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TENSIONE 9 Marzo Mar 2015 1320 09 marzo 2015

Riforme alla prova dell'aula, le opposizioni minacciano guerra

Voto il 10 marzo. Ma i ribelli di Fi votano sì. I grillini escono dall'Aula.

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L'Aula della Camera durante il voto finale sulla legge elettorale.

Sale la tensione in Aula alla vigilia del voto sulle riforme costituzionali. All'interno di Forza Italia la chiusura di Silvio Berlusconi sembrava avere ricompattato il partito e dato nuova linfa al 'falco' Renato Brunetta, ma i ribelli guidati da Raffaele Fitto vanno verso il voto favorevole.
Il Movimento 5 stelle ha annunciato una linea ancor più dura: i parlamentari pentastellati hanno, infatti, ribadito l'intenzione di lasciare l'Aula al momento del voto. Da parte sua, Matteo Renzi ha annunciato un referendum dopo l'auspicato ok, malgrado le opposizioni abbiano annunciato le barricate.
BRUNETTA IRONICO. Per commentare la situazione Brunetta ha scelto Twitter: «Le cronache narrano di Matteo Renzi nervoso con sua minoranza e con Forza Italia per voto contrario a riforme e chiede aiuto a Verdini. Che paura, brrr».
Per una volta sulla stessa linea anche il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti: «Renzi ha sempre detto di essere autosufficiente nelle sue scelte, anche se il percorso delle riforme ha detto che si faceva insieme».
«Fi voterà compattamente secondo le indicazioni Berlusconi, perchè il voto è conseguente al fatto che Renzi ha violato il principio di condivisione», ha spiegato l'europarlamentare.
DELRIO: «CE NE FAREMO UNA RAGIONE». Pronta la replica del governo, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: «Abbiamo la maggioranza. Che poi Berlusconi si sottragga al voto dopo aver approvato la riforma risulta difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione».
Ma la minoranza dem è in ebollizione. Un esempio? Pippo Civati, che non voterà la riforma: «Come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato. Così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione 'di merito' che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013».
M5S FUORI DALL'AULA. Intanto, il Movimento 5 stelle ha fatto sapere che il 10 marzo i suoi deputati non parteciperanno al voto in aula alla Camera sulle riforme costituzionali.
Secondo quanto si è appreso i penstastellati usciranno dall'Aula anche quando l'assemblea di Montecitorio si esprimerà nel terzo passaggio parlamentare.
I capigruppo di Sel e Lega, Arturo Scotto e Massimiliano Fedriga, e il vicecapogruppo di Fi, Rocco Palese, hanno spiegato i motivi della loro presenza dopo «l'Aventino» del 13 febbraio. Tutti e tre hanno ribadito la contrarietà alle riforme, ma hanno indicato l'incontro con il presidente Mattarella come base della loro decisione di partecipare al voto finale. Il capogruppo del Pd, Roberto Speranza, ha espresso «apprezzamento» per il gesto di questi tre gruppi di opposizione.

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