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DONNE E TRATTA 7 Marzo Mar 2015 1200 07 marzo 2015

L'Isis recluta mogli-prostitute per i suoi miliziani

Adescate su internet. Sposate via Skype. Stipendiate nei bordelli del Califfato. Sono le sprovvedute finite in mano ai terroristi. In arrivo pure dall'Occidente.

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Biglietto di sola andata dai postriboli tunisini e marrocchini. Ma, anche e sempre di più, dai marciapiedi delle metropoli occidentali.
I combattenti dell'Isis hanno bisogno di donne e viagra, oltre che di droghe, per uccidere a ritmo martellante.
La paga e i benefit eleargiti sono alti per gli standard arabi, ma non stratosferici.
Per buone prestazioni, l'ego deve essere stimolato. E con l'aumento dei foreign fighters nello Stato islamico, cresce il reclutamento di prostitute.
LE FATWA DEL SESSO. Centinaia sono prigioniere schiavizzate, costrette al sesso. Altre sono ragazzine sprovvedute partite con l'esca di soldi e delle nozze islamiche.
Ma molte sono donne che già si vendevano, vite perse nei Paesi musulmani alle quali l'Isis promette il riscatto.
Il perdono con una fatwa, poi il volo verso il Califfato di Abu Bakr al Baghdadi. Partita dal Nord Africa, la tratta si è allargata.
DAL MAGHREB ALL'OCCIDENTE. In Spagna sono state sgominate diverse cellule di reclutamento di «giovani donne», l'ultima a febbraio.
Dalla Gran Bretagna tre 15enni sono approdate in Siria, dove operano altre inglesi convertite, con «trafficanti di persone». E in Australia mancano all'appello una quarantina di «spose jihadiste».

Adescate su internet con la promessa del matrimonio islamico

Un miliziano dell'Isis.

Donne mercificate, «schiave del sesso e in alcuni casi kamikaze, in numero sempre crescente», dicono le autorità.
A onor del vero, il giro di prostitute per i combattenti islamici esisteva anche prima della nascita del Califfato e ruotava attorno a diversi gruppi fondamentalisti in guerra in Siria (qaedisti di al Nusra e altri jihadisti), tutti riconducibili alla matrice salafita-wahabita del radicalismo sunnita.
Il flusso si è poi concentrato verso lo Stato islamico, assorbendo i combattenti di svariate sigle estremiste e richiamandone migliaia dall'estero.
Con una catena di mogli-prostitute, per così dire, istituzionalizzata.
MATRIMONI VIA SKYPE. L'adescamento avviene principalmente attraverso internet, canale di reclutamento globale e pervasivo tra le nuove generazioni.
Per primo, il Northern Observatory for Human Rights (Onerdh) del Marocco ha condotto una ricerca sul fenomeno, concludendo che le donne, per lo più «giovani», cadono nella rete attraverso il «social networking».
L'indottrinamento di ragazze non sposate, spesso non più vergini, o addirittura di lucciole dai bordelli, è possibile attraverso fatwa (i pareri coranici) emesse dagli sceicchi del salafismo jihadista, per permettere alle musulmane «matrimoni via Skype» e di poter «viaggiare senza essere accompagnate da un uomo».
LA JIHAD SESSUALE. L'Onerdh stima tra le 300 e le 500 marocchine partite dal Paese per l'Iraq e la Siria: «Dimensioni allarmanti».
Ma per il Moroccan Centre for Strategic Studies (Cmes), i numeri reali potrebbero essere «molto maggiori», anche a livello nazionale, a causa della saldatura, negli ultimi mesi, delle «reti di prostituzione globale con lo Stato islamico. La parola magica è jihad al nikah, jihad sessuale.

L'Isis ha sviluppato reti di prostituzione globale

L'esecuzione di un uomo in strada da parte di un terrorista dell'Isis.

Criminalità e jihadismo. I trafficanti fanno soldi, i combattenti sono ristorati.
Dal Nord Africa, i“protettori” dirottano le ragazze attirate dalla promessa di una vita facile in Europa verso i lupanari dell'Isis.
Il Cmes ha rilevato «un'intensa attività» dei network internazionali di prostituzione, «verso la Turchia e la Giordania», ai confini del Califfato.
Per le meretrici dei combattenti, l'Isis offrirebbe un «un pacchetto di incentivi finanziari e morali», tra i quali un «salario mensile», anche per le donne, e la possibilità di «redimersi, uscendo dal giro del sesso a pagamento, sposando un combattente o dedicandosi alla jihad».
SI IMMOLANO COME KAMIKAZE. Il circuito è lo stesso. Nello Stato islamico, le donne prestano servizio nei bordelli, ma anche nelle brigate al Khansaa e al Zawaraa, sorvegliando la stretta osservanza delle jihadiste ai costumi, segnalando e arrestando chi trasgredisce e, talvolta, immolandosi come kamikaze.
Entrambi i gruppi sopracitati hanno centinaia di account su Twitter, sotto sigle loro collegate, come il sito radicale Jihad Matchmaker che, attraverso agenti, (pur negando quasiasi rapporto con l'Isis) propone nozze musulmane con combattenti islamici.
I BORDELLI-PRIGIONE. Nel Califfato, alcune britanniche della brigata al Khansaa gestirebbero case-prigioni con schiave sessuali ragazzine, anche 12enni, violentate e poi costrette a darsi come surrogato delle vergini in paradiso.
Prima di finite nello Stato islamico, le spose prostitute venivano sfruttate dai jihadisti in Siria.
Gli imam salafiti promettevano loro salvezza eterna, in cambio del corpo ai martiri. In tante partivano dalla Tunisia, già nel 2012, dove anche esponenti del governo lanciarono l'allarme sui centri di reclutamento di foreign fighters (il 40% degli stranieri in Siria) e delle loro mogli, fiorenti nel Paese.
Non uno, ma 20, 30, anche 100 sposi. In molte, come le ragazzine inglesi fuggite da scuola, non ne sono consapevoli.

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