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BASSA MAREA 10 Marzo Mar 2015 1124 10 marzo 2015

Varoufakis, professorino che infastidisce l'Europa

Basta lezioni, più diplomazia e politica. Anche Tsipras comincia a dubitare del suo ministro.

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Yanis Varoufakis.

Yanis Varoufakis? Come prevedibile l’ultima cosa di cui la Grecia ha bisogno è un ministro delle Finanze che non “lega” con i colleghi dell'Eurogruppo ed è, per questo, già a rischio.
Per alcuni lo era già due settimane dopo la nomina, tra errori tattici e bluff.
La situazione, ridotta all’osso, è questa: la Grecia è in bancarotta e non potrà mai pagare il suo debito.
GREXIT DA ESCLUDERE. L’uscita di Atene dall’euro è da escludere - se non in un’Europa allo sbando, e a questo non siamo, non ancora almeno - ed è quanto si cerca di evitare.
L’Europa non può al momento riportare il debito greco, che è una volta e mezza abbondante il Pil, nei limiti delle possibilità greche di pagamento.
Non può insomma condonarne una parte, adesso. Sarebbe politicamente impraticabile, e non solo in Germania.
Quindi oggi Atene deve impegnarsi a pagare, eventualmente adottando programmi che consentano all’Eurozona di concedere ulteriori crediti necessari a pagare le rate in scadenza di quelli già concessi.
UN DOMANI, IL CONDONO. Poi un domani, fra qualche anno, in una situazione generale diversa, quando la questione del debito greco non fornirà più i titoli di apertura di giornali e telegiornali, parte cospicua del debito potrà essere fatta passare... in cavalleria. Cioè di fatto condonata.
Esistono vari modi ed esempi. Così è stato risolto negli Anni 30 gran parte del debito contratto da Gran Bretagna, Francia, Italia e altri con gli Stati Uniti per finanziare soprattutto nel 1917 e 1918 la Prima guerra mondiale.
Era allora una cifra enorme, 11 miliardi di dollari, pari a un sesto del Pil americano del 1934.
Sospeso, non più pagato. Washington insisteva adirata, poi si arrivò alla Seconda guerra mondiale, altri crediti, poi la Guerra fredda e quindi l’oblio.
SERVIREBBE UNO STORICO. La Germania ha fatto fronte al suo debito, che non era per i crediti della Prima guerra, ma postbellici degli Anni 20... nel 2010. I debitori allora alleati degli Usa non hanno più onorato i pagherò.
Uno storico sarebbe più a suo agio con queste prospettive di quanto possa esserlo l’economista, matematico ed esperto della teoria dei giochi oggi alle Finanze.

L’economista greco più spendibile a livello internazionale

Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze greco.

Varoufakis è un economista brillante, radicale, che si è formato in Gran Bretagna, ha insegnato in Australia dove si è sposato una prima volta (da qui il passaporto anche australiano), ben collegato con gli Stati Uniti.
Un anglosassone di formazione insomma, non a suo agio con la pazienza, i passi felpati, i legalismi e i contrappesi dell’Europa renana e comunitaria, comunque l’unica Europa che abbiamo.
FIGLIO DI UN PARTIGIANO. Sicuro di sé, figlio di un partigiano che si schierò con i comunisti nella guerra civile greca del 1946-49 per compiere poi una brillante carriera da manager che lo portò alla ancora oggi mantenuta presidenza della prima azienda siderurgica greca (a 89 anni), Yanis Varoufakis si è occupato di Europa solo da quando il fatto di essere greco lo ha trasformato nell’economista greco più spendibile in un giro accademico internazionale, e questo dopo la crisi greca del 2010-2011.
Le sue analisi sono state impietose. Nel 2012 intervistato dalla Abc, la Bbc australiana, diceva: «L’economia greca è finita».
Quindi ci vuole un New Deal europeo. L’Ohio per esempio, ricordava, non avrebbe potuto fare nulla da solo dopo il 1929-32 e occorreva il New Deal di Roosevelt.
IL MITO DEL NEW DEAL. Il New Deal anche per Varoufakis è un mito. Un po’ di storia dovrebbe ricordare che il New Deal stesso non riuscì a fare molto, oltre a rincuorare la gente e a riordinare la finanza, e solo la produzione prebellica e bellica risollevò il tutto.
In un suo nuovo libro in uscita Varoufakis ha pubblicato poi, nell’interessante primo capitolo, la storia di come Charles De Gaulle attraverso l’allora suo ministro delle Finanze, Valéry Giscard d’Estaing, propose nel 1964 alla Germania di Ludwig Erhard una unione monetaria in funzione soprattutto anti-dollaro.
Il libro si intitolerà Reverse Alchemy: Europe on the Road to Disintegration.
L'EURO IN CHIAVE POP-HISTORY. E in una conferenza dell’ottobre 2013, a Sydney, dava questa utile e scherzosa e senz’altro in parte vera lettura, in chiave pop-history, di come si era arrivati all’euro: perché i francesi avevano paura dei tedeschi, gli irlandesi volevano allontanarsi dalla Gran Bretagna, i greci erano terrorizzati dai turchi, gli spagnoli volevano assomigliare di più ai francesi, gli italiani volevano diventare tedeschi, gli olandesi e gli austriaci erano già diventati tedeschi, i belgi speravano di attenuare le grandi divisioni interne unendosi grazie all’euro sia con Francia sia con Olanda; e finalmente i tedeschi, che vollero l’euro perché avevano paura della... Germania. Ottimo e divertente, ma non completo.

La politica non sembra proprio essere il suo forte

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.

Così come funziona solo in parte un altro passaggio molto caro a Varoufakis, preso dall’introduzione di Le conseguenze economiche della Pace con cui nel 1919 John Maynard Keynes criticava duramente il Trattato di Versailles.
Sostituendo Germania con Grecia, le potenze vincitrici con Bruxelles e Francoforte e lasciando il resto inalterato, Varoufakis indica che gli errori di allora si stanno ripetendo: una “pace” troppo dura che non può essere accettata.
GRECIA PAESE DI PERIFERIA. In parte è vero. Ma come si fa a non considerare le notevoli differenze, la prima che la Germania anche sconfitta - ma con un temibile potenziale industriale intatto - restava al cuore dell’Europa anche di allora e la Grecia è da sempre un piccolo Paese alla periferia?
In un libro la cui prima versione è del 2010, Modest Proposal, Varoufakis avanza alcune proposte per affrontare la crisi europea: nessuna sbagliata, ma tutte da calibrare, nella portata e nei tempi. Tutte da misurare con la politica, il che non sembra essere il suo forte.
ORA PERÒ CAMBI REGISTRO. Servono più sottile diplomazia, più psicologia, buoni rapporti umani, fiducia personale, meno lezioni accademiche che infastidiscono i partner, qualche risultato concreto per il povero Tsipras, che incomincia anche lui - si dice - a porsi qualche interrogativo su Varoufakis.

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