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MAMBO 27 Febbraio Feb 2015 1016 27 febbraio 2015

Bersani, se hai deciso di lasciare il Pd fallo e basta

L'ex leader dem attacca Renzi. Ma ora deve decidere se stare dentro o fuori il partito.

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Pier Luigi Bersani intervistato a In Mezz'Ora.

Se non le avesse dette Pier Luigi Bersani quelle parole nell’intervista del 27 febbraio all’Avvenire, avremmo potuto cavarcela con una battuta sulla solita rissosità interna ai democratici.
L'ex segretario Pd invece è un’altra cosa, è una persona seria, non parla a vanvera, non dice parole forti per impressionare chi lo ascolta o chi lo legge.
E le sue parole di oggi sono più che forti, sembrano l’annuncio di un distacco irrimediabile.
L'ATTACCO AL PREMIER. Il casus belli è il breve tempo che Matteo Renzi concede a una discussione su temi che richiedono un vero approfondimento. La verità è che Bersani dà giudizi sul premier e sulle sue misure, accusandolo più volte di sfidare la democrazia e in qualche caso di violare la Costituzione.
Parole come queste indicano non solo l’improvvisa salita del livello di scontro nel Pd, ma forniscono le basi per costruire qualcosa fuori del partito.
Molti giudizi erano già stati formulati nel recente passato, resta tuttavia l’impressione che oggi Bersani li abbia messi tutti in fila e abbia detto: «Non ci sto, non ci stiamo».
Il premier difficilmente potrà subire l’offesa di essere trattato come uno che vuole coartare la Costituzione e fare un regime personale. È già grasso che cola che abbia mantenuto per alcune ore i nervi saldi. Forse lo continuerà a fare, e sarebbe saggio che continuasse a farlo.
NASCE UN ALTRO PARTITO A SINISTRA? Quel che non risulta chiaro è quel che vuol fare Bersani. Se le sue parole hanno un senso l'ex leader dem non può stressare il suo partito, quello che resta, e il suo elettorato con schermaglie interne via via più dure. Ha bisogno di indicare tappe di una strategia. Vuole restare in questo Pd renzizzato ma deve dire come.
Vuole andar via e deve cominciare a configurare il nuovo soggetto politico. Un nuovo partito oggi non sarebbe accolto bene dall’opinione pubblica. Non lo è stato nessuno nato dalla vecchia nomenklatura, mentre hanno avuto successo partiti nati da leadership populiste, anche vecchie, come Matteo Salvini, ma integralmente anti-sistema.
TOGHE, RAI E CGIL PER LO STRAPPO. Nella sinistra Pd questa cultura non c’è. Probabilmente premono su Bersani e company due lobby, quella dei magistrati e il partito Rai. Sono due lobby conservatrici. Assolutamente dannose per il Paese. Preme forse anche la lobby sindacale con Camusso e Landini, che devono ancora spiegarci come mai Sergio Marchionne apre a Melfi nuove opportunità di lavoro, lancia alcuni prodotti e con la associata americana ha raggiunto il terzo posto nelle vendite negli Usa prima della Toyota, leader mondiale dell’auto.
Comunque la si giri, la palla sembra sempre sfuggire alla presa. Ma definire il campo di iniziativa di una corrente politica non è mestiere da commentatore.
I politici facciano i politici. Quel che vorrebbe la serietà, e Bersani è una persona seria, è che non si accusasse il premier di essere un antidemocratico per poi convivere nello stesso partito e magari contrattare Se Renzi è un potenziale dittatore, occorre un sussulto democratico, come si diceva una volta.
Se le parole forti sono solo scena, ma Bersani non lo vedo in questa veste, allora fatela finita che ci siamo scocciati di questo tira-e-molla.

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