Pier Luigi Bersani 150227215039
MAMBO 9 Marzo Mar 2015 1040 09 marzo 2015

E mentre la destra si squaglia il Pd si divide

Forza Italia in crisi. Ma invece di affondare il colpo, la sinistra litiga sulle riforme.

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Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

A mano a mano che ci avviciniamo al voto sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale, si infittiscono le pressioni e le minacce sul governo.
Sinistra Pd e Forza Italia, con in testa lo stesso Silvio Berlusconi, vogliono disfare la tela che è più cara a Matteo Renzi.
Lo sfondo su cui avverrà il dibattito politico e il voto, tuttavia, non è favorevole per gli oppositori del premier.
BERSANI E CO ANCORA CONFUSI. Ci sono molti segnali meno pessimisti per l’economia. Il merito è di Mario Draghi, della testardaggine di molte migliaia di italiani incrollabilmente laboriosi, dell’ottimismo sparso a piene mani dal premier, sta di fatto che l’Italia sembra più fiduciosa. Gli sfasciacarrozze alla Salvini e Grillo possono ancora cavalcare la protesta visto che la ragione per protestare c’è ancora, ma forze governative o con inclinazione di governo come la sinistra Pd e il berlusconismo militante rischiano la brutta figura e l’incomprensione di larghi strati di pubblica opinione.
La sinistra Pd, poi, appare confusa sul modo e sul merito del contrasto al progetto Renzi.
L’opposizione alla trasformazione del Senato in Camera delle Regioni contrasta con decenni di prese di posizione ufficiali della sinistra tutta intera. Il bicameralismo è stato per tantissimo tempo la bestia nera e il diavolo evocato in convegni e congressi. Il cambio di idee è legittimo, ma va spiegato.
SULLA LEGGE ELETTORALE CRITICHE GIUSTE. Invece sulla legge elettorale Bersani & co hanno ragione. Renzi deve diminuire il numero dei candidati che hanno la corsia preferenziale.
Del resto non si vede perché voglia intestardirsi a premiare suoi sodali che potrebbe far eleggere in altro modo visto che ormai dispone di una forza nel partito piuttosto robusta.
Non sono personalmente innamorato delle preferenze per la ragione che inducono a una guerra interna a un partito piuttosto che a una guerra contro gli altri competitor e perché premiano i grandi collettori di voti che spesso sono anche i meno bravi ma i più capaci di relazioni clientelari.
DESTRA SENZA IDEE NÉ LEADER. Tuttavia l’unica alternativa sarebbero primarie serie e vere, come quasi mai ci sono state. Siamo in ogni caso di fronte a soluzioni tecniche che non valgono la voce grossa di chi descrive l’una o l’altra ipotesi come la panacea del male e quella opposta come l’avvicinarsi della dittatura.
Se Renzi fa un passo verso la minoranza il dibattito potrebbe svelenirsi e potrebbe dimostrare all’opinione pubblica l’immagine di un Berlusconi ormai privo di bussola che disapprova riforme che ha già approvate per protestare contro l’elezione di un presidente della Repubblica che dice di stimare.
Se la sinistra passasse il cerino nelle mani della destra, farebbe bene il suo mestiere. Ma è mai capitato?

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