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INTERVISTA 6 Marzo Mar 2015 0640 06 marzo 2015

Formentini: «Tosi-Salvini? La Lega sopravviverà»

Le scissioni? «Nel Carroccio sono normali». Formentini a L43: «Con Salvini se ne esce».

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La rottura in casa Lega sembra inevitabile. Il segretario della Liga Veneta Flavio Tosi, al centro della bufera, si starebbe preparando a scendere in campo alle Regionali contro Luca Zaia, candidato ufficiale del partito.
«Sono appena uscito dall'ufficio di Salvini, è stato un incontro interlocutorio, sono incazzato ma lucido», ha detto il sindaco di Verona a Un giorno da Pecora.
E nella serata del 5 marzo, il consiglio della Liga Veneta ha approvato a maggioranza la proposta formulata dallo stesso Tosi di rinviare al federale il provvedimento di commissariamento imposto da Milano.
«SCISSIONI? NULLA DI NUOVO». Se spaccatura sarà, la sfida tra il sindaco e Zaia non sarà senza conseguenze. Conseguenze che, tuttavia, potrebbero essere minori di quello che si pensa. «Non è nulla di nuovo, tutta la storia della Lega è attraversata da scissioni», dice a Lettera43.it Marco Formentini, leghista della prima ora, deputato, parlamentare europeo e sindaco di Milano, prima della rottura con Umberto Bossi che lo ha portato lontano dalla Padania, prima nell’Ulivo, poi nella Margherita, e infine nel Pd. «La Lega sopravvive perché è fortemente legata al suo capo: e oggi Salvini ha la leadership ben salda tra le mani».

