Giuliano Pisapia Casa 130903235131
AMMINISTRATIVE 7 Marzo Mar 2015 0645 07 marzo 2015

Comunali Milano, già partito il risiko per il dopo Pisapia

Il sindaco non vuole ricandidarsi. Al Pd piacciono Fiano, Quartapelle o Mosca. Salvini troppo a destra. Lupi non ha il partito. La gara meneghina per il 2016.

  • ...

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia.

Milano deve ancora affrontare la sua sfida più importante, con le incognite che pesano sull'inaugurazione dell'Expo 2015 e la buona riuscita della manifestazione. Ma la politica meneghina è già concentrata sull'altro grande appuntamento che attende la città: le elezioni comunali del 2016.
Dalla Lega Nord al Nuovo centrodestra passando per il Partito democratico, la macchina dei partiti si è già messa in moto per il dopo-Pisapia.
RISERVA NON SCIOLTA. Il sindaco eletto nel 2011 sull'onda di una inedita mobilitazione popolare, che fece parlare gli osservatori di “rivoluzione” arancione, in realtà non ha ancora sciolto la riserva riguardo a una sua possibile ricandidatura.
Ma da almeno un anno l'ipotesi viene data come remota, sia all'interno del suo entourage a Palazzo Marino sia a Roma.
RICANDIDATURA DIFFICILE. Ora l'indiscrezione è stata rilanciata nuovamente dal Corriere della Sera che riferisce di un incontro avuto dal primo cittadino milanese con il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, a inizio 2015, durante il quale il sindaco avrebbe espresso la volontà di non correre per un nuovo mandato.
Per i democratici il fattore tempo è decisivo: alle elezioni manca ancora un anno, ma la partita per il governo di Milano, cruciale anche per le Regionali lombarde del 2018, non può rischiare di essere persa.
SI PUNTA SUL NOME FORTE. Bisogna arrivarci avendo costruito una candidatura forte. Il Pd milanese sta già valutando possibili alternative. I nomi dei papabili circolano già da un po'.

I più appetibili: Fiano, Quartapelle o Mosca

Lia Quartapelle.

Un candidato potrebbe essere Emanuele Fiano, parlamentare del Pd, rimasto fuori dalla composizione del governo Renzi - si era parlato di lui come possibile sottosegretario al Viminale - ed entrato invece nella “seconda” segreteria unitaria del partito, con l'incarico di responsabile delle Riforme.
In lizza ci sono anche Lia Quartapelle, 32enne, ricercatrice dell'Ispi ed esperta di relazioni internazionali, che era tra i candidati alla carica di ministro degli Esteri poi affidata a Paolo Gentiloni, e Alessia Mosca, deputata, ex lettiana.
E SE RITORNASSE BOERI? Ma tra i democratici milanesi c'è anche chi vedrebbe di buon occhio un ritorno sulla scena di Stefano Boeri, uscito sconfitto dalla competizione delle primarie con Pisapia nel 2011, ma pur sempre il più votato tra i dem alle elezioni comunali.
Fuori dal perimetro del Pd, invece, un nome molto invocato, soprattutto tra i “tecnici” di Palazzo Marino, quella quota di società civile che Pisapia volle nella sua giunta nel 2011, anticipando una tendenza che si sarebbe poi affermata anche a livello nazionale, è quello dell'attuale vice sindaco Lucia De Cesaris.
MEGLIO FIGURE «POLITICHE». Negli anni di governo si è guadagnata la fama di donna tosta e inflessibile, una che ha tenuto testa a immobiliaristi e speculatori, provando a riportare al centro dell'interesse politico e urbanistico le periferie e gli spazi verdi della città.
La revisione del piano di governo del territorio nel senso di un maggiore equilibrio tra costruito e spazi verdi è opera sua, così come l' investimento sulla rete delle cascine milanesi, sempre bistrattate dalle diverse giunte.
De Cesaris però sconta il suo non essere una «politica», dicono i professionisti del settore.
MAJORINO PER UNIRE LA SINISTRA. Last but not least, si fa con certa insistenza anche il nome di Pierfrancesco Majorino, assessore alla Politiche sociali, su cui potrebbe convergere anche tutta la sinistra non Pd.
Anche se è difficile che si ripeta quanto accaduto nel 2011, quando la galassia dei movimenti, dei centri sociali, dell'antagonismo milanese si mobilitò per l'elezione di Pisapia, riportando alle urne molti astensionisti. Con la politica degli sgomberi e del rispetto della legalità, Pisapia si è alienato parte di quelle simpatie.

Salvini ci prova, ma il suo progetto è troppo estremista

Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi.

Se il Pd valuta le sue mosse, sapendo che l'ultima parola spetta comunque a Matteo Renzi, a destra non stanno a guardare.
Matteo Salvini non ha mai fatto mistero della sua ambizione di governare la 'capitale del Nord'.
E se il progetto nazionale della sua nuova Lega alleata a Roma con CasaPound e in Europa con il Front national non dovesse decollare, il Comune di Milano sarebbe ben più che un gradito ripiego.
MA LA CITTÀ È MODERATA. Resta però il nodo delle alleanze: è improbabile che un Carroccio lepenista, tutto spostato a destra ed estremista, conquisti il cuore di una città moderata.
A Salvini servirebbe comunque l'appoggio di quella borghesia meneghina il cui voto è determinate per chiunque aspiri a conquistare il capoluogo lombardo.
A LUPI MANCA IL PARTITO. E qui entrano in gioco Forza Italia e il Ncd. Dal partito di Silvio Berlusconi non trapelano per ora indicazioni su possibili candidature, mentre si sa che a desiderare la poltrona di primo cittadino è da tempo Maurizio Lupi, attuale ministro delle Infrastrutture.
Se a Salvini manca il centro, a Lupi però manca il partito: gli alfaniani in Lombardia hanno scarsissimo peso elettorale e la sua candidatura non potrebbe che passare per un accordo con Forza Italia e anche con la Lega. La partita è appena cominciata.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso