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FERRI CORTI 9 Marzo Mar 2015 2117 09 marzo 2015

Tosi-Lega, tregua armata: l'obiettivo è l'autoespulsione

Epurazione rinviata di 24 ore. Zaia resta il candidato, ma se Flavio molla il 'Faro' può incidere sulle liste. Lo scopo del segretario? Spingerlo ad andarsene da solo.

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La sede della Lega Nord di via Bellerio, a Milano.

Nella guerra del Veneto spunta una piccola tregua. Anche se armatissima.
Matteo Salvini, ricalcando le consuetudini camaleontiche della Lega bossiana - quella di lotta ma anche di governo, uno schema che veniva ormai dato sepolto dalla svolta lepenista - alla fine spiazza Flavio Tosi e tutti quelli che ormai già davano per fatta l’espulsione del sindaco di Verona dal Carroccio.
CONCESSE ALTRE 24 ORE. Un altro giorno per decidere se fare parte del movimento o di tenere acceso il suo 'Faro', la Fondazione che secondo Via Bellerio ormai si muove come un partito.
In cambio, il vertice leghista darebbe a Tosi quella possibilità di incidere sulla formazione delle liste per le elezioni regionali in Veneto, da lui tanto reclamata in nome dell’autonomia della Liga, di cui è segretario.
NIENTE MANO LIBERA. Ma questo non significa affatto avere quella totale mano libera che Tosi vorrebbe. Altrimenti sarebbe come un commissariamento del governatore candidato Luca Zaia, il cui peso nella formazione delle liste sarà decisivo.
È evidente che Tosi non potrà comunque presentare una lista a suo nome. Questo lo potrà fare solo Zaia, con una sua lista civica, come fece Roberto Maroni quando corse per la guida della Lombardia.
OGNUNO DEVE CEDERE. Comunque, il tentativo è quello di aprire una trattativa tra Tosi e Zaia, in cui «ognuno qualcosa dovrà cedere», confidano fonti di Via Bellerio.
Ma è chiaro che la linea più soft non poteva non avere l’avallo dello stesso Zaia, con il quale Salvini si è incontrato a lungo, prima della riunione della commissione di disciplina.
Non a caso il governatore-candidato all’Ansa ha rilasciato dichiarazioni più distensive nei confronti di Tosi, facendo appello al fatto che «l’avversario di Zaia non è nella Lega, ma al di fuori del movimento».
Vale a dire: non Tosi, ma “la sinistra” di Matteo Renzi.

A Verona stava già nascendo il movimento “Noi con Tosi”

Flavio Tosi.

Come reagirà Tosi? Nel pomeriggio nel suo éntourage si dava già per fatta l’espulsione: «Tanto hanno già deciso da tempo, questa è una cosa precostituita».
E a Verona già si stava mettendo in moto un movimento di sostenitori del sindaco dal nome “Noi con Tosi”, evidente la contrapposizione “Noi con Salvini” (la Lega versione Sud) pronto a scendere in piazza in caso di cacciata.
VOGLIONO AUTOESPELLERLO. E Tosi ribadiva che non escludeva di candidarsi contro Zaia. Ma la Lega camaleontica, quella di lotta e di governo, quella che “ce l’ha duro”, ma che poi sa pure mediare a Roma, alla fine è prevalsa.
Se non altro per non dare a Tosi l’occasione «per fare il martire», dicono fonti leghiste.
L’obiettivo è non espellere Tosi, semmai di “autoespellerlo”.
Se la trattativa fallirà in Via Bellerio sono già pronti a dire: è lui che si è automaticamente messo fuori dal partito.
SALVINI BASSO PROFILO. Salvini ha scelto per un giorno il basso profilo. Chissà, forse avrà dato anche retta ai consigli dell’istrionico Bossi e dell’abile Roberto Maroni, la diabolica coppia che negli Anni 90 spiazzò la politica romana a forza di urla e minacce sui prati di Pontida e poi di mediazioni politiche nei Palazzi romani.
Ancora quindi 24 ore e si capirà come finirà la guerra del Veneto. Guerra di nervi, soprattutto. Vedremo chi cederà per primo.

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