Turchia Guerra Siria 150225150947
CONTENZIOSO 26 Febbraio Feb 2015 0815 26 febbraio 2015

Siria, le tensioni con la Turchia sul mausoleo liberato

Ordina un blitz alla tomba del capostipite ottomano minacciata dall'Isis. Ma per Damasco è un'aggressione. Le mire di Ankara sui territori del Califfato.

  • ...

Ufficialmente è stato un blitz per salvare dalle scorrerie dell'Isis le spoglie dell'avo della dinastia ottomana, venerato dai turchi. Per il regime siriano si è trattato di «un'aggressione evidente».
Le truppe spedite nella notte a togliere, tra il 21 e il 22 febbraio, la bandiera e i resti di Suleyman Shah (nonno di Osman I, il fondatore dell'impero ottomano), morto in Siria, si sono riportate a casa anche i 38 militari di guardia alla tomba. Issando poi la bandiera turca in un'area vicina, dove ricostruire il mausoleo.
SOVRANITÀ TURCA. Dall'avamposto sull'Eufrate, dato in concessione alla Turchia dalla Francia nel 1921, i soldati di Ankara hanno ripiegato su un fazzoletto di terra poco lontano, al momento controllato dai curdi.
Essenziale, per il capo di Stato Recep Tayyip Erdogan, era mettere in chiaro che la tomba e il contingente turchi rientravano per motivi di sicurezza. Ma che la sovranità sul territorio rimaneva e che la Turchia sarebbe rientrata in Siria, non appena possibile, nella sua area.
IL MAXI BLITZ. L'operazione in grande stile - 39 carri armati, 57 blindati, 572 soldati e un centinaio di altri mezzi -, è valsa al presidente-sultano gli onori e le lodi di almeno il 52% di elettori islamisti che, nel 2014, lo hanno votato al primo turno.
Foto e video celebrativi hanno anche immortalato i soldati, ripresi come gli astronauti sulla luna, mentre piantavano nel buio la bandiera rossa della mezzaluna.

Le speculazioni sull'informazione dello Stato islamico

Il presidente siriano Bashar al Assad.

Per la Turchia l'incursione era irrinunciabile.
Il mausoleo, con il suo contingente, era circondato dall'Isis. A breve i jihadisti iconoclasti avrebbero vilipeso e distrutto i resti dell'avo ottomano.
Peggio ancora - ma nessuno osava dirlo - il sito demolito avrebbe potuto essere usato per la loro propaganda: Suleyman Shah, nonno di Osman I, primo sultano, prosecutore del primo Califfato islamico.
Del blitz, il premier turco Ahmet Davutoglu, ex ministro degli Esteri e mente politico-strategica della dottrina neo-ottomana di Erdogan, ha dichiarato di avere informato gli alleati della coalizione anti-Isis, i ribelli dell'Esercito libero siriano (Els) e anche il governo siriano, pur non chiedendo aiuto, né autorizzazioni, trattandosi di un'azione verso un «territorio innegabilmente turco».
DAMASCO: «AGGREDITI». Ma Damasco la pensa diversamente e alcuni aspetti della ricostruzione turca non collimano con le versioni di altri attori della partita, come i curdi. O non sono comunque chiari, a causa dei soliti sospetti, corroborati da nuove indiscrezioni.
Per il presidente siriano Bashar al Assad l'incursione è stata una «clamorosa aggressione» e l'ulteriore prova del «legame profondo tra il governo turco e i jihadisti».
Durante l'assedio di Kobane, per mesi Ankara non ha mosso un dito per difendere i curdi del Ypg (ramo siriano del Pkk) dall'Isis che li accerchiava, lasciando anzi affluire dalla frontiera centinaia di aspiranti combattenti stranieri jihadisti.
L'ACCORDO: ARMARE I RIBELLI. Allora il mausoleo di Suleyman non era minacciato dall'Isis, usato come altri gruppi estremisti dai turchi, per allargare il loro potere nella regione: accuse infamanti, tra l'altro mosse anche dal vice presidente degli Usa Joe Biden, braccio destro di Barack Obama.
Poi turchi e americani si sono riappacificati, stringendo un accordo triennale per armare i ribelli siriani anti-Assad, concentrati nella provincia di Idlib, al confine con la penisola anatolica.
Con il blitz al mausoleo, tuttavia, sul quotidiano panarabo Asharq al Awsat sono riapparse speculazioni, da «fonti turche», su Ankara che, «attraverso canali indiretti» avrebbe «informato lo Stato islamico dell'evacuazione», come un «qualsiasi altro interlocutore».

Dal flirt con l'Isis alla cooperazione curda

Il premier della Turchia Recep Tayyip Erdoğan.

A settembre i turchi erano riusciti anche a ottenere l'eccezionale liberazione dall'Isis dei 46 connazionali sequestrati al consolato cittadino con la presa di Mosul, nel Nord dell'Iraq.
«Nessun riscatto» riferì il neo presidente Erdogan, «solo trattative diplomatiche attraverso il Mit», il servizio segreto turco che, dal 2011, avrebbe intessuto legami di convenienza con i gruppi radicali sunniti della guerra civile siriana.
Anche nel 2015 i turchi sono usciti incolumi dai territori dell'Isis, a eccezione di un militare morto nell'operazione: personale e le spoglie ottomane sono arrivate con successo a Urfa, in Turchia.
IL CONTENZIOSO CURDO. Kobane si trova a 35 chilometri dal mausoleo e, per agire in sicurezza, Ankara è stata anche assistita dalle forze curde dell'enclave socialista della Rojava.
Circostanza spinosissima per Erdogan, che di fronte all'elettorato anti-curdo ha smentito la collaborazione evidente con i curdi-siriani del Ypg (dunque del Pkk di Öcalan), scaricando l'etichetta di «organizzazione terroristica» sul Pyd: partito capofila dei curdi siriani, legato alle forze Ypg e pure, in passato, vicino ad Assad.
Il lasciapassare curdo per la tomba di Suleyman Shah è stato ammesso sia dal governo di Ankara sia dalle forze di Kobane.
I guerriglieri del Pkk hanno pure raccontato di un accordo turco con l'Isis, per prevenire problemi, innescando un turbinio di polemiche.
IL PASSATO OTTOMANO. Sul Nord della Siria, la Turchia islamista di Erdogan ha grandi mire.
Nei secoli, la provincia di Aleppo è stata contesa con i territori del Levante (lo Sham islamico rivendicato dall'Isis), tra le dinastie dei califfi arabi e di Baghdad e i turchi sunniti selgiuchidi. Fino alla conquista ottomana nel 1516.
Per 400 anni la città sarebbe rimasta uno degli scali commerciali più fiorenti al mondo e, anche dopo il crollo dell'impero dei sultani e la laicizzazione della Turchia, i francesi avrebbero concesso ad Ankara la podestà su Alessandretta, storico porto di Aleppo nella provincia tuttora turca di Hatay, di rompetto a Idlib.
La Primavera araba del 2011 è stata un'occasione ghiotta per far saltare la spartizione del Medio Oriente dell'accordo di Sykes-Picot (1916) tra potenze coloniali, riappropriandosi di antichi possedimenti.
Con gli Usa dal 2015 Ankara addestrerà migliaia di 'ribelli sunniti moderati' per rovesciare il regime filo-sciita di Assad.
Il luogo prescelto per la futura tomba di Suleyman Shah è, dettaglio non secondario, su territorio curdo: l'ennesimo pasticcio turco nel pantano siriano.

Correlati

Potresti esserti perso