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MAMBO 6 Marzo Mar 2015 1400 06 marzo 2015

Pd, Renzi rottama il partito liquido

Svolta del premier che ora punta sulle tessere. Per controllare la sua formazione.

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Il premier Matteo Renzi.

Matteo Renzi si è convinto, almeno così dice, che bisogna tornare al partito solido, quello con le tessere vere.
I numerosi episodi recenti con primarie assai discusse, e soprattutto il mancato controllo renziano della periferia, lo spingerebbero verso un modello che ha sempre avversato. Il partito liquido finisce così in bottiglia perché incapace di dar vita a novità periferiche e soprattutto incapace di realizzare l’egemonia renziana sopraffatta da uomini di più antico mestiere.
LUNGA DISCUSSIONE. È una discussione, quella sulla forma-partito, che è iniziata il giorno stesso della nascita del Partito democratico, ed è abbastanza astrusa. Le tessere non sono garanzia della solidità del partito, come dimostra il caso romano e l’esperienza di tante formazioni personali con tesseramento diffuso (chiedere a Clemente Mastella e Antonio Di Pietro), così come la liquidità non è per se stessa un simbolo di evanescenza politica.
UN MODELLO IDEOLOGICO. A voler essere scolastici si può dire che la forma organizzativa è in sé irrilevante se non è accompagnato da un modello - uso una brutta parola - ideologico. Ciò che rendeva il Pci, ma anche il Psi e un po’ meno la Dc, forte non era la capacità di tesserare cittadini a migliaia, quanto il fatto che la tessera fosse il culmine di un processo di identificazione politico-morale oltre che di partecipazione a una comunità umana senza la quale non c’era il partito strutturato.
SERVE QUID SPECIFICO. Copiare il Pci senza immaginare qualcosa che assomigli a ciò che quel partito teneva unito è una barzelletta.
In tutti i Paesi in cui, sia pure in forme diverse, i partiti sono organizzati - penso alla sinistra francese, tedesca, inglese e statunitense - il collante è dato dall’appartenenza, cioè a quel 'quid' che rende diverso stare da una parte piuttosto che da un’altra.
LE RIFORME CAMBIANO IL PAESE. Se invece i partiti non hanno storia, le ideologie sono tutte morte e l’ideale futuro è irrilevante, che cosa resta? Restano le cosiddette riforme, dicono i renziani. Che cosa sono le riforme? Ormai in Italia ogni nuova legge, cambiando lo stato delle cose, è una riforma. Invece una riforma è un mutamento di assetto del Paese in tanti diversi campi funzionale a un progetto di società. Questo distingue le riforme liberiste degli anni di Ronald Reagan e della sua socia britannica dalle riforme socialdemocratiche dell’Europa del secondo Dopoguerra.
IN BALLO C'È IL POTERE. Questa discussione nuova sul partito solido, invece, rischia di esser funzionale solo al tema ossessivo del controllo della macchina politica e in particolare degli eletti o eligendi. Operazione di puro potere, niente di culturalmente rilevante.

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