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CENTROSINISTRA 27 Febbraio Feb 2015 2150 27 febbraio 2015

Pd, Renzi in assemblea: la minoranza diserta e attacca

Agenda di governo, il premier accelera. Bersani: «Serve una discussione seria».

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Il premier Matteo Renzi.

La cartina di tornasole della tensione attuale, deflagrata dopo il rifiuto di parte della minoranza alla convocazione di Matteo Renzi sull'agenda di governo, si è avuta, a fine giornata, nella guerra di numeri sulle presenze alla riunione: i renziani hanno parlato di 200 presenti, gli esponenti della sinistra presenti hanno raccontato di un confronto con al massimo 100 parlamentari. Il premier, comunque, è apparso soddisfatto: «Abbiamo offerto un'occasione di confronto in più, polemiche e lamentele sono incomprensibili», si è sfogato durante la segreteria. Ma resta il muro contro muro con Pier Luigi Bersani, per il quale «è ora di discutere sul serio, non per spot».
RENZI TIRA DRITTO. Il segretario premier non ha alcuna intenzione di cambiare il timing delle prossime riforme: martedì 3 marzo, ha ribadito, il Consiglio dei ministri approverà un ddl e un dl sulla scuola; sulla Rai «bisogna correre» e al massimo entro due settimane sarà approvato dal governo il disegno di legge che renderà il servizio pubblico «il primo produttore culturale del Paese».
ACCANTONATO IL FISCO. Rinviato nel 'brain storming' al Nazareno, per motivi di tempo, il capitolo fisco anche perché, a quanto si è appreso, anche la delega fiscale non dovrebbe andare nel Cdm di martedì. Mentre sulla legge elettorale e sulla riforma istituzionale, il presidente del Consiglio ha chiuso la partita: i testi non si cambiano nei prossimi passaggi parlamentari.
CONFRONTO DI QUATTRO ORE. Per Renzi, infastidito dall'accusa interna ed esterna di deriva autoritaria, il confronto odierno, durato quattro ore, poteva essere l'occasione per rilanciare il «metodo Mattarella», che ha portato il Pd unito nella scelta del capo dello Stato. «È la minoranza che si è sfilata», hanno ribattuto i fedelissimi del premier. La sinistra, invece, ha visto come un'offesa il metodo della discussione «ad ore», una per ogni priorità (scuola, Rai, fisco e ambiente) dopo che, ha attaccato Gianni Cuperlo, «le nostre proposte, dal Jobs Act alle riforme, sono state ignorate e bocciate».
BERSANI: «SERVE UNA DISCUSSIONE SERIA». Bersani, che ha ricevuto un incitamento tendenzioso di Renato Brunetta («forza Bersani»), ha rincarato la dose: «Serve una discussione ordinata, così come abbiamo fatto per la scelta di Mattarella». L'ex leader ha respinto la lettura che lo scontro aperto dalla minoranza nasca dall'idea di Renzi di cambiare gli equilibri ai vertici di gruppi parlamentari e commissioni. Un'ipotesi che il vicecapogruppo alla Camera Ettore Rosato, in realtà, non ha smentito: «Una verifica delle presidenze delle commissioni parlamentari è prevista ogni due anni ma non è un tema politico».
GUERINI: «ECCESSO DI POLEMICA». Al di là di presenze e assenze, tra i dem resta una frattura. Il vicesegretario Lorenzo Guerini ha visto nelle accuse di Bersani «un eccesso di polemica, a mio parere non utile». Per il 9 marzo si è deciso un bis su Fisco e Pubblica amministrazione mentre la prossima settimana, quando si andrà alla stretta sulla riforma di viale Mazzini, il premier si è detto disponibile a un approfondimento tecnico con i parlamentari che si occupano della materia. Sperando che anche la minoranza non dia forfait.

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