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RIFORME 9 Marzo Mar 2015 0718 09 marzo 2015

Rai, Renzi vuole un manager al comando

Verso la gestione come un'azienda privata. Con l'esclusione dei partiti.

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Matteo Renzi.

Matteo Renzi vuole rottamare l'attuale gestione della Rai. Il presidente del Consiglio vuole imporre a Viale Mazzini un vertice che sia più simile a quello di un'azienda privata. Quindi sì a un amministratore delegato e stop all'attuale gestione, che vede il tandem tra consiglio di amministrazione e direttore generale.
L'obiettivo del premier sarebbe quello di snellire il consiglio di amministrazione e togliere i partiti dall'azienda e, secondo quanto ha riportato La Repubblica, sarebbe il governo a scegliere l'amministratore unico. Un dettaglio che sicuramente solleverà polemiche.
«In settimana iniziamo l'esame in Consiglio dei ministri per chiuderlo velocemente. Poi la palla passa al Parlamento con lo stesso metodo della scuola», ha scritto Renzi domenica 8 marzo nella sua E-news.
E secondo quanto emerso, sono sei i punti cardine dai quali dovrebbe partire la riforma della Rai.

  1. Si tratterà di un disegno di legge governativo e non di un decreto. E non è escluso che l'attuale vertice di Viale Mazzini rimanga al suo posto, anche dopo la sua 'scadenza' a giugno.
  2. Sul progetto di riforma, proprio come è accaduto per La buona scuola, sarà coinvolta una squadra di 30 esperti. Al centro dell'attenzione ci sarebbe la governance, e in particolare lo snellimento del consiglio di amministrazione, che potrebbe essere quasi dimezzato, passando da 9 a 5 membri.
  3. Forse il punto di cambiamento più importante. Perché l'obiettivo del governo è la fine della cogestione tra il Cda e il direttore generale. In futuro dovrebbe esserci un amministratore delegato con poteri molto simili a quelli di un leader di una società privata.
  4. La commissione parlamentare di vigilanza verrebbe alleggerita, perdendo il potere di nominare i membri del consiglio di amministrazione.
  5. Potrebbe nascere un consiglio di sorveglianza con il compito di eleggere i membri del consiglio di amministrazione. L'alternativa sarebbe l'elezione dei membri da parte del Parlamento riunito in seduta comune, come succede per scegliere i giudici del Csm e della Consulta.
  6. Nella riforma non poteva mancare il canone. L'idea del governo è dimezzarlo dagli attuali 113,5 a 65 euro. Per evitare l'evasione, che in alcune regioni del Sud raggiunge picchi molto alti, la tassa verrebbe collegata alla bolletta elettrica. E obbligatorio per ciascuna utenza, a prescindere da possesso di un televisore.

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