla parte del segretario federale, ha una virulenza che fa del resto apparire la posta in gioco molto più alta della guida di una pur decisiva Regione. In palio c'è la guida del centrodestra.

Tosi rivendica il 'patto del Pirellone' tradito

Flavio Tosi e Angelino Alfano.

Il sindaco di Verona, che non esclude - come lui stesso ha anticipato in un’intervista esclusiva a Lettera43.it - di correre contro lo stesso Zaia, del resto ha sempre additato come ragione del suo dissenso il mancato rispetto del “patto del Pirellone”, secondo il quale lui avrebbe dovuto fare il candidato premier del centrodestra.
Era solo il 2014, ma le vittorie di Salvini fanno ora apparire quel patto come un'intesa di qualche era geologica fa.
La guerra del Veneto è ora senza esclusione di colpi.
A ROMA TAPPA CHIAVE. Tosi tra l’altro potrebbe anche non partecipare alla manifestazione della Lega a Roma sabato 28 febbraio, sancendo così lo strappo.
E invece potrebbe partecipare alla convention dei “Ricostruttori di Forza Italia e del Paese” di Raffaele Fitto, prevista in Veneto a fine febbraio.
Il sindaco di Verona sa bene che quello romano per Salvini è un appuntamento decisivo, una sorta di battesimo come leader nazionale.
«Ecco perché Matteo è chiamato a riempire piazza del Popolo», spiegano dentro la Lega.
«FORZA ITALIA È MESSA MALE». Che voglia giocare in solitaria la sua partita per la leadership nazionale lo accredita di fatto l’ex sindaco di Treviso ed ex segretario “nazionale” veneto Gianpaolo Gobbo, l’uomo che tenne a battesimo 4 anni fa l’elezione di Zaia: «Non conviene proprio per noi allearci con Forza Italia per come è messa in questa fase, gli elettori ormai vengono tutti da noi... Lo senti quando vai al mercato, lo senti quando vai ai comizi».
ATTENZIONE AL PD DI MORETTI. Ma la guerra del Veneto secondo un’altra leghista storica sopravvissuta all’era Bossi, Manuela Dal Lago, nel comitato federale «rischia di aprire alcuni spiragli» alla candidata del Partito democratico Alessandra Moretti.
Dal Lago è tranchant: «Salvini porta avanti la Lega, Tosi la distrugge».
Però, a differenza di Gobbo, crede che per vincere «un accordo con Forza Italia debba essere fatto».

Il «democristianone» Zaia è sicuro di vincere

Umberto Bossi col governatore del Veneto Luca Zaia.

Intanto, si misurano le forze in campo tra l’agguerrito Tosi e il governatore Zaia, che gioca la sua partita apparentemente senza fare campagna elettorale.
Ufficialmente, il governatore più votato d’Italia con oltre il 60% dei consensi così ha mandato a dire: «La mia campagna elettorale sarà governare il Veneto fino all’ultimo».
PUNTA SULLA SANITÀ. Il suo fiore all’occhiello è la sanità, ma anche il telefono azzurro contro i suicidi degli imprenditori, l’aver «facilitato l’accesso al credito per 7.500 aziende», dicono nel suo staff.
A lui “figura territoriale”, dai modi calmi, al punto che Bossi lo definì «un democristianone» in camicia verde, guardano con interesse e attenzione esponenti importanti dell’imprenditoria.
SEMPRE SUL TERRITORIO. Capillare la sua presenza sul territorio. Quattro anni fa andò ad aspettare il risultato elettorale in un ristorante incollato alla tivù assieme alle cameriere che lavoravano al “Manhattan”, di Godega di S. Urbano dove da ragazzo faceva il disc jockey.
E a lui ora si stanno avvicinando anche le decine di bossiani che Tosi cacciò dalla Lega.
Tra questi Paola Goisis che vorrebbe fare una lista a sostegno del governatore.
MA TOSI RESTA UN'INSIDIA. Ma il più irruente Tosi per Zaia è un’insidia sul territorio. E non solo a Verona.
Anche a Padova, dove è sindaco Massimo Bitonci, vicino a Salvini e Zaia, Tosi ha i suoi proseliti e così a Rovigo, dove il punto di riferimento è Emanuela Munerato, senatrice ed ex operaia tessile che si esibì con la tuta da fabbrica a Montecitorio.
Metà giunta in Veneto poi è tosiana: gli assessori Daniele Stival, Marino Finozzi e Maurizio Conte sono vicini al sindaco di Verona. Al momento non si sa neppure se Tosi e Zaia si incontreranno, come ha suggerito Salvini.
PERICOLO LISTE CIVICHE. «Tosi con le sue liste civiche vuole imprigionare Zaia e lui questo non lo può accettare», dicono i fan di “Luca”. Anche se qualcuno teme che «alla fine l’anima dorotea del governatore prevalga». Dall’esito del duello dipende l’azzardo dell’altro “Matteo” per la scalata alla leadership del centrodestra.

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