Marco Formentini, 84 anni, nella Lega dal 1991 al 1999. © ImagoEconomica

DOMANDA. Formentini, sembra che tra Tosi e la Lega non ci sia molto da fare.
RISPOSTA.
Vedo la frattura difficile da ricomporre, da quello che sento ovviamente, perché non ho rapporti diretti. Dall’idea che mi sono fatto non mi pare che ci siano margini.
D. Questo strappo, se si verificherà, avrà ripercussioni sul futuro della Lega?
R. No, è coerente con la storia del partito, sempre attraversato da scissioni: credo che stavolta non sarà diverso. Ricordo la prima scissione, nel 1991, quella con Castellazzi. Sembrava che la Lega si spaccasse in due, e invece no.
D. Ce ne sono state altre poi...
R.
Quando Bossi fece saltare l’alleanza con Berlusconi dopo otto mesi di governo ci fu una grossa spaccatura , uno scossone fortissimo: anche lì, però, la Lega ne è uscita.
D. Come?
R.
Fu Maroni a rientrare, e fu salutato a festa da tutti i militanti e dallo stesso Bossi perché era un pezzo importante.
D. E le conseguenze?
R.
Non dimentichiamo che anche Miglio era tra i fuoriusciti. Berlusconi allora aveva una forza di condizionamento molto forte. E da quel momento la Lega è stata sempre in subordine.
D. Perché?
R.
Perché quello che ha sbaragliato le carte è stato Berlusconi. Ha preso il messaggio leghista, l’ha edulcorato e l’ha fatto proprio estendendolo a tutto il territorio nazionale. Ha preso il piatto, come si suol dire. La Lega, pur restringendosi, resistette.
D. Poi rinsaldò l’alleanza.
R.
Aderì al berlusconismo in toto, entrando nel governo. Fu quello il momento più oscuro: si era dannata l’anima, da lì nacquero gli episodi di corruzione che le erano sconosciuti. Per il potere, e le poltrone, aveva perso il suo messaggio, i suoi valori.
D. Ora, però, sembra essersi ripresa.
R.
La catarsi è stata lunga e difficile. E Salvini è stato protagonista di questo periodo di purificazione. Oggi la Lega ripropone dei valori e infatti sta conquistando nuovi spazi.
D. Salvini può approfittare del declino del berlusconismo?
R.
Io credo che quel capitolo sia chiuso e nessuno ha interesse a riaprilo, in primis Berlusconi che vuole salvaguardare quello che gli interessa davvero. Quell’esperienza è tramontata e credo che Salvini faccia bene a essere molto prudente prima di stringere alleanze.
D. Anche con il Nuovo Centrodestra?
R.
Salvini ha ragione a non volersi unire a loro, è una questione di coerenza. Come potrebbe andare con un partito che è nel governo di cui proprio lui è il più fiero oppositore?
D. Tra i 'fieri oppositori', come li chiama lei, c'è pure Grillo...
R.
In teoria sì, ma la mancanza di ogni fondamento politico è venuta fuori. Ormai è evidente che è stata un’esperienza personale di Grillo e Casaleggio. Nell’incontro con la politica questa coppia ha dimostrato la propria inconsistenza. La Lega ha in mano l’opposizione, sarebbe suicida ora un’alleanza sbagliata.
D. Lei abbandonò la Lega: perché lo fece?
R.
Sono uscito nel momento in cui si era profilata la nuova alleanza con Berlusconi, di cui ho potuto vedere le implicazioni negative. Inoltre, in Europa ci si era alleati con forze di destra anche oscure, come il blocco fiammingo. Mi piaceva la rivoluzione liberale, non quella neofascista.
D. La Lega ha superato le crisi, Berlusconi e anche le scissioni. Qual è il suo segreto?
R.
La Lega segue il capo, che è sempre stato Bossi ma mi sembra che Salvini abbia saldamente preso la leadership.
D. Quindi il Carroccio ne uscirà anche questa volta?
R.
Credo che sopravviverà benissimo alle vicende di questi giorni. Ci saranno sicuramente contraccolpi, ma la Lega è abituata e, facendo un ragionamento da botanico, le potature fanno bene, la pianta riprende vigore, finché c’è una leadership salda.
D. Salvini sta facendo bene secondo lei?
R.
Quando un segretario prende il partito e lo fa crescere è bravo, non c’è dubbio. Certo, commette degli errori, prende delle posizioni che si può non condividere, ma non c’è dubbio che stia lavorando bene.
D. A quali posizioni si riferisce?
R.
Salvini sta giocando due grandi partite. Una è sulla posizione dell’Italia in Europa ed è quella più difficile da sostenere anche se è in buon compagnia, con la Le Pen per esempio. Ma mi sembra difficile far saltare un castello che, pur avendo molte inefficienze, è comunque frutto di anni di lavoro.
D. Vuole dire che è contrario all'uscita dall'euro?
R. Con gli interventi della Bce l'euro dimostra che può esser utile. Oggi è difficile pensare che uno Stato si salvi senza Europa, tanto che anche la Grecia, arrivata al dunque, ha dovuto far marcia indietro, perché ai creditori devi dar garanzie non raccontar storielle.
D. E l’altra partita che sta giocando Salvini?
R.
È quella sulla tutela dei cittadini che si vedono maltrattati, afflitti dal problema dell’immigrazione incontrollata. Ed è una battaglia valida, interpreta un bisogno. Salvini è saldo, è abile si muove bene. La presenza di Bossi l’altro giorno a Roma è stata simbolicamente una sorta di investitura, senza che ce ne fosse nemmeno bisogno.
D. Quant’è cambiata la Lega rispetto ai suoi tempi?
R.
Nel 1990 era il partito matricola, oggi è il più vecchio in parlamento. C’è stata una rivoluzione radicale e profonda della politica italiana e anche la Lega è cambiata. Rimane però il rapporto in presa diretta con le aspirazioni popolari, l’abilità nell’interpretare bisogni, magari anche quelli sbagliati, ma a ogni modo riesce a intercettare i desideri della gente, proprio perché molto radicata sul territorio.

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