PERSONAGGIO 5 Marzo Mar 2015 0929 05 marzo 2015

Elizabeth Warren, la battitrice libera della politica Usa

Senatrice anti-conformista. Icona di Occupy. E nemica giurata dell'alta finanza. La Clinton prova a portarla dalla sua parte. Ma la sinistra vuole che si candidi.

  • ...

Hillary Clinton e Elizabeth Warren.

La prima ha iniziato a lavorare pulendo i tavoli di un ristorante messicano dopo che il padre aveva avuto un infarto ed era rimasto disoccupato, è un'economista di Harvard e un'icona del movimento Occupy Wall Street.
La seconda è tra i decisori politici più corteggiati dalla finanza americana, ha un cognome che è un marchio e ha appena assunto uno dei guru del marketing della Coca-Cola per curare la sua immagine in vista delle presidenziali del 2016.
FACCIA A FACCIA CON LA CLINTON. Elizebeth Warren e Hillary Clinton sono donne, madri, nonne, leader politiche, ma hanno storie e soprattutto ruoli diversi. A dicembre si sono viste in un faccia a faccia riservato, perché la moglie di Bill, da esperta frequentatrice di Washington, sa riconoscere gli astri nascenti di Capitol Hill.
La Clinton raccoglie quasi il 70% dei consensi tra gli elettori del suo partito ed è la superfavorita per andare a occupare la poltrona che fu di suo marito.
WARREN, LA NUOVA ICONA DEMOCRATICA. Ma la Warren, nuova icona della sinistra democratica, è stata capace di sfidare Barack Obama su niente di meno che la legge di bilancio (alla faccia di chi rimbrotta per i dissensi interni al nostro piccolo Pd), di incalzare la numero uno della Fed Janet Yellen sul ruolo della banca centrale nell'influenzare la riforma della finanza. E, anche se continua a dire di non voler correre per le presidenziali, è destinata a essere la non protagonista più protagonista delle prossime elezioni americane.

La narrazione di Elizabeth: il consumo a debito ha schiacciato la classe media

La Warren durante la campagna per il Senato.

I guru della comunicazione Usa sanno bene che le storie dei politici sono la loro fortuna.
E la vita della Warren finora è una narrazione coerente e promettente. Babysitter a nove anni, a 13 lava tavoli di un ristorante per aiutare la famiglia, una mamma tornata al lavoro e un padre disoccupato. E poi gli studi brillanti, la laurea in Economia con una bimba piccola e la scalata alle vette dell'accademia dalla Pennsylvania fino all'Ivy League di Harvard.
E tutto grazie alle ricerche sulla classe media americana e sul meccanismo perverso che l'ha resa schiava dei debiti.
LE RICERCHE SUL SISTEMA DEL CREDITO. Per avere un'idea basta scorrere i titoli delle sue opere. Nel 1986 The law of debtors and creditors. Tre anni più tardi As we forgive our debtors: bankruptcy and consumer credit in America. Nel 2000 The fragile middle class: american in debt.
Come gli economisti del '900 criticarono il ruolo giocato dai robber barron, i capitani d'industria monopolisti nella crescita americana di inizio secolo, così la Warren ha passato la vita a criticare il motore del debito che induce le famiglie a consumare e a spendere denaro che non hanno, a favore di altri più ricchi di loro per sostenere l'economia.
CONSULENTE CON BILL AL GOVERNO. Le sue ricerche hanno dimostrato che tra il 1979 e il 1997 il numero delle famiglie americane andate in 'bancarotta' è aumentato del 400%. E che la maggior parte non era povera, ma appartenente a quella classe media resa fragile dall'industria del credito. Industria che, dice l'economista, fa in modo che ogni piccolo evento inaspettato della vita, da una malattia a un divorzio, possa rovinare un cittadino.
La Warren sostiene persino che l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro e la famiglia con doppio reddito abbiano tolto un cuscinetto di difesa agli americani e portato l'economia a rispondere aumentando ancora i prezzi. Con questo bagaglio e questa storia è arrivata a nei palazzi di Washington, chiamata come consulente proprio sotto quella amministrazione Clinton che avallò la deregulation finanziaria.

La sua creatura: l'authority per la protezione dei consumatori contro la finanza

La senatrice democratica Elizabeth Warren.

