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TERREMOTO 10 Marzo Mar 2015 1017 10 marzo 2015

Riforme: ok alla Camera, Forza Italia si spacca

Gli Azzurri votano no al ddl Boschi. I verdiniani contestano la linea con 18 firme. Brunetta nel mirino. Ma Berlusconi rilancia: «Siamo compatti».

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Mara Carfagna, Renato Brunetta, Renata Polverini e Annagrazia Calabria di Forza Italia nell'Aula della Camera.

Primo via libera alle riforme costituzionali tra i malumori dell'opposizione. La Camera ha approvato in seconda lettura il ddl Boschi, che ora torna in Senato, con 357 sì e 125 no.
FORZA ITALIA SI SPACCA. Forza Italia ha votato no alle riforme (tranne Gianfranco Rotondi), ma 18 deputati hanno sottoscritto un documento in cui, pur confermando il voto contrario, hanno espresso forti critiche alle linea: «Votiamo contro non per disciplina di gruppo, ma per affetto e lealtà nei confronti di Silvio Berlusconi».
CHIESTA LA TESTA DI BRUNETTA. Si tratta dei deputati vicini a Denis Verdini e alla linea pro-patto del Nazareno, tra cui Massimo Parisi, Daniela Santanchè e Laura Ravetto. «Come dimostra questo documento il gruppo non è unito né persuaso dalla linea che è stata scelta», si legge. Secondo fonti parlamentari, i 'verdiniani' avrebbero chiesto la testa del capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta.
BRUNETTA: «DISSENSO GIUSTIFICABILE». Proprio Brunetta ha affermato: «Di fronte alla notizia che Renzi non ha la maggioranza in parlamento, guardo con tolleranza queste sensibilità diverse» emerse in Fi, che sono «francamente giustificabili» dopo un «anno sofferto di patto del Nazareno. Il nostro no è stato un no di libertà».
FITTO: «BENE, MA ORA NIENTE SCHERZI». Il leader dei 'ribelli' Raffaele Fitto ha commentato: «Benvenuti tutti all'opposizione. Ora l'essenziale è che non ci sia la riserva mentale, nel prossimo passaggio al Senato, una volta passate le elezioni regionali, di riprendere a fare pasticci come è accaduto fino a 15 giorni fa».
M5S FUORI DALL'AULA. Il Movimento 5 stelle ha invece deciso di uscire dall'Aula per protesta. Il deputato grillino Danilo Toninelli ha espresso contrarietà al «tentativo di rovinare la Costituzione imposto con metodi fascisti».

Bersani: «Cambiare l'Italicum o è l'ultima volta che voto sì»

Maria Elena Boschi in Aula.

Il premier Matteo Renzi è inoltre alle prese con i malumori della minoranza del Partito democratico. «Se si vota oggi così com'è la riforma costituzionale, poi bisogna cambiare la legge elettorale», ha detto Pier Luigi Bersani. «Chiedo di modificarla, altrimenti io non sarei in grado di votarla».
E ha aggiunto: «Il Patto del Nazareno non c'è più, non si dica che non si tocca niente. O si modifica in modo sensato l'Italicum o io non voto più sì sulla legge elettorale e di conseguenza sulle riforme perchè il combinato disposto crea una situazione insostenibile per la democrazia».
AUT AUT DELLA MINORANZA. Otto deputati Pd (tra cui Francesco Boccia, Giuseppe Civati e Stefano Fassina) non hanno partecipato al voto e altri tre si sono astenuti. La minoranza di Sinistradem che fa capo a Gianni Cuperlo ha chiesto modifiche alla legge elettorale e alla riforma costituzionale «altrimenti ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Da parte nostra ci riserviamo fin d'ora la nostra autonomia di giudizio e di azione», hanno scritto 24 firmatari di un documento in relazione all'iter del ddl.
BOSCHI: «PASSO IN AVANTI». «Abbiamo fatto un passo in avanti importante e abbiamo messo un altro tassello», ha commentato il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, al termine della votazione. Boschi ha poi aperto al confronto interno al Pd dopo le critiche di alcuni dirigenti dem. Renzi ha invece affidato a Twitter il suo commento.



VENDOLA: «STRAVOLTI PRINCIPI DEMOCRATICI». Decisamente di diverso avviso il parere di Nichi Vendola, secondo cui «la Costituzione è il fondamento della vita democratica. E stravolgerla con la logica dei colpi di mano nella direzione sbagliata è grave». «Questa cosiddetta riforma», ha concluso Vendola, «serve a dare sempre più potere a chi il potere ce l'ha e a rendere il popolo sempre più una comparsa sulla scena della vita pubblica».

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