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MAMBO 2 Marzo Mar 2015 1251 02 marzo 2015

Caro Renzi, o sospendi la rottamazione o sparisci

Le Campania lo conferma. Ora più che mai il premier ha bisogno della vecchia guardia.

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Il premier Matteo Renzi.

Vincenzo De Luca, vincitore delle primarie in Campania, è senza dubbio il più forte uomo politico della sua regione dopo Antonio Bassolino e uno dei personaggi più carismatici della sinistra meridionale. Sindaco di Salerno che ha cambiato il volto della città, uomo di passioni e di prepotenze, un impasto fra l’efficiente amministratore e lo sceriffo da film, De Luca ha alle spalle anche inchieste giudiziarie che, conoscendo la nostra magistratura, sono difficili da giudicare.
Ha trionfato, dicono i suoi detrattori, con l’aiuto fondamentale del voto della sua città. Tutti i vincitori delle primarie hanno un pozzo da cui attingono in modo prevalente.
RENZI SI SCOPRE PIÙ SOLO. Quando Nichi Vendola vinse le prime primarie italiane contro un pallido Francesco Boccia aveva dalla sua, accanto a un innegabile carisma, il voto organizzato della sinistra Ds, del sindacato, dell’associazionismo di sinistra.
Semmai il tema è un altro e riguarda Matteo Renzi che, sia in Campania sia altrove, scopre di non avere una classe dirigente propria, essendo la stessa Alessandra Moretti transitata in più porti politici, anche opposti al Pd.
Ancora una volta possiamo dire che Renzi è Renzi e dopo di lui c’è il vuoto, soprattutto in periferia. Questo è un limite del partito gassoso che il premier sta creando.
DEVE DARE SPAZIO ALLA VECCHIA GUARDIA. Come si vede, non cresce niente di nuovo e per scoprire amministratori e capi bisogna lasciare il passo alla vecchia guardia.
Prima o poi Renzi dovrà rendersi conto che la situazione è per lui priva di futuro e avrà due scelte: o coraggiosamente tornare indietro dall’ipotesi del partito fantasma o fare ricorso alla vecchia classe dirigente sopravvissuta. L’hanno capita bene la questione quei dirigente ex bersaniani e dalemiani, ormai un numero significativo, che stanno dando vita a una nuova corrente di collaboranti col premier, pronti a diventare a tutti gli effetti renziani.
TROPPI TRASFORMISMI NEL PD. L’hanno capito i renziani della prima ora che, facendosi corrente, puntano la bandierina sulle terga del capo per evitare che i nuovi arrivati si facciano troppa strada.
La situazione nel Pd è tale che ciò che deve più preoccupare non sono le scissioni, che forse ci saranno o forse no, quanto l’emergere di una dinamica trasformistica che, assieme a una overdose di protagonismo del premier, rischiano di fare del Pd la classica bolla che rischia di scoppiare.
Per fortuna o per sfortuna i notiziari sono pieni di cose serie e spesso drammatiche e anche Renzi dovrà misurarsi con queste piuttosto che con i micro-drammi della sua classe dirigente vecchia o nuova.
A conti fatti se Miguel Gotor, come scrive il Corriere, sia passato da una posizione totalmente ostile a Renzi a una molto simpatizzante, non è cosa che sposta gli equilibri dell’economia italiana.

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