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INTERVISTA 11 Marzo Mar 2015 1743 11 marzo 2015

Ruby, Emilio Fede: «Io quello che ne esce peggio»

Berlusconi assolto, Karima milionaria. Fede si sfoga: «Felice per Silvio, ma ho perso lavoro, casa e autista. Ma almeno ha vinto la giustizia».

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Con l'assoluzione nel processo Ruby, Silvio Berlusconi ha ritrovato lo smalto di un tempo.
Lui è pronto a tornare in campo, mentre da più parti sono arrivati messaggi di solidarietà e congratulazioni.
Emilio Fede, però, a questo coro ha deciso di non unirsi: «Leggo tanti che si dicono felici e strafelici. Tutti pronti a saltare sul carro del vincitore», ha commentato a Lettera43.it.
«VINCE LA GIUSTIZIA». Certo, la sentenza ha fatto piacere anche a lui, «ma perché la giustizia ha trionfato, lo direi per chiunque». E poi lui ha ancora un processo da concludere, il Ruby bis, che deve approdare in Cassazione dopo la condanna a 4 anni di reclusione in Appello.
«Pian piano sta emergendo la verità», ha detto fiducioso l'ex direttore del Tg4, «ma io sono quello che esce peggio dalla vicenda. Ho perso tutto».

L'ex direttore del Tg4 Emilio Fede (©ImagoEconomica).

DOMANDA. È contento per Berlusconi?
RISPOSTA.
Leggo di tanta gente contenta, stracontenta, commossa. Io sono più pragmatico e penso che finalmente è stata fatta giustizia. Sono sempre stato un garantista e preferisco un colpevole libero che un innocente in carcere.
D. Comunque è soddisfatto dell'esito della vicenda.
R.
Penso che gli fosse dovuto, ma io sono contro ogni genere di cori: fascisti, razzisti, comunisti. Anche contro questo coro di persone contente per l'assoluzione di Berlusconi che secondo me dovrebbero anche ben riflettere. Troppo facile saltare sul carro del vincitore.
D. Però lei ha un rapporto particolare con l'ex presidente del Consiglio.
R.
Gli sono amico e lo sono sempre stato. Sono contento che sia stata dimostrata l'estraneità ad accuse gravi che lo hanno colpito e hanno colpito anche me. Ma sono contento sempre, ogni volta che la giustizia diventa giustizia. Lo direi senza alcuna distinzione.
D. È una buona notizia anche per lei, in vista del finale del suo processo?
R.
Direi proprio di sì. Ho sempre detto che non avevo portato Ruby ad Arcore, è stato Lele Mora, gentiluomo contro cui non ho nulla. E io non sapevo che Ruby era minorenne. Pian piano la verità sta emergendo.
D. Le accuse contro di lei erano gravi.
R.
Ho subito accuse infamanti per tutti come quella di induzione alla prostituzione minorile. Io sono padre e nonno. Si immagini.
D. Se l'aspettava questo finale?
R.
Era atteso, ma c'è stata preoccupazione perché in nove ore di camera di consiglio si è pensato potesse succedere di tutto. Poi è andata bene e devo fare i complimenti alla giustizia e anche agli avvocati Coppi e Dinacci.
D. Una bella vittoria per loro.
R.
Non la chiamerei così. Quando si impone la giustizia non è una vittoria, è qualcosa di più. Non ci sono né vinti né vincitori.
D. Ha sentito Berlusconi?
R.
Non lo sento da un po' di tempo. In parte, ma non solo, perché eravamo imputati per gli stessi fatti e non era possibile sentirsi. Ma credo stia vivendo ore decisamente più serene, senza dimenticare i sacrifici e i dolori che ha dovuto sopportare.
D. Il rapporto tra voi si è incrinato?
R.
Lo stimo e gli voglio bene. I miei 23 anni con lui sono diversi da quelli di chiunque altro. L'amicizia che abbiamo può essere sopita ma certamente non violentata.
D. Chi è uscita meglio dalla vicenda sembra essere Ruby. Vacanze a Dubai, shopping, milioni da investire.
R.
Io le posso dire chi ne è uscito peggio: quello sono io. In 23 anni non ho ottenuto un euro in più del mio stipendio, non ne ho mai chiesti e tutte le volte che mi è stato proposto ho rifiutato. Ho perso il mio lavoro, sto aspettando gli ultimi due mesi di stipendio e mi è stato bloccato un quinto della pensione... Ho lasciato tutto, macchina, autista, casa. Tutto.
D. E le altre persone coinvolte?
R.
Si dice che abbiano ricevuto dei soldi, ma io non lo so. Non le ho mai viste. Se li hanno avuti beati loro. Io ne sono uscito con le pezze dove si suol dire.
D. A maggior ragione sentire che Ruby faceva la bella vita le avrà dato fastidio. O no?
R.
Ma no, non mi interessa minimamente. È un mondo che guardo con attento sguardo umano e professionale, so che cosa ho visto, so di che cosa sono testimone. Ruby è una ragazza che adesso è anche migliorata fisicamente. Nicole Minetti sta bene economicamente e fisicamente, ben per lei. Lele Mora ho sentito che è contento di questa sentenza, ha già scontato un anno di carcere e non è poco. Auguri a tutti e lunga vita.
D. E la Boccassini come ne esce?
R.
Io non la giudico. L'ho conosciuta negli anni di Tangentopoli, quando frequentavo la procura e avevo Brosio come inviato tutti i giorni, anche quando fu indagato per la prima volta Berlusconi. Sono uno dei pochi giornalisti che lei salutasse. Avevamo buoni rapporti, ero amico anche di Colombo e Davigo. Ero molto rispettato ed ero molto rispettoso.
D. Quindi crede nel loro lavoro e ha fiducia?
R.
Mi auguro che emerga la verità pure sulla vicenda delle foto truccate e dei ricatti, legata a un ex pugile con la svastica al petto, condannato a 15 anni di reclusione per associazione a delinquere, truffa, traffico clandestino di narcotici. Anche lì spero che la giustizia arrivi a chiarire tutto. Pure sul falso della valigetta coi soldi portata in Svizzera, l'origine di tutti i miei mali.
D. E qual è la verità?
R.
Dietro c'è una mano. Tra 15-20 giorni uscirà il mio libro, che spero sia il mio ultimo. Si chiamerà Io, Berlusconi, la mia verità. Ma non è soltanto la mia verità: è la verità.
D. C'è anche quella sul Bunga Bunga? Era tutta una montatura?
R.
Lo considero un grande pettegolezzo che non mette in discussione 50 anni di carriera. È una vicenda che deve avere la parola fine, ma questa arriverà solo quando sarà emersa esattamente tutta la verità. Per ora ce ne sono tre quarti, mezza, un quarto, nessuna.

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