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SCONTRO 8 Marzo Mar 2015 1334 08 marzo 2015

Berlusconi: «Voteremo contro le riforme»

Strappo del Cav: «Renzi ha tradito i patti. Voteremo contro le riforme in Aula». Ma il premier rilancia: «Sarà il popolo a decidere con un referendum».

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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

Silvio Berlusconi chiude la porta al governo e straccia (forse definitivamente) il patto del Nazareno.
Matteo Renzi replica e annuncia che sarà il popolo a decidere con un referendum se le riforme costituzionali vanno bene o no.
Il tutto mentre la minoranza del Pd si prepara a dare battaglia in Aula sul nuovo Senato e l'Italicum.
FI VOTA CONTRO LE RIFORME. Domenica infuocata l'8 marzo per la politica italiana, cominciata con le parole forti di Berlusconi. Intervenuto telefonicamente alla kermesse in corso a Bari per il lancio ufficiale della campagna elettorale di Francesco Schittulli, il Cav ha avvertito: «Martedì voteremo contro la riforma e diremo no all'arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è Stato capace di cambiare il Paese».
«SI APRE UNA NUOVA FASE». «Oggi si apre davanti a noi, con tutto il centrodestra finalmente di nuovo insieme, una nuova fase che partirà martedì. Speravamo con Renzi di chiudere vent'anni di guerra strisciante. Abbiamo imparato a nostre spese che il partito viene prima del Paese, che i cambiamenti servivano solo a privilegiare una parte politica. Non siamo stati noi a tradire», ha aggiunto il leader di Forza Italia.
RENZI PUNTA AL REFERENDUM. Parole a cui Renzi ha replicato annunciando un referendum sulle riforme: «Martedì andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura. Puntiamo al referendum finale perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario. Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no». La legge elettorale, ha aggiunto, non cambia.
GUERINI: «IL CAV HA PAURA E SBAGLIA». Secondo Lorenzo Guerini del Pd, la chiusura sulle riforme di Berlusconi «è un errore politico. Alle prese con una divisione sempre più aspra nel suo campo e con la minaccia di Salvini, il Cav prova a brandire il drappo di un'unità che è solo apparente e impossibile e si trincera dietro la paura di una leadership in difficoltà».
BOLDRINI: «CONTANO I NUMERI». A riguardo, la presidente della Camera Laura Boldrini ha auspicato che «le riforme vengano condivise nel modo più ampio possibile. Però poi si deve arrivare al voto perché è ciò che dà al parlamento la sua centralità: la capacità non solo di discutere ma anche di decidere. In democrazia contano i numeri: su tutto, senza eccezioni».

Fitto: «Berlusconi si è chiuso in un bunker»

L'eurodeputato di Forza Italia, Raffaele Fitto.

Intanto nel centrodestra le acque restano agitate. Il leader dei 'ribelli' di Forza Italia, Raffaelle Fitto, ha avvertito Berlusconi: «Su alcuni punti nel passato abbiamo fallito e per ripartire dobbiamo necessariamente ammettere i nostri errori». L'ex premier, ha aggiunto, «ha due opzioni: chiudersi in un bunker con alcuni collaboratori o ascoltarci e fare regole che ci portino a candidati eletti e non nominati».
APERTURA DI SALVINI. Dopo le dichirazioni di Berlusconi, è arrivato anche l'appello di Matteo Salvini, che vede all'orizzonte un patto con Forza Italia. «Se votano contro, come normale, poi ragioniamo fra opposizioni», ha detto il segretario della Lega Nord. «Basta condividere il progetto di Italia futura e di Europa», ha aggiunto a margine di un incontro, «poi non imponiamo niente a nessuno».
MINORANZA PD AL BIVIO. Nervosismo anche nel centrosinistra. In vista dell’ultimo voto necessario per spedire la legge elettorale al Senato, gli esponenti della minoranza dem stanno pensando di astenersi o non partecipare. Per Alfredo D’Attorre «il pacchetto riforma costituzionale più legge elettorale non sta in piedi». Pesanti critiche alle due riforme sono arrivate anche da Pier Luigi Bersani, pronto a non votare l’Italicum se, come insiste Renzi, non saranno concesse modifiche.
NUMERI RISICATI DELLA MAGGIORANZA. Senza Fi a Palazzo Madama, la riforma costituzionale rischia grosso, visti i numeri risicati della maggioranza e il dissenso della minoranza Pd. E anche la legge elettorale a Montecitorio, sotto il fuoco dei voti segreti, non è al riparo. «Nessuno può permettersi di fermare il cambiamento», ha detto Renzi. Ma la verità si saprà solo in Aula.

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