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SPIRITO ASPRO 28 Febbraio Feb 2015 1029 28 febbraio 2015

Matteo Salvini, Yellow Kid in salsa padana

Il suo razzismo furbetto e caricaturale ricorda il celebre fumetto di Outcault.

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Yellow Kid e Matteo Salvini.

Conoscete Yellow Kid?
Forse solo chi mastica un po' di storia (quasi preistoria) del fumetto ha sentito parlare di questo bambinetto nato 120 anni fa dalla matita del disegnatore americano Richard F. Outcault: pelato, orecchie a sventola, le sue parole, spesso sgrammaticate ed elementari, non sono scritte in una nuvoletta, ma sul davanti del camicione giallo che porta sempre.
Non conoscete Yellow Kid? Fa lo stesso, tanto c'è Matteo Salvini. Che ha tutti i capelli sulla testa, di sventola ha solo la nuova fidanzata Elisa Isoardi, e non si veste abitualmente di giallo, anche se il suo colorito, insieme agli occhi vagamente a mandorla, gli permetterebbe di mimetizzarsi facilmente in zona Paolo Sarpi, se le sue fattezze non fossero arcinote grazie all'assidua presenza in tivù.
PALADINO DEL «WHITE TRASH». Ma anche Salvini si esprime attraverso ciò che è scritto sui suoi indumenti, le ormai celebri felpe («Basta euro» «Padania is not Italy» e la leggendaria collezione «Regioni d'Italia»), e soprattutto «è un personaggio che rappresenta le tensioni di classe e di etnia della nuova società urbana e consumista», come scrivono gli storici del fumetto a proposito di Yellow Kid.
Nelle cui strisce i neri venivano rappresentati come oranghi labbruti, per confermare le etnie bianche nel loro senso di loro superiorità, e gli irlandesi come ubriaconi e ignoranti, per strizzare l'occhio ai proletari bianchi e protestanti che rosicavano vedendo i vari O'Hara e O'Connor, sbarcati ieri dall'Isola di Smeraldo affamati e in stracci, far carriera e sistemarsi meglio di loro.
Il nostro Felpa Kid e i suoi compagni di partito fanno la stessa cosa: caricaturizzano e insultano neri, rom ed extracomunitari per rassicurare il nostro «white trash», gli italiani del Nord e del Sud che si sentono trascurati dallo Stato e minacciati nel loro status.
MENO GENUINO DI BOSSI. Ma lui stesso, il Kid della Madunina, è un fumetto, la caricatura di un leghista impersonata con oculato opportunismo.
La sua genuinità è quella che ci si può aspettare da uno cresciuto con la tivù berlusconiana e forgiato dalle partecipazioni ai quiz Fininvest, come l'altro Matteo, appartenente alla generazione che la parola «genuino» l'ha imparata negli spot dei salumi confezionati, «fatti come una volta» ma in realtà fatti di ritagli riconcallati e aromatizzati.
Genuino, a suo modo, era Umberto Bossi, geniale e cialtrone come una maschera della commedia dell'Arte, un misto fra Capitan Fracassa e Brighella, e altrettanto capace di tenere la scena recitando a soggetto.
A lui dobbiamo la più perfetta definizione del primo Berlusconi, «Peron della mutua» (per poi allearcisi a stretto giro) e un accorato grido degno di un Calamandrei: «Mai coi fascisti, mai!» (per poi allearcisi a stretto giro).
I DUE MATTEO, FIGLI NATURALI DEL CAV. Ecco, a certi lampi di genio e di sfrontatezza il suo erede non arriverà mai. Ha il genio di un figlio della società dell'immagine, lo stesso di Renzi (e in questo senso Silvio è il vero padre politico di entrambi, che con lui hanno un rapporto quasi edipico sempre in bilico fra bisogno di approvazione e parricidio); un talento che si traduce in una diabolica ubiquità mediatica il cui unico limite è la saturazione del pubblico - sono meno le cose che Salvini ha da dire che i talk show in cui va a dirle ogni settimana che manda Dio.
Felpa Kid non sbraita «la Lega ce ha duro», anzi, nell'era dei toyboy si fa fotografare morbidamente adagiato su un lettone, in cravatta verde e nient'altro, per la copertina di Oggi.
Archiviato il dio Po e le ampolle veneziane, sa essere nel posto sbagliato al momento giusto e con la felpa giusta, vedi il blitz al campo nomadi di Bologna, vedi il comizio di oggi a piazza del Popolo insieme ai militanti di Casapound.
Tanto a fare la figura peggiore, nei servizi dei tiggì e quindi nella realtà, è inevitabilmente chi va a contestarlo e a impedirgli di parlare, facendo fare a lui, e perfino ai Casapound, la figura dei custodi dei valori della democrazia.
E a ragione, perché Felpa Kid può dire cose sgradevoli o senza capo né coda quanto si vuole, ma finché non cade in reati come l'istigazione all'odio razziale o la diffamazione ha il diritto di dirle.
Anche se è molto più chic e socialmente presentabile una maglietta con scritto «Je suis Charlie» che una felpa con scritto «Mi sun Salvini».

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