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ANALISI 4 Marzo Mar 2015 0700 04 marzo 2015

Lega, il modello lepenista di Salvini non può vincere

Populismo, anti-europeismo, sciovinismo. Il Carroccio costruisce una destra minoritaria, da 15%. Facendo il gioco del partito della nazione di Matteo Renzi.

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Matteo Salvini.

Il modello è quello del Front national di Marine Le Pen.
Un crogiuolo di populismo, anti-europeismo e sciovinismo che Oltrealpe ha via via occupato lo spazio del centro e reso “esuli in patria” i moderati alla ricerca ancora di un leader dopo la disfatta (prima politica, poi giudiziaria) di Nicolas Sarkozy.
Se guarda a quanto avvenuto sabato 28 febbraio a Roma, Matteo Salvini gongola ancora per «una bella piazza, di gente perbene, che ha creato qualche problema soltanto ai rosiconi di sinistra».
Il leader del Carroccio parla di 50 mila presenze a piazza del Popolo.
Molto probabilmente non c'erano più di 10 mila persone.
UNA DESTRA MINORITARIA. Ma al di là dei numeri - e delle implicazioni di natura etica e costituzionale, perché non sono mancati richiami al fascismo - l’asse Lega-Fratelli d’Italia-Casa Pound ha lanciato un’Opa su quello che rimane del centrodestra e materializzato lo spettro che ha sempre accompagnato e atterrito i Silvio Berlusconi, i Gianfranco Fini o gli Umberto Bossi.
E cioè una destra minoritaria, capace soltanto di intercettare la protesta ma non di andare al governo, funzionale solo a un partito della nazione che tanto ricorda il vecchio centrosinistra e al quale lavora Matteo Renzi.
FASE DI AUTO GHETTIZZAZIONE. L’area politica che ha governato per più anni l’Italia nell’ultimo ventennio è sulla via dell’auto ghettizzazione.
Lo si comprende bene leggendo la descrizione fatta da Fabrizio Cicchitto della piazza di Salvini, che potrebbe anche risultare una profezia sul futuro del centrodestra.
«A Roma», ha detto l’ex berlusconiano oggi tra i leader di Ncd, «c'era una bella compagnia della buona morte, un truce e minaccioso Salvini, i superstiti spezzoni del neofascismo romano alla ricerca della verginità perduta, i ragazzi puri e duri dello squadrismo culturale di CasaPound, insomma una miscela dell'estrema destra che ha trovato più un megafono che un leader, estrema destra che non ha nulla a che fare né col centrodestra né col centro».

Altro che Almirante: quella di Salvini è una piazza «chiusa e rancorosa»

Un leghista mostra la cover del cellulare con Salvini.

Secondo Gennaro Malgieri, ex direttore del Secolo d’Italia e intellettuale conservatore, c’è persino una regressione rispetto alla piazza missina.
«La piazza di Almirante era nazionale, europea, aperta, dinamica e appassionata», ha spiegato proprio al Secolo, «mentre la piazza di Salvini è stata chiusa e rancorosa, tutt’altro che dinamica e riempita da slogan e pulsioni che non corrispondono a un progetto politico globale e coerente. Aggiungo che tutti siamo d’accordo sull’abbassamento delle tasse ma in quale contesto, in quale modello di nazione che si vuole difendere dall’invasione degli immigrati? Almirante parlava agli italiani di Roma, Salvini ha parlato alle Italie, una cosa che fatico a capire».
FINI GUARDAVA ALL'EUROPA. Gianfranco Fini, anche quando parlava di «Fascismo del 2000» o andava con Jean Marie Le Pen a Baghdad da Saddam Hussein a denunciare il bieco imperialismo americano, studiava come entrare nell’arco costituzionale e guardava in direzione della destra europea.
Per questo non si fece scrupoli nel 1994 a liquidare il Movimento sociale e nel 2008 a cancellare Alleanza nazionale nel Popolo della libertà, oppure a collocarsi al centro nel 2012 con Mario Monti.
UN «LEPENISMO D'ACCATTO». La serie di sconfitte che hanno contraddistinto la sua parabola europea l’hanno relegato in panchina.
Eppure Salvini farebbe bene ad ascoltarlo, quando lamenta la nascita in Italia di «un lepenismo d'accatto».
E aggiunge: «Attualmente in Italia ci sono due forze politiche che si definiscono di destra: c'è la Lega, con l'aggiunta della costola Giorgia Meloni, sempre più mascotte di Salvini. La definirei una destra minoritaria per vocazione che si nutre di due spettri, di due paure: l'immigrazione e l'Unione europea. E poi c'è Forza Italia, il grande club Forza Silvio, piegato agli interessi e agli umori quotidiani di Berlusconi».

Carroccio al 15%, ancora lontano dal Pd (37%) e M5s (19%)

Matteo Salvini e Marine Le Pen.

Al di là dei risentimenti personali, il giudizio Fini sulla deriva minoritaria del centrodestra rispecchia anche le indicazioni di voto.
Stando a un sondaggio di Emg per il Tg La7 nel giorno della manifestazione di Piazza del Popolo, la Lega è al 15,9%, quasi quattro punti in più di Forza Italia, ma ancora lontana dal Pd (37,1%) e dal Movimento 5 stelle (19,6%).
«AL SUD NON SFONDERÀ». Marcello Veneziani, altro intellettuale conservatore, non crede che Salvini possa guidare il centrodestra.
«Per quanto il suo leader si stia impegnando», ha dichiarato al Corriere della Sera il più berlusconiano degli ex neofascisti, «la Lega resta una forza macroregionale. Al Centro-Sud non avrà mai consensi paragonabili a quelli che raccoglie al Nord. È chiaro che Salvini, al di là di quanto dice nei comizi, deve trovare intese con forze nazionali».
Veneziani riconosce il ruolo storico che sta avendo Savini in questa fase, ma non lo vede come l’uomo della Provvidenza.
«MA ALMENO RIDÀ VIGORE». «Il leader della Lega ha un grande merito: sta ridando vigore, vita, a una destra che era esangue, immobilizzata dalle questioni personali, a volte comprensibili ma sempre personali, di Berlusconi. Però non sarà lui il punto di arrivo. Perché? Perché Salvini semplifica molto».
Da qui si arriva facilmente allo spettro di una destra che non ha la forza di arrivare al governo, ma è utile soltanto per coagulare in un “contenitore” democratico tutti i movimenti di destra.
«SALVINI FA IL GIOCO DI RENZI». Per Veneziani «quella della Lega è esattamente l’opposizione che il premier si augura. Renzi può fare il partito della nazione. A sinistra Landini, a destra Salvini. Per lui è perfetto. Il leader della Lega rischia di avere lo stesso ruolo che ebbe in Francia Le Pen padre: elettoralmente significativo, attorno al 15%, ma funzionale alle vittorie della sinistra. Per François Mitterrand, per esempio, Le Pen era un’assicurazione sulla vita».

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