Nel 1995, quando Bill sedeva nello Studio Ovale, la Warren fu chiamata a far parte della National Bankrupty Review Commission, incaricata di fare il punto sulle leggi sulla bancarotta federale.
Poi nel 2008, appena scoppiata la crisi dei mutui subprime e con Obama alla Casa Bianca, andò a presiedere la commissione del Congresso per la stabilizzazione economica, incaricata di avviare i programmi di ripresa del Paese. Nel 2011 Barack l'ha voluta come consigliere speciale del Dipartimento del Tesoro. E da questa posizione è diventata una delle icone del movimento Occupy Wall Street.
Grazie a lei e alle sue battaglie, infatti, oggi i cittadini americani hanno per la prima volta un'authority di protezione dal settore bancario e dalla finanza. Quando però toccò decidere chi avrebbe guidato il nuovo ente, Elizabeth fu tagliata fuori. Il Congresso, e Wall Street, non la volevano tra i piedi e Obama ha dovuto cedere.
LA CORSA PER IL SENATO. E lei di fronte al muro della politica cosa ha fatto? È scesa sullo stesso campo. Ha deciso di correre per un seggio al Senato del Massachusetts. E non uno qualunque, ma quello occupato da Ted Kennedy, perso dai democratici dopo la morte dell'uomo simbolo del partito, e mai più riconquistato. Fino a quando è arrivato un altro politico simbolo, anche se di un'altra epoca.
Nella autobiografia della senatrice democratica appena pubblicata con il titolo A fighiting chance, c'è questo e di più: il racconto privato di una donna che ha sempre lottato nelle grandi e nelle piccole cose (il New Yorker cita la scena di lei che risponde a un professore della facoltà di legge di Houston mentre ha il figlio piccolo in braccio, e gli altri due in cortile e sul fuoco una «dannata pancetta»). E nell'anno in cui anche la Clinton si prepara a dare alle stampe le sue memorie – sono attese per l'estate - qualcuno lo ha interpretato come una candidatura alle presidenziali.
LA SINISTRA VUOLE CHE SI CANDIDI. I suoi sostenitori, tra cui il movimento MoveOn (8 milioni di iscritti) e Democracy for America - entrambe associazioni che promuovono politiche progressiste -, hanno lanciato una campagna per spingerla a correre nel 2016, e l'appello è stato firmato anche da 300 collaboratori del presidente in carica.
Sul punto, lei alterna sapientemente smentite a silenzi. E Politico e The Hill, i due quotidiani insider della politica di Washington, seguono ogni sua mossa con attenzione. Perché a guardare come si è comportata a Capitol Hill, potrebbe riservare sorprese.

La ribellione sulla legge di bilancio, la sfida alla Fed e a Obama

Elizabeth Warren e Barack Obama.

Dice Politico che Warren è una delle poche che è riuscita a far diventare argomenti normativi e complessi comprensibili, e anzi virali, tra le persone. Il segreto sta forse nel fatto che non ha mai rispettato la regola suggeritale da Larry Summers. L' ex segretario al Tesoro di Clinton nel 2009 le spiegò che a Washington vale solo una regola: gli insider «non criticano gli insider».
Prima delle elezioni di midterm a novembre, il numero uno dei democratici al senato Harry Reid, l'aveva inserita nella leadership del gruppo. Ma lei ha continuato imperterrita le sue battaglie.
A metà dicembre ha guidato la fronda ribelle contro la legge di bilancio dell'amministrazione Obama: 57 hanno approvato la Finanziaria, 139 hanno votato contro, compresa la capogruppo alla Camera, Nancy Pelosi. Perché?
CONTRO LA SPECULAZIONE SUI DERIVATI. La legge conteneva un emendamento 'salva derivati' che avrebbe cancellato una novità introdotta dalla Dodd Frank Rule, cioè l'obbligo per le banche di trasferire tutte le operazioni sui titoli derivati a filiali scorporate dalla casa madre per separarle dagli altri business.
Secondo la Warren, che ha convocato una conferenza stampa nel bel mezzo delle votazioni alla Camera, l'emendamento presentato da un repubblicano sarebbe stato un copia e incolla di un documento arrivato dalla banca Citigroup.
LO SCONTRO CON LA BANCA CENTRALE. A gennaio 2015, poi, un' altra vittoria: dopo la campagna battente della Warren, Obama ha rinunciato a nominare Antonio Weiss, ex dirigente della banca di investimento Lazard, sottosegretario del Tesoro per la finanza 'domestica'. L'uomo si è dovuto accontentare di diventare consulente del ministero su mercati finanziari, creazione di lavoro e crescita economica.
A metà febbraio, la senatrice ha preso di mira un'altra alta carica dell'economia Usa: il consulente generale della Fed Scott Alvarez, colpevole di aver criticato la Dodd Frank Rule. Durante un'audizione parlamentare, la Warren ha sottoposto la presidente della banca centrale americana Janet Yellen a un fuoco di fila di domande sul ruolo giocato da Alvarez nelle scelte della Fed. E infine, il 24 febbraio, dalle pagine del Washington Post ha bocciato il grande accordo commerciale con il Pacifico che Obama ha come priorità nella sua agenda di politica estera e economica: «Rafforza solo le multinazionali», ha scritto.

Hillary cerca di portarla dalla sua parte

Hillary Clinton.

Finora nessuno l'ha fermata. Su YouTube spopolano le sue arringhe anti-finanza.
I conservatori usano spezzoni dei suoi discorsi nei loro spot, strumentalizzandoli contro la candidata in pectore.
E gli avversari 'interni' la chiamano al loro focolare: lo ha fatto, evidentemente senza successo, la governatrice Yellen e lo ha fatto la Clinton.
I FINANZIAMENTI ALLA CLINTON FOUNDATION. Per una che mentre era segretario di Stato ha beneficiato dei finanziamenti di ben 60 colossi dell'economia americana raccogliendo con la sua fondazione circa 26 milioni di dollari, avere la guerriera Elizabeth se non amica, almeno non nemica, potrebbe fare la differenza.
Lei, la vendicatrice di Wall Street, ufficialmente non si sbottona: «Dobbiamo capire quanto progressista sarà (la Clinton, ndr). E ascoltare cosa dirà di voler fare».

Correlati

Potresti esserti perso