PERSONAGGIO 11 Marzo Mar 2015 1346 11 marzo 2015

Varoufakis, il greco duro e strafottente che sfida l'Europa

Rock, virile, spaccone. Osteggiato per i modi rudi. Il ministro delle Finanze riscrive il linguaggio eurocratico. Strappando piccole vittorie a Bruxelles. Foto.

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da Bruxelles

Uno dei fotomontaggi di Varoufakis sui social.

Di certo non le manda a dire.
E forse è proprio questo il vero tallone d'Achille di Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze elleniche, che da stimato docente universitario ed economista esperto in Teoria dei giochi, è diventato in poche settimane il ministro indisciplinato, strafottente e a tratti spaccone, destinato a far scoppiare un'altra guerra di Troika.
Questa volta nel cuore dell'Europa.
Ma la sua, per ora, è solo una guerra di parole, come vuole la tradizione oratoria attica. Che però nella capitale europea risulta poco comprensibile.
COSÌ «ROCK» E ANTIPATICO. E così nei confronti dell'economista 53enne, sin dalla sua prima visita, si è levato un muro di scetticismo, diffidenza, antipatia.
Perché se a Bruxelles le parole e i fatti sono importanti, ancora di più lo sono i modi. E l'arrivo di un ministro di bella presenza, definito «rock», così sicuro di sé, non si sposava certo con il fardello che portava: un debito greco da 330 miliardi di euro, di cui il 60% in mano all'Ue, e un programma di salvataggio in scadenza da estendere per almeno altri 4 mesi.

Dalla Troika al 'Brussels Group': una sua piccola grande vittoria

Un fotomontaggio di Varoufakis Terminator.

Una contraddizione in termini per i 18 ministri della zona euro, tutti uomini più arroccati nelle proprie posizioni che rock, non certo entusiasti di dover negoziare i crediti dati dai propri Paesi alla Grecia con un economista diventato politico nei fatti, ma non nei modi.
CRAVATTA NÉ PAURA. Senza cravatta, ma soprattutto senza paura, Varoufakis ha esposto la situazione mettendo subito sul tavolo la necessità di cambiare le regole, di negoziare un altro piano di riforme rispetto a quello sottoscritto dal precedente governo ellenico e capace di far ripartire il Paese, senza mettere in ginocchio le fasce più deboli.
Varoufakis si è permesso di criticare l'operato delle 'istituzioni' (la cosiddetta Troika). E l'ha fatto senza usare mezzi termini: «La Troika è una cabala di tecnocrati usata per entrare nei ministeri con un gioco di potere che sa di atteggiamento coloniale», ha detto.
LINGUAGGIO POCO EUROCRATICO. Ora, grazie anche a quel linguaggio così poco eurocratico, il negoziato tecnico che è ricominciato a Bruxelles l'11 marzo ha cambiato formato: dalla Troika (Ue-Bce-Fmi) si è passati al 'Brussels Group' in cui alle tre istituzioni precedenti si affiancano anche i rappresentanti del fondo salva-stati Esm e della Grecia.
Un piccolo cambiamento, ma allo stesso tempo un grande affronto per chi a quelle vecchie regole ci tiene soprattutto perché le ha imposte o le ha dovute far rispettare nel proprio Paese, a scapito dei cittadini.
TUTTI D'ACCORDO CONTRO DI LUI. Così i rapporti con il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, il minisitro delle Finanze spagnolo, portoghese, irlandese, e in particolare quello tedesco, non sono stati idilliaci sin dall'inizio: «Siamo d’accordo sul fatto di non essere d’accordo», ha detto Wolfgang Schäuble, che però ha anche dovuto ammettere che «Varoufakis ha una diverso modo di comunicare, ho avuto l'impressione sbagliata». E forse il tedesco non è il solo a essersi fermato alla forma dialettica anziché alla sostanza.

La stampa gli ha dedicato pagine di cronaca rosa e stile

Una delle somiglianze attribuite a Varoufakis sui social.

Ma a contribuire a disegnare un ministro greco sui generis è stata soprattutto la stampa, che a Varoufakis ha dedicato più pagine di cronaca rosa e fashion che di politica e di finanza.
L'arrivo in moto, il viaggio in aereo in classe economica, le giacche con il bavero alzato, le sciarpe Burberry, le caricature alla Bruce Willis o all'Highlander, hanno contribuito a screditare un ministro che una volta davanti alle telecamere, qualsiasi cosa dicesse, risultava comunque stonata, eccessiva.
SCHIETTO E INAFFIDABILE. Troppo schietto e quindi inaffidabile anche quando le sue parole dicevano l'esatto contrario, come per esempio: «La Grecia ripagherà i creditori», oppure «non saremo certo noi il primo Paese a non adempiere ai nostri obblighi nei confronti del Fmi, e se per riuscirci avremo bisogno di fare uscire il sangue dalle pietre, lo faremo».
VITTORIE E COMPROMESSI. All'Eurogruppo Varoufakis è riuscito a ottenere l'estensione del programma, e sta rinegoziando un piano di nuove riforme che il governo di Atene si impegna ad attuare.
Risultati ottenuti non senza sacrifici e compromessi.
La lista con sette proposte presentate il 5 marzo è stata allungata in seguito alle critiche fatte dagli stessi ministri dell'Eurozona.
PIÙ CONTROLLI BANCARI. Alla lotta alla corruzione, all’evasione fiscale e al piano per la riorganizzazione del settore pubblico, Varoufakis ha ha aggiunto tre nuovi punti: controlli serrati contro le triangolazioni bancarie che consentono di evadere il fisco; la possibilità di dichiarare somme evase negli anni passati, versando la sola imposta dovuta, senza more; la creazione di una lotteria, con premi in denaro, per premiare i cittadini che richiedono le ricevute fiscali.
Proposte che però ancora prima di essere analizzate dal gruppo di tecnici delle istituzioni europee, che si sono riuniti l'11 marzo a Bruxelles, sono state considerate dalla maggior parte dell'opinione pubblica troppo aleatorie, generiche: un azzardo politico.

  • Una clip musicale che prende di mira Varoufakis.

I tedeschi lo definiscono di una «virilità classica, da statua greca»

Yanis Varoufakis.

La stampa, soprattutto quella tedesca, preferisce ridicolizzare Varoufakis concentrandosi sul suo aspetto fisico e definendolo «virilità classica, da statua greca» (Stern), «un’icona del sesso» (Die Welt), «un uomo terribilmente attraente» (Zdf), «tremendamente cool» (Stylebook).
«SAPEVANO DAL 2010». Oppure concentrarsi sulle critiche che Varoufakis fa al sistema vigente. Così proprio nel giorno dell'ultimo Eurogruppo, il 9 marzo, l'emittente pubblica tedesca Ard ha trasmesso un documentario sulla crisi del debito greco nel quale Vaorufakis diceva che «persone intelligenti a Bruxelles, a Francoforte e a Berlino sapevano già nel maggio 2010, che la Grecia non avrebbe mai potuto ripagare i propri debiti. Ma hanno agito come se la Grecia non fosse in bancarotta». Così chi ha deciso di dare al Paese il più grande di credito della storia, «ha commesso un crimine contro l'umanità».
GREXIT O GRACCIDENT. Un eccesso di sincerità, uno schiaffo per i creditori secondo il tabloid tedesco Bild, che ha pubblicato un editoriale invitando i leader europei a smettere di dare alla Grecia sostegno finanziario.
Una scelta che porterebbe così più che alla temuta Grexit, cioè la decisione di Atene di uscire dal'euro, finora esclusa dal governo Tsipras, a un 'Graccident', ovvero un'uscita della Grecia dalla moneta unica involontaria, a causa di un «un incidente politico, o per sbaglio».
Lo slogan, diventato subito titolo della Bild, ha già fatto rumore a Bruxelles, dove però molti, ormai da settimane, parlano più che dell'uscita della Grecia, di quella di Varoufakis.
E SE ALLA FINE CE LA FACESSE? Il ministro greco è arrivato pensando di dover fare il suo lavoro, «ma ha sottovalutato la cornice nella quale avrebbe dovuto operare», commentano nei palazzi europei, dove oltre allo scetticismo, aleggia il timore che alla fine uno come Varoufakis, nonostante i suoi modi poco ortodossi, riesca davvero a ottenere dei risultati diversi e forse migliori.
Il vero nemico di Varoufakis è infatti un sistema che non vuole cambiare, perché altrimenti dovrebbe fare un mea culpa, rimettersi in gioco.
I LORO MODELLI «INCONSISTENTI». Un rischio che in periodo di elezioni Paesi come la Spagna, governata dal centrodestra ma con una possibile vittoria di Podemos alle porte, non vuole certo correre.
Come scriveva proprio Vaorufakis nel 2013 in Confessioni di un marxista irregolare: «L’unica cosa che può destabilizzare e sfidare seriamente gli economisti mainstream neoclassici è la dimostrazione dell’inconsistenza dei loro propri modelli».

Twitter: @antodem

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