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PERSONAGGIO 26 Febbraio Feb 2015 1900 26 febbraio 2015

Responsabilità toghe, l'ex Forza Italia Broglia ringrazia Renzi

Fedele di Silvio nel '94. Ecco chi ha comprato lo spazio sul Corriere della sera per benedire la legge.

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Un'immagine dei fratelli Broglia, tratta dal sito dell'azienda di famiglia.

Il 26 febbraio il Corriere della Sera ha pubblicato a pagina 26 un avviso a pagamento.
«Il parlamento», recita il messaggio, «ha finalmente approvato la legge sulla Responsabilità civile dei magistrati. Oggi finisce l'impunità di una casta che si è macchiata più volte per l'imperizia, colpa grave e dolo di errori che hanno causato la morte di innocenti colpiti da provvedimenti ingiusti». E conclude: «Ringraziamo il governo Renzi che ha proposto questo disegno di legge. Da oggi l'Italia è più libera e le vittime di una casta incapace di punire attraverso la sedicente Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura gli artefici dei più gravi soprusi, sono più sollevate nel loro dolore». Firmato: Piero e Paolo Broglia.
CON FORZA ITALIA DAL 1994 AL 1996. Chi sono i due firmatari? Verrebbe da pensare due cittadini che hanno subito i danni della mala giustizia. I Broglia sono i titolari della tenuta Vitivinicola La Meriana di Gavi. E Piero è dal 2012 anche il presidente del consorzio di tutela del Gavi.
Ma dal 1994 al 1996 è stato anche deputato della XII legislatura per Forza Italia, nonché membro del direttivo parlamentare del partito di Silvio Berlusconi, dal quale si dimise, nel dicembre del 1997, in occasione del primo congresso provinciale di Alessandria criticando i metodi democristiani di 'acquisto delle tessere'. Di lui le cronache ricordano soprattutto le prese di posizione contro i pubblici ministeri.

L'inserzione sul Corriere della Sera di Piero e Paolo Broglia.


Nel 1994 Antonio Di Pietro stava indagando sulla presunta corruzione di alcuni agenti della Guardia di finanza da parte della Fininvest (fu l'inchiesta che portò al famoso avviso di garanzia durante il vertice Onu di Napoli e per cui Silvio Berlusconi venne assolto in Cassazione nel 2001, mentre vennero condannati gli altri coimputati: un manager Fininvest e due ex finanzieri).
SEMPRE IN GUERR A CON I GIUDICI. Quando il 23 luglio, a sette giorni dal varo del decreto Biondi che vietava la custodia in carcere per i reati finanziari e la Pa, le Fiamme gialle perquisirono il quartier generale della Fininvest, Broglia parlò al Corriere di «sospetti» sull'azione dei magistrati. «Ora che Berlusconi è presidente del Consiglio, i magistrati aprono improvvisamente un filone dell'inchiesta sui falsi in bilancio e, combinazione, vanno dritti, dritti verso la Fininvest. È chiaro che tra le pieghe di qualche società troveranno qualcosa, perché nessuno in questo Paese può considerarsi vergine. Ma, mi domando, perché? La verità è che il potere giudiziario è stato connivente con quel sistema. Invece di guardare in casa Fininvest, facciano pulizia in casa loro».
E ancora a novembre dello stesso anno, dichiarava all'Adnkronos: «La magistratura apra inchieste su tutto il territorio nazionale e non si fermi a Milano 2».
PASDARAN DEL CAVALIERE. Broglia fu eletto in parlamento con quasi 36 mila voti in liste collegate a Lega e Forza Italia. Le cronache lo definivano un pasdaran dell'ex Cavaliere e un uomo sanguigno - «Ama esibirsi nei momenti giusti in ruvide e un po' teatrali uscite parlamentari», diceva allora Repubblica. Si ricordano la sua indignazione per il tradimento di Umberto Bossi, la sua campagna contro la presidente della Camera Irene Pivetti dopo il ribaltone - Broglia la chiamò «fascista» dopo che lei criticò Berlusconi e soprattutto diede il via libera a una commissione parlamentare sulle tivù invisa alla ex maggioranza. E si ricorda soprattutto il suo legame con Vittorio Sgarbi. I due si presero a insulti durante i giorni della crisi di governo. Broglia si beccò un «sei un servo» e altre parole dolci. E il critico d'arte di fronte a una schiera di giornalisti rivendicò: «Sei stato candidato perché ti ho voluto io».
Del resto quando nel dicembre del 1994 Sgarbi polemizzò contro i magistrati, perché un procuratore aveva presentato ricorso in Appello contro la sentenza che lo aveva condannato per assenteismo, ritenendola troppo tenue e chiedendo per il parlamentare addirittura una perizia psichiatrica per provare il suo narcisismo, Broglia si schierò al suo fianco: «Ha ragione l'onorevole Vittorio Sgarbi quando sostiene che con un avviso di garanzia si può anche uccidere». «Nel nostro Paese è accaduto più di una volta che il magistrato sia l'unico responsabile a non pagare mai per i suoi errori e per la sua negligenza».
Sono passati 20 anni, ma ora che la riforma del governo Renzi cambia le norme, Broglia, coerente, ringrazia. E paga anche per farlo.

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