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INTERVISTA 9 Marzo Mar 2015 0600 09 marzo 2015

Belpoliti su Salvini: «Non c'è nulla oltre slogan e felpe»

Uomo qualunque. Sottoprodotto del machismo leghista. In versione pop liceale. Salvini visto da Belpoliti, autore de Il corpo del capo: «Si traveste, ma è vuoto».

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I leader della sinistra europea sfoggiano camicie bianche immacolate e senza cravatta, jeans leggermente scoloriti e giacche sportive. Sono i vari Pedro Sánchez, Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis.
Lui invece va in giro con t-shirt e felpe con gli slogan dipinti sopra. E si fa fotografare a torso nudo per le copertine dei giornali.
Matteo Salvini parla con il suo look, ma non è una novità: lo hanno fatto tanti prima di lui, da Berlinguer a Craxi, Berlusconi e Bossi.
PURO STILE PUBBLICITARIO. La differenza è che i suoi vestiti sono anche messaggi, in puro stile pubblicitario. A uso e consumo di telecamere e obiettivi.
«È il risultato dell’epoca dei social network, la reputazione è diventata l’argomento principale», dice a Lettera43.it Marco Belpoliti, critico e scrittore, autore de Il corpo del capo e La canottiera di Bossi. «Salvini non ha niente da dire, per questo deve esibire una superficie scritta».

Marco Belpoliti. © GettyImages

DOMANDA. Cosa c’è di nuovo nella felpa di Salvini?
RISPOSTA. Intanto va fatta una premessa. La pubblicità ci ha abituato a utilizzare tutti gli spazi. Se guardiamo in giro, sono sempre più le macchine che passano con il marchio di un negozio. Una volta la gente si vergognava della pubblicità, ora la esibisce.
D. Come mai?
R. Pesano i social network. La reputazione è diventata l’argomento principale, che non è il buon nome “borghese” di una volta.
D. Cioè?
R. Non ho un buon nome quando si parla bene di me, ma quando si parla di me. E questa è un'escalation che è andata crescendo fino all’esibizione della pubblicità. È passata di moda la discrezione.
D. Quindi Salvini è perfettamente in linea con i nostri tempi?
R. Le sue foto vanno sui giornali, e allora lui usa il corpo come un supporto. Dall’altro lato la Lega è stata più di tutti gli altri anticipatrice della creazione del brand.
D. Come?
R. Il partito comunista aveva falce e martello, ma quelli erano simboli. La Lega invece ha creato il suo brand. Alle riunioni di Pontida c’erano le magliette, le matite, i fazzoletti, c’era il merchandising. Salvini, dunque, non è niente di nuovo.
D. Quali sono le differenze tra lui e Bossi?
R. Bossi comunicava più per simboli, ha sempre avuto una faccia che comunicava qualcosa. Salvini è un uomo qualunque, proprio dal punto di vista lombrosiano, ha bisogno di mettersi addosso lo slogan. Ma non è niente di nuovo: basta pensare alle t-shirt di Calderoli anti-Islam.
D. Quindi la comunicazione di Salvini non ha nulla di innovativo?
R. Sono i ragazzacci dell’oratorio, del bar sport, i tifosi di calcio riciclati. Salvini fa in modo continuativo quello che avevano già fatto gli altri. Non è niente di nuovo, cambia la felpa con il nome sopra.
D. Perché proprio la felpa?
R. È un ragazzo, è un post liceale. Salvini è come un ex studente delle high school americane. La felpa è un oggetto trasversale, che unifica sinistra e destra, con colori e forme diverse. La possono avere i No Tav e i fascisti di CasaPound. È un oggetto che unifica, conta quello che ci scrivi sopra.
D. Però si è fatto fotografare anche a torso nudo.
R. Attenzione, anche quando si denuda, Salvini è vestito, ha la cravatta, non si vede il corpo. Lui si veste e traveste. Non è corpo, è il vestito.
D. Cioè?
R. Non è un corpo definito. Ha ragione Pippo Civati che parla del trasformismo di Renzi: anche Salvini è un trasformista. Va là dove ci sono i vuoti politici, le assenze. È la pubblicità continua.
D. L’immagine che da di sé, rispetto al celodurismo di Bossi, o all’uomo berlusconiano, sembra più patinata, più pop.
R. Infatti. È un sottoprodotto del machismo leghista, decisamente più pop. Il machismo leghista di Pontida era quello da cortile, da pollaio, molto più ruspante. Questo è un po’ più televisivo e pubblicitario.
D. Sta funzionando?
R. I giornali lavorano per lui, pubblicano le foto. Ha fatto pubblicità alla Lega senza pagare un euro. Anche noi ora ne stiamo parlando. C’è un racconto di Primo Levi che si chiama “In fronte scritto”, dove si racconta la storia di due che si sposano, ma non hanno soldi. Allora “vendono” la fronte per dei tatuaggi pubblicitari, con cui si pagano la cucina. Le ripeto, non c’è niente di nuovo.
D. Che differenza passa con la camicia bianca di Renzi?
R. Renzi è sempre meno rottamatore e segretario del Pd e sempre più presidente del Consiglio. Oggi deve dimostrare di fare delle cose, è meno incentrato sull’immagine. Certo, non gli manca mai la battuta, lo slogan: direi che si è trasferito più sull’aspetto linguistico che sull’aspetto visivo.
D. E Salvini?
R. Salvini che non ha niente da dire deve esibire una superficie scritta. Non c’è un contenuto della politica della Lega, ora è tutto un fatto personalistico. Guardiamo il Veneto: sa che differenza c'è tra Tosi e Zaia?
D. Quale?
R. Boh, non ci sono idee, programmi. È come se fossero ognuno un feudatario, impegnati a combattere per mantenere il proprio territorio, la propria fetta di potere.

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