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RETROSCENA 26 Febbraio Feb 2015 1328 26 febbraio 2015

Campania, primarie Pd: Renzi in ritirata

Il premier teme la débâcle. E stoppa Migliore, suo candidato. Intanto cresce lo spettro dei brogli.

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Gennaro Migliore, deputato Pd.

Non ci sarà Gennaro Migliore tra gli aspiranti governatori delle primarie in Campania di domenica primo marzo.
Una decisione maturata già nella serata del 25 febbraio, e poi confermata nell’incontro con il premier Matteo Renzi, la mattina del 26.
A influire sulla decisione del deputato ex Sel, passato qualche mese fa con i suoi al Pd, è stato il clima che si è creato in Campania, tra tentativi di annullare le primarie e strappi clamorosi come l’addio al partito di Massimo Paolucci. Ma anche un ragionamento prettamente politico.
IL DIETROFRONT DI MIGLIORE. Classe 1968, ex Rifondazione, ex vendoliano, oggi renziano di ferro, Migliore doveva essere il candidato del premier. Anzi, candidato unitario, ma le cose sono andate diversamente, e in quest’ultima settimana prima del voto si è ritrovato solo, mentre chi ha sostenuto la sua candidatura lo ha abbandonato.
Sembrano lontani i tempi in cui la sua discesa in campo fu annunciata dall’ambiziosa manifestazione “La fonderia delle idee”, promossa dal gruppo dei renziani campani capitanati dalla deputata Pina Picierno e da Francesco Nicodemo, oggi a Palazzo Chigi.
LE PRESSIONI DI RENZI. I due ora tacciono: segno che per i rottamatori le cose all’ombra del Vesuvio si sono messe male, malissimo. Dietro la decisione di Migliore c’è, inevitabilmente lo stesso Renzi, che dinanzi all’impasse campana, ha “suggerito” e ottenuto il ritiro, per evitare di dover spiegare, domenica sera, perché quello che era il “suo” candidato aveva perso la sfida.
Trovatosi solo, Migliore non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione e farsi da parte, continuando a sognare l’ingresso a Palazzo San Giacomo alle elezioni del 2016: del resto, il Comune di Napoli era fin dall’inizio tra i suoi desiderata, e non si può dire che non abbia crediti da riscuotere presso Renzi e l’intero partito.
DE LUCA RESTA IN CORSA. In campo rimane Vincenzo De Luca, sindaco sospeso di Salerno, su cui fino all’ultimo il Pd ha fatto - invano - pressioni affinché si ritirasse, e già avversario di Stefano Caldoro alle Regionali 2010. C'è poi l’europarlamentare Andrea Cozzolino, ex fedelissimo di Antonio Bassolino e protagonista di quelle primarie per il sindaco di Napoli del 2010 segnate dallo scandalo dei voti dei cinesi, che furono annullate e portarono al commissariamento del partito.
In corsa anche il socialista Marco Di Lello e Aniello Di Nardo (Idv). E pure Luigi Nicolais, che il Pd nazionale aveva imposto come candidato quando il fronte di Migliore si era spaccato, nel tentativo di salvare il risultato ed evitare le primarie.

L'europarlamentare Paolucci lascia il partito

Il premier Matteo Renzi.

Una strada, quella della candidatura unitaria, perseguita fino all’ultimo momento utile, con tanto di vertiginoso susseguirsi di riunioni tra Napoli e Roma.
E una raccolta firme per convocare l’assemblea del partito che è stata poi sconfessata dagli stessi interessati.
A peggiorare le cose la decisione di lasciare il partito, annunciata mercoledì pomeriggio con una lettera, dell’europarlamentare Massimo Paolucci, un tempo nello staff di Massimo D’Alema.
L'ATTACCO AL PD NAZIONALE. «Tutti, a Napoli e a Roma», ha scritto, «sanno che le nostre prossime primarie saranno un grande revival di Forza Italia. Tutti, tanti, sanno ma nessuno interviene. Un clamoroso scaricabarile».
«Alla pochezza e alla miseria campana», prosegue Paolucci, «si somma una sconcertante irresponsabilità del Pd nazionale, che da mesi si ostina a lasciare incancrenire una situazione divenuta ormai insostenibile. Una cosa è sostenere l'autonomia del partito locale, altro è girare la testa dall'altra parte».
Il riferimento al Pd di Renzi è chiaro: solo pochi giorni prima il vicesegretario Pd, Debora Serracchiani, aveva sostenuto che «sulle primarie in Campania deciderà il partito campano».
IL RUOLO DEI COSENTINIANI. «Non posso accettare che il prossimo presidente della Regione sia scelto con il voto determinante del centrodestra», ha detto ancora Paolucci. «Non posso accettare la perdita di autonomia politica del mio partito. Ho sbagliato nel 2011, non ripeterò lo stesso errore oggi».
Ma i piddini campani temono che il voto di domenica sia ancora più disastroso di quello del 2011 annullato per brogli. Le accuse di “infiltrazioni del centrodestra” non sono una novità all’ombra del Vesuvio, e stavolta sono due gli uomini nel mirino: De Luca, cha ha sempre attirato le simpatie del centrodestra per il suo piglio da “sindaco sceriffo”, e Cozzolino, accusato nemmeno tanto sottovoce dai compagni piddini di aver trattato, nelle ultime settimane, con gli uomini di Nicola Cosentino, da sempre avverso al candidato del centrodestra, il governatore uscente Caldoro.
LO SPETTRO DEI BROGLI. «Sarà un disastro», dicono tra i democratici, a Napoli come a Roma. La situazione è fuori controllo e, oltre che lo spettro del 2011, pesa quello delle primarie di poche settimane fa in Liguria, dove è stato cancellato il voto di 13 sezioni e ancora si parla di brogli e voti comprati.
Falliti tutti i tentativi di annullare le consultazioni interne, i dem stanno già lavorando alla strategia da mettere in atto per superare i problemi che verranno e la possibile debacle del renzismo, che da questa vicenda esce comunque pesantemente ridimensionato in Campania.
La macchina della comunicazione, stavolta, tace. Pochi i messaggi di invito al voto arrivati agli elettori campani, gli appelli si contano sulle dita della mano. Come se nessuno volesse avere un ruolo, né tantomeno responsabilità, in una vicenda che, comunque vada, sarà una sconfitta.

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