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SCONTRO 26 Febbraio Feb 2015 0930 26 febbraio 2015

Salvini, Tosi e gli errori del sindaco

Dalla Fondazione al cerchio magico. Il sindaco sembra in vicolo cieco. Ma pare deciso a correre contro Zaia. Anche se rischia di scomparire politicamente.

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Il sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Matteo Salvini contro Flavio Tosi. Nuovo round in casa Lega tra i due golden boy.
L'ultimatum lanciato dal segretario federale - «Chi non appoggia Luca Zaia in Veneto è fuori» - non pare avermesso alle corde il sindaco di Verona. La cui corsa, però, è sempre più in solitaria, con buona parte del partito che gli ha girato le spalle.
TOSI SI ATTACCA ALLO STATUTO. Per ora lo scaligero su una sua possibile candidatura a governatore temporeggia. «Non escludo di morire neanche tra cinque minuti», ha detto. «Aspetto di vedere chi rispetta le regole e chi no».
Le regole sono quelle dello Statuto. «Ho chiesto solo che sia rispettato» sull'autonomia regionale sulle liste, ha sottolineato il sindaco.
IN GIOCO L'AUTONOMIA DELLA LIGA. In gioco c'è l'autonomia della Liga, non certo la candidatura di Zaia «che non è mai stata messa in discussione».
Il problema, per Tosi, «è chi decide le liste: il consiglio della Liga Veneta o Milano? Da sempre in Lega le liste le decidono le regioni. È avvenuto da altre parti ed è incomprensibile che per il Veneto debbano passare per Milano».
SALVINI OSTENTA SICUREZZA. Salvini non pare preoccuparsi dell'eventuale ammutinamento veronese. «Vince Zaia anche se si candida Babbo Natale», ha sparato sicuro. «Vince Zaia comunque anche se Tosi si candida. Lui è un bravo sindaco e un bravo dirigente finché non si mette a litigare».
I giochi si sveleranno sabato 28 febbraio, data della contestata manifestazione del Carroccio nella Capitale. «Tosi mi ha detto che farà il possibile per essere in piazza con noi sabato a Roma. Ma io non mi alzo la mattina chiedendomi se ci sarà Tosi alla manifestazione o se Buonanno va in Libia». E poi, un tentativo di pacificazione: «Flavio, dai, non è il momento di litigare, con tutti i casini che ci sono in Italia sostieni Zaia e pensiamo ad altro».

Gli errori di Flavio: dalla Fondazione al team

Matteo Salvini e Flavio Tosi.

La verità è che il sindaco di Verona sembra ormai in un vicolo cieco.
PASSERA, SALVAGENTE INUTILE. Fuori dalla Lega, assicura chi lo conosce bene, è politicamente morto. Nemmeno Corrado Passera, col suo '0 virgola' qualcosa di consensi, può essere una scialuppa di salvataggio. Anche se l'ex banchiere cerca di prendere le difese del sindaco. «I programmi di Matteo Salvini peggiorerebbero ulteriormente le prospettive del Paese», ha twittato il leader di Italia Unica. «Non è così che si crea l'alternativa al renzismo». E ad azione è seguita reazione. «Italia Unica sembra una compagnia telefonica, più che un nuovo partito», ha tagliato corto Salvini.
NCD TRA DUE PADRONI. E nemmeno un asse che comprendesse anche Angelino Alfano farebbe la differenza. Anche perché il Ncd pare essere più attratto, nonostante le dichiarazioni pubbliche, dalle lusinghe di Salvini. Unione che sarebbe benedetta pure da Silvio Berlusconi e, simbolicamente, dal Senatùr Umberto Bossi. Abituati, loro, a chiudere un occhio sui passati rancori.
Sono sempre più lontani i tempi del Patto del Pirellone che aveva incoronato Tosi come il futuroi candidato premier.
LA CORSA DI SALVINI. Il fatto è che Salvini ha macinato consensi, ha restituito alla Lega il 15% dopo la bufera Belsito. E tanto basta per essere l'uomo solo al comando.
Il sindaco di Verona, dal canto suo, ha giocato male le sue carte. La stessa fondazione Ricostruiamo l'Italia, partita in pompa magna, si è rivelata un flop. «Le riunioni che si organizzano in giro per l'Italia», dicono alcuni tosiani, «sono praticamente deserte».
Un progetto troppo ambizioso? Forse Tosi credeva che il grande successo ottenuto a Verona - nel 2012, vinse le Comunali con il 57,38% e La lista civica che portava il suo nome si impose come primo partito ottenendo il 37,2%, staccando la Lega ferma al 10,82% - fosse automaticamente replicabile su scala nazionale. Niente di più sbagliato.
FLAVIO DEBOLE FUORI VERONA. Perché il sindaco è sì un buon amministratore, stimato dai veronesi. Ma fuori dai confini della città la sua influenza è quasi nulla. Non ha perso l'accento della provincia, insomma. Come quando il 6 ottobre 2013 a Mantova per il congresso di lancio della sua Fondazione riempì da Verona bus di pensionati e studenti.
Una comunicazione vecchia, datata. Provinciale, appunto.
IL CONSIGLIERE VENTURI. Insistere in questo piano nazionale, convogliandovi sforzi e fondi, è stato l'altro grande errore del sindaco. Dietro a questa strategia ci sarebbe il suo uomo ombra, di cui si fida ciecamente: il vicepresidente della Provincia Fabio Venturi, un 35enne tanto ambizioso, quanto, riferiscono alcune fonti a Lettera43.it, «incompetente sul piano politico». È stato lui il primo sostenitore della fuga nazionale del primo cittadino. Tanto che nel tempo si è inimicato una parte dei fedelissimi tosiani che hanno aperto gli occhi e consigliato a Flavio di fare un passo indietro. Accettare una sconfitta oggi per poi, magari, vincere la guerra domani. Insomma, mettere da parte l'orgoglio e «baciare l'anello» di Salvini. In questo modo potrebbe portare a casa credito e aspirare a un ruolo in un eventuale esecutivo Salvini.
Che, è innegabile, ha un carisma e una presenza televisiva molto più forti. Nonostante le sue sparate imbarazzino, mentre i programmi del sindaco siano molto più concreti. «A volte essere una persona per bene e un buon amministratore non basta», spiega la fonte.
IL CERCHIO MAGICO VERONESE. Nel cerchio magico scaligero c'è anche Idelmo Benedetti l'autista e guardia del corpo del sindaco. Non solo. Benedetti si occupa anche di raccolta fondi nella val Pantena, feudo di Tosi. Anche lui starebbe cercando di convincere il sindaco a inghiottire il rospo. Per ora però sembra che Flavio voglia andare avanti.
Ci sono poi i due avvocati Giovanni Maccagnani ed Enrico Toffali, assessore quest'ultimo agli Enti Partecipati del Comune di Verona, coinvolto in una parentopoli per l'asunzione della figlia all'ente Fiera. Tra i finanziatori, invece, resta Attilio Fanini, originario della Valpolicella, che per l'ultima campagna ha versato alla causa ben 60 mila euro.
MIGLIORANZI E L'ANIMA NERA. Orfano dell'ex vicesindaco Vito Giacino, a capo della lista civica e condannato a cinque anni di carcere per concussione, a Tosi resta ancora Andrea Miglioranzi. Presidente di Amia, fino al 2006 Miglioranzi era conosciuto come Andron. Faceva parte della band Gesta Bellica, simpatizzante di estrema destra. Membro del Movimento Sociale Fiamma tricolore è stato eletto proprio nelle liste tosiane.

Verso la corsa in solitaria e appoggio finale a Moretti

Flavio Tosi e Luca Zaia, rispettivamente sindaco di Verona e governatore del Veneto.

Già, le ombre nere del sindaco. Che all'inizio della sua carriera politica riuscì a mettere sotto lo stesso tetto gli skinehead, camicie verdi e tradizionalisti cattolici a fare da traît d'union. Fratelli d'Italia, Va pensiero, Ave Maria.
LA SVOLTA DEL 2008. Non a caso Tosi, condannato dalla Cassazione per violazione della legge Mancino ai danni dei Sinti, all'inzio del suo primo mandato si costruì l'immagine di sindaco sceriffo. Per poi cambiare linea dopo il barbaro omicidio di Nicola Tommasoli, ucciso a botte nel 2008 da esponenti di estrema destra.
Cominciò così ad aprire agli stranieri, ai gay. Anche per dare una facciata moderata rispetto alla condanna. Ma una buona parte del suo bacino elettorale proviene proprio dalle file dell'ex Msi.
MELONI SHERPA? Per questo, un dialogo naturale, spiega un conoscitore di cose veronesi, è con Fratelli d'Italia. Anche se Giorgia Meloni è sempre più, per usare un'espressione di Gianfranco Fini, «mascotte» di Salvini.
Forse è lei, avvistata in quel di Verona, a svolgere in uesti giorni il ruolo di sherpa per ricucire la frattura tra i due leader leghisti.
Ma se non si dovesse trovare la quadra?
IPOTESI BALLOTTAGGIO. C'è chi assicura che Tosi andrà comunque avanti. Le ultime Europee alle quali ha raggrannellato 100 mila voti sono state un banco di prova. Eletto a Strasburgo, ha deciso di rimanere a casa.
«Ogni volta che era dato per finito», assicura chi lo segue da anni, «alla fine è sempre risorto. Potrebbe correre sì contro Zaia e in un eventuale ballottaggio portare i suoi voti a Moretti». Confermandosi «abominevole, un allenatore che si schiera con i propri avversari», come sostenuto da Zaia.
Certo è che nonostante la sicumera ostentata, Salvini non può dormire sonni sereni. In queste notti, gli ronzeranno nella testa le vecchie parole del Senatùr: «Quel Tosi va cacciato fuori».

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