POLITICA 2 Marzo Mar 2015 1417 02 marzo 2015

De Luca, la vittoria preoccupa il Pd romano

De Luca trionfa alle primarie. E guasta i piani del premier. Che ora deve ritarare i rapporti col Pd campano. Voci di ricorsi, ma Cozzolino smentisce.

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Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca.

Ancora Vincenzo De Luca contro Stefano Caldoro, come nel 2010.
Salvo colpi di scena - che quando si parla di elezioni in Campania non mancano mai - lo sconfitto Andrea Cozzolino sta valutando, secondo quanto sostiene il suo entourage, se ci siano gli estremi per ricorrere contro il risultato delle primarie vinte dal sindaco sceriffo.
PRIMARIE CAOTICHE. È stato un successo segnato dalla presa di distanza del Pd nazionale - che fino all’ultimo momento ha cercato di convincere De Luca a ritirarsi -, dal passo indietro del candidato “renziano” Gennaro Migliore a tre giorni dal voto e dallo spettro dei brogli, con l’appello di Roberto Saviano a non votare, a poche ore dall’apertura dei seggi.
Nonostante tutto, si sono presentati alle urne circa 160 mila campani.
De Luca, sospeso dall'incarico di primo cittadino di Salerno in base alla legge Severino, reintegrato dal Tar e dichiarato decaduto dalla Corte di Appello, ha raccolto 78 mila preferenze.
IL SINDACO HA SBANCATO NELLA SUA SALERNO. Il suo principale rivale Cozzolino, ex delfino di Antonio Bassolino e vicino alle posizioni dei “turchi” piddini, si è fermato a circa 66 mila voti, il 44% del totale.
Nella “sua” Salerno ha ottenuto il 96% dei voti, ed è dalla roccaforte della seconda provincia della Regione che De Luca vuole tentare di nuovo la scalata a Palazzo Santa Lucia. «È stata una sfida eroica, sarà una rivoluzione democratica», ha detto con i consueti toni epici nel suo discorso notturno. «Si apre una fase fatta di unità», ha continuato, «concretezza dei programmi, rapporti con il territorio, di rilancio della regione. Non sarà una passeggiata, ci sono problemi gravi da far tremare le vene ai polsi. Ma siamo fiduciosi».

L’unità del partito è il primo tema da affrontare in casa Pd

Il premier Matteo Renzi col presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Il sindaco di Salerno è stato apertamente osteggiato dal partito nazionale, e ha contro di sé buona parte di quello regionale.
«Anche Renzi sa che che tra De Luca e Cozzolino è meglio Caldoro», ha detto prima del voto un acerrimo nemico del sindaco di Salerno, il deputato Pd Guglielmo Vaccaro, che si è autosospeso dal partito.
E sono in molti a mormorare che l’esito delle primarie consegni di fatto la Campania al centrodestra.
IL SILENZIO DI RENZI. Da Palazzo Chigi né tweet né commenti: niente è andato come voleva il premier Matteo Renzi che ora si trova con una patata bollente tra le mani.
Fino all’ultimo ha cercato di convincere De Luca a ritirarsi, ha lanciato in corsa il “suo” candidato Migliore, costretto al ritiro a 72 ore dal voto per evitare che le urne certificassero la sconfitta del renzismo in Campania.
Ma la batosta rimane. La segreteria dem non è riuscita a controllare la situazione nel partito regionale.
LE BEGHE CON LA GIUSTIZIA DI DE LUCA. E si trova ora in una situazione di grande imbarazzo non solo perché dallo scontro con De Luca è uscita sconfitta, ma perché sul candidato incoronato dalla consultazione popolare pende una condanna in primo grado per abuso d'ufficio e un altro rinvio a giudizio per falso ideologico.
La condanna non lo rende “incandidabile” per la carica di governatore.
Ma lo sospende dalla carica se eletto alla presidenza della Regione: il Pd si ritrova ora con un candidato condannato che rischia di non poter governare per alcuni mesi, se eletto: un’arma non da poco in mano agli avversari per la campagna elettorale.

De Luca, l'antitesi del renzismo

Ma non solo. De Luca è l’antitesi del renzismo: 65 anni, ex Pci, ex Ds, è entrato in Consiglio comunale a Salerno nel 1990.
Eletto sindaco di Salerno per la prima volta nel 1993, fu riconfermato per altri cinque anni nel 1997.
Esauriti i due mandati consecutivi, nel 2001 traslocò a Montecitorio.
NEL 2010 GIÀ SCONFITTO DA CALDORO. Le elezioni 2006 hanno segnato la riconferma alla Camera dei deputati, e due mesi dopo le Amministrative lo hanno incoronato di nuovo sindaco.
Nel 2010 ha tentato la corsa alla Regione Campania, sconfitto da Stefano Caldoro, candidato del Popolo della libertà.
Salerno, invece, non lo ha tradito: nel 2011 è sato rieletto sindaco con percentuali da plebiscito, ottenendo il 74,4% dei voti.
SOTTOSEGRETARIO DIMEZZATO NEL GOVERNO LETTA. Da maggio 2013 a febbraio 2014 ha fatto parte del Governo Letta, come sottosegretario del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti retto da Maurizio Lupi.
Ma la sua partecipazione all’esecutivo è stata praticamente solo formale, visto che - anche a causa di rapporti non ottimi con il titolare del dicastero - di fatto non gli sono mai state nemmeno assegnate deleghe.
Tanto che, quando gli fu chiesto di scegliere tra il ruolo di primo cittadino e quello nel governo, sottolineò che «non mi sono state conferite le deleghe, quindi non incorro nei termini di incompatibilità previsti dalla legge».

Scaricato dal governo Renzi, ora sfida i diktat del partito

È stato proprio in quel momento che è avvenuta la frattura con il premier Renzi, nonostante De Luca avesse sostenuto l'ascesa di Renzi nel partito.
Quando il rottamatore è andato al governo, il sindaco sceriffo pensava di avere un posto in prima fila, l’occasione di avere un ruolo di peso dopo il pasticcio del governo Letta. Ma si sbagliava.
NIENTE POSTO NELLA SQUADRA DEL PREMIER. Nella squadra del premier non c’è stato posto per il sindaco di Salerno, che a quel punto non ha avuto remore ad andare per la sua strada sfidando i diktat del partito.
Non è una novità per lui: a Salerno si è sempre candidato con liste civiche, mai con i simboli nazionali. E oggi più che mai la “belva” - come lo chiamano nella sua cerchia di fedelissimi - è pronta a sfidare il partito contro cui ha già vinto più di un round, negli ultimi mesi.
UN BASE DI VOTI TRASVERSALE. De Luca può contare su Salerno e quasi tutta la sua provincia: i sindaci della zona che non sono schierati con lui si contano sulle dita. E non solo nel Pd.
In pieno voto il deputato Simone Valiante ha inviato una segnalazione a Renzi, denunciando la presenza del vice sindaco Udc a Vallo della Lucania fuori dal seggio per fare campagna elettorale a favore di De Luca.
Ma ha tenuto bene anche a Napoli e provincia, dove comunque ha totalizzato 27.102 preferenze, sebbene quello dovesse essere il bacino elettorale di Cozzolino, che ne ha conquistate 30.745.
Salerno non basta, De Luca lo ha imparato nel 2010.

Pochi scossoni nel Pd campano e napoletano

Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.

Ora, quindi, è arrivato il momento di radunare le truppe e di contarle. Anche perché nella corsa alle primarie lo aveva abbandonato Mario Casillo, suo sodale da tempo, consigliere regionale da 18 mila preferenze, che dopo una lunga trattativa con la segreteria nazionale aveva deciso di appoggiare Migliore.
E si erano defilati l’europarlamentare casertano Nicola Caputo, il consigliere regionale Tonino Amato, l’ex parlamentare Teresa Armato, il deputato Massimiliano Manfredi.
LA FRONDA DEL SINDACO PUÒ RINFORZARSI. Ora lo scenario, però, potrebbe presto cambiare. Perché questi nomi sono pronti a tornare ad appoggiare De Luca.
Se appare netta sconfitta dei renziani di ferro - Pina Picierno e Francesco Nicodemo in testa, che avevano fortemente sponsorizzato la candidatura di Migliore e che sono letteralmente scomparsi negli ultimi giorni - la voce è che nei seggi molti giovani sostenitori del premier abbiano comunque preferito lo sceriffo al delfino di Bassolino.
La vittoria di De Luca non provoca scossoni nemmeno nella segreteria regionale, guidata da Assunta Tartaglione che si è subito congratulata con il vincitore della competizione.
Tartaglione proviene da quell’area popolare, rappresentata anche da un nutrito gruppo di consiglieri regionali come Raffaele Topo e Giuseppe Russo, che non rientra tra i fedelissimi, ma non è nemmeno così distante da De Luca.
SOLO I COZZOLINIANI RIMANGONO OSTILI. Così come non è distante l’area Dem - gli ex franceschiniani - come il deputato salernitano Tino Iannuzzi, visto spesso in queste settimane alle riunioni del sindaco di Salerno.
Rimangono ostili gli uomini di Cozzolino, che già erano in minoranza nel partito locale e nazionale.
Insomma, nel partito campano gli equilibri cambiano poco, il gruppo dirigente tiene, nonostante i tanti malumori che potrebbero portare gli sconfitti a remare contro il sindaco salernitano. Le tensioni più che in Campania sono sull’asse tra Napoli e Roma. E preoccupano non poco Matteo Renzi.

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