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PARLAMENTO 24 Febbraio Feb 2015 2226 24 febbraio 2015

Responsabilità toghe, il testo è legge

Più possibilità di ricorso. Cancellato il filtro d'ammissibilità. L'Anm protesta.

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Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

La responsabilità civile dei magistrati è legge.
L'ok definitivo dell'Aula della Camera è arrivato nella tarda serata del 24 febbraio con 265 sì, 51 no e 63 astenuti.
La Lega, Forza Italia, Sinistra ecologia libertà, Fratelli d'Italia e Alternativa libera si sono astenuti.
Il Movimento 5 Stelle ha votato contro.
(I punti della riforma).
ORLANDO: «PASSAGGIO STORICO». Per il ministro Andrea Orlando si tratta di «un passaggio storico», perché «la giustizia sarà meno ingiusta e i cittadini saranno più tutelati».
Per far procedere un testo che investe una materia su cui pende una procedura d'infrazione in sede Europea per mancata applicazione del diritto comunitario e per la quale l'Italia rischiava di pagare una multa stimata in 37 milioni, il governo ha dato parere negativo a tutti gli emendamenti.
POSSIBILI CORREZIONI IN CORSA. Ma l'applicazione della nuova norma - e lo ha ammesso lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando - va monitorata nel concreto. «Valuteremo laicamente gli effetti», ha assicurato il guardasigilli, «e siamo pronti a correggere alcuni punti».
Un 'tagliando' a posteriori, quindi, non è da escludere: «Ma ritengo che sarà sufficiente la giurisprudenza a chiarire che molti dei pericoli paventati non hanno riscontro», ha sottolineato Orlando. Rischi quali la pioggia di ricorsi, ora che non serve più una passaggio preventivo per valutarne l'ammissibilità; e che il travisamento del fatto e della prova rientra fra le ipotesi per cui chiedere i danni.

Vassalli riformata, ma resta la responsabilità indiretta

Un magistrato al Palazzo di Giustizia di Roma.

La nuova legge riforma la Vassalli del 1988 mantenendo però l'impostazione di responsabilità indiretta: il cittadino cita lo Stato che può rivalersi nei confronti del giudice. Ma rispetto alla Vassalli, viene ampliata la possibilità per il cittadino di fare ricorso; si innalza la soglia economica di rivalsa del danno, che può arrivare fino a metà stipendio del magistrato; viene eliminato il filtro di ammissibilità dei ricorsi; la responsabilità scatta anche in caso di negligenza grave e travisamento del fatto e delle prove.
M5S: «UN'INTIMIDAZIONE». Un punto che insieme al filtro ha fatto discutere anche il 24 febbraio, soprattutto i 5 Stelle, che pure al Senato avevano votato a favore, facendo un'apertura di credito rispetto alle garanzie di migliorare il testo alla Camera, ha spiegato il deputato M5s Alfonso Bonafede.
Ma la legge, ha aggiunto, è «una intimidazione ai magistrati». «Rifiuto l'argomento dell'intimidazione», ha risposto in Aula il ministro. «A chi parla del travisamento dei fatti e delle prove come di un'estensione impropria, dico che questa è un'indicazione europea, e non produce un automatismo sul magistrato, che può essere chiamato in causa solo in caso di negligenza inescusabile».
DANNO SOLO SE IL TRAVISAMENTO È MACROSCOPICO. Di fatto nella relazione che accompagna il testo sono stati inseriti «dei correttivi, degli elementi di chiarificazione», ha spiegato la presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, «che sulla base di un'interpretazione costituzionalmente orientata, esplicitano che il danno c'è solo nel caso in cui il travisamento sia 'macroscopico e evidente'».
Altro punto discusso, il filtro. «È il fiore all'occhiello del ddl», aveva sintetizzato il viceministro alla Giustizia Enrico Costa nel pomeriggio, prima dell'Aula, subito dopo la riunione del Comitato dei nove.
I Cinque Stelle paventano ora una pioggia di ricorsi contro le sentenze dei giudici, un effetto boomerang con i tribunali intasati. Ma Costa e il governo non la pensano così. E soprattutto, ha ricordato Costa, che ha definito il testo «equilibrato e rispettoso dell'autonomia della magistratura», il filtro ha finora, di fatto, sterilizzato la norma, e «ha portato a risarcimento un numero di cause bassissimo, stimato tra 4 e 7, non di più».

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