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TIVÙ 11 Marzo Mar 2015 0650 11 marzo 2015

Rai, Renzi prepara il modello Spa

Il premier vuole la riforma dell'azienda, con un amministratore delegato e un Cda meno invasivo.

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Il premier Matteo Renzi.

L'obiettivo di Matteo Renzi è chiaro: adottare il 'modello Spa' per la Rai, con l'obiettivo di rendere il carrozzone di via Mazzini più competitivo in futuro. Per questo il premier punta a un amministratore delegato, con poteri più ampi rispetto a quelli attuali, e a un consiglio di amministrazione più snello e meno invasivo.
Sono questi i punti fermi della riforma in programma per giovedì 12 marzo in consiglio dei ministri, sul resto i giochi sono ancora aperti.
DUBBI SUL SISTEMA DUALE. Nell'incontro con i membri dem della commissione di Vigilanza e i parlamentari delle commissioni competenti, il premier avrebbe infatti sottolineato di volere «un capo azienda», esprimendo dubbi sul sistema duale, che prevede un consiglio di sorveglianza e uno di gestione.
Si tratta di una delle due opzioni sull'architettura complessiva ancora in campo. In entrambi i casi, nel disegno di legge, l'amministratore delegato resta di nomina governativa. L'ipotesi non convince però larga parte dell'opposizione, per i timori di un forte sbilanciamento a favore del governo a fronte di un depotenziamento della Commissione di Vigilanza, ma provoca distinguo anche nella maggioranza.
ALFANO: «NON SMANTELLARE LA RAI». «Più forte è il potere dell'amministratore della Rai, più deve essere forte il controllo parlamentare», sostiene il ministro Angelino Alfano. «Domani presenteremo la nostra proposta a Renzi. La Rai non va smantellata, fa il 40% di share».
Che sia il governo a scegliere il capo azienda è argomento dato per scontato negli ambienti vicini a Renzi, perché è quanto avviene non solo già oggi in Rai, ma anche nelle altre partecipate.
Quello che resta da decidere, è come lasciare un ruolo al Parlamento, liberando però l'azienda dall'ingerenza dei partiti. Archiviata l'idea della fondazione, che richiede tempi lunghi, un'ipotesi (che sarebbe preferita da Renzi) è simile a quella attuale con un cda ridotto a cinque membri e una Commissione di Vigilanza privata del potere di nomina dei consiglieri.
L'altra, sulla quale il premier avrebbe espresso dubbi, prevede la nascita di un consiglio di sorveglianza a cui spetterebbe eleggere il consiglio di gestione. Nelle nomine, anche in virtù delle sentenze della Consulta, dovrebbe essere coinvolto il Parlamento, forse attraverso i presidenti delle Camere. Da decidere anche l'iter.
VERSO IL VIA LIBERA AL DDL. Non è escluso che giovedì 12 in cdm arrivi il via libera al ddl, che potrebbe essere poi incardinato in Commissione Trasporti alla Camera, anche se c'è chi tra i senatori spera in un partenza da Palazzo Madama, dove è stato incardinato la proposta di riforma di Buemi. I parlamentari Pd in Vigilanza si aspettano però un passaggio interlocutorio, con l'approvazione delle sole linee guida, che lasci la possibilità del confronto preliminare, soprattutto con il Movimento 5 Stelle.
Il 10 marzo a San Macuto c'è stato un primo scambio di vedute tra Vinicio Peluffo e Roberto Fico per arrivare ad una possibile intesa. «Da parte del M5S», sostiene il presidente della Vigilanza, «non c'è stato un cambio di atteggiamento, il cambio c'è stato da parte del Governo e del Pd che hanno deciso di non fare un decreto legge sulla Rai».
Ancora forti le critiche di Forza Italia. «Siamo, nuovamente, di fronte», ha affermato Stefania Prestigiacomo, «a una aggressione nei confronti della libera informazione, alla quale il governo vuole mettere un cappio per mezzo di un amministratore delegato scelto in totale autonomia».

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