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COLLOQUIO 5 Marzo Mar 2015 1540 05 marzo 2015

Renzi a Mosca da Putin: «Libia vera emergenza»

Tre ore di faccia a faccia. Il Cremlino: «Pronti ad appoggiare l'Onu contro il terrorismo».

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Matteo Renzi e Vladimir Putin.

Tre ore di colloquio al Cremlino, al termine delle quali Matteo Renzi e Vladimir Putin hanno ribadito la necessità di fronteggiare con assoluta emergenza il «dossier Libia».
«La situazione è peggiorata», ha spiegato il presidente russo, «Mosca è per una soluzione pacifica e appoggia gli sforzi dell'Onu». «Noi», ha aggiunto Renzi, «abbiamo una grande priorità, che è la battaglia contro chi vuole distruggere i valori su cui sono fondate le nostre comunità: oggi la minaccia del terrorismo e del fanatismo religioso è una minaccia particolarmente grave». D'altra parte, per il il premier «il ruolo della Russia, per la sua storia e il suo ruolo nel Consiglio di sicurezza, può essere decisivo. Occorre una risposta incisiva internazionale».
«DIPLOMAZIA IN UCRAINA». Nel corso del vertice, i due leader hanno discusso delle prospettive per una soluzione «politica e diplomatica» al conflitto ucraino, ma anche del ruolo di Mosca in Siria, nella lotta all’Isis e nella guerra in Libia, ormai diventata «una vera e propria emergenza».
«RISPETTARE ACCORDI DI MINSK». I colloqui, ha ribadito Putin nelle dichiarazioni congiunte finali, si sono svolti in un'atmosfera di amicizia e costruttiva e si sono rivelati molti utili e tempestivi, vista la situazione internazionale. Quindi, il presidente russo ha spiegato: «Renzi ha espresso la propria posizione sulla crisi ucraina. La situazione resta complicata, ma non ci sono più combattimenti né morti e non si distruggono le statue. Bisogna rispettare gli accordi di Minsk e questo apre la possibilità per un dialogo diretto tra Kiev e Donesk». A tal proposito, Renzi ha sottolineato: «Conosciamo tutti le discussioni, le posizioni diverse e le difficoltà tra Ue e Russia, ma penso che sia molto importante sottolineare il passo in avanti decisivo degli accordi di Minsk, è un buon lavoro che consente di indicare la strategia non solo per il cessate il fuoco, ma soprattutto che indica una soluzione».
FIORI PER NEMTSOV. Renzi, arrivato il 4 marzo a Mosca dopo l'incontro con Petro Poroshenko, di primo mattino aveva reso omaggio a Boris Nemtsov, ucciso in circostanze misteriose. Sostando alcuni minuti in silenzio davanti al tappeto di fiori che i moscoviti hanno depositato sul ponte in cui è stato ucciso il leader dell’opposizione liberale, il premier aveva lasciato un mazzo di sei garofani rosa, numero pari come vuole la tradizione russa, avvolti in una coccarda tricolore. Un omaggio anche per chiedere che si assicurino «al più presto i colpevoli a un processo giusto e necessario» e confermare che sui diritti civili l’Italia «non ha un problema di timidezza». «Quando dobbiamo dire qualcosa lo diciamo», ha assicurato Renzi.

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