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INTERVISTA 12 Marzo Mar 2015 1921 12 marzo 2015

Peghin: «Con Renzi e Salvini in campo, incognita Veneto»

Zaia avanti. Moretti basso profilo. Tosi troppo debole. «Gli equilibri delle elezioni possono cambiarli i leader di Pd e Lega», dice Peghin della fondazione Nord Est.

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Alle elezioni europee del maggio 2014 il risultato del voto in Veneto aveva sorpreso tutti: per la prima volta, la Regione governata negli ultimi 20 anni sempre da candidati di centrodestra concedeva la sua fiducia a un leader di centrosinistra, dando al Partito democratico di Matteo Renzi il 37% delle preferenze.
COMPETIZIONE APERTA. Alle Amministrative di maggio 2015, però - nonostante i conflitti interni alla Lega Nord del governatore Luca Zaia che hanno portato all'espulsione dell'altro veneto molto amato dalle camicie verdi, Flavio Tosi - è difficile immaginare «grandi sorprese, sebbene adesso la competizione sia più aperta di quanto non lo fosse un mese fa», dice Francesco Peghin, imprenditore e presidente della fondazione Nord Est, profondo conoscitore del Veneto cuore produttivo dell'Italia.
I DUE MATTEO IN CAMPO? «Per il governo del territorio contano agli occhi degli elettori, più le qualità e i programmi dei singoli candidati che «non le loro appartenenze politiche», riflette Peghin.
E il presidente in carica viene dato per favorito nei sondaggi. Anche se una «discesa in campo dei leader nazionali» potrebbe influire sul risultato finale.

Francesco Peghin, presidente della fondazione Nord Est. @ Imagoeconomica

DOMANDA. Dopo 6 anni di crisi ci sono segnali di ripresa anche in Veneto?
RISPOSTA. Il Veneto è molto provato dalla crisi di questi ormai sette anni, ma nonostante tutto ha saputo reagire e difendere molte sue imprese che restano vincenti in giro per il mondo. Adesso si è creato un contesto che per la prima volta può essere favorevole alla ripresa e c'è un po' più di fiducia tra gli imprenditori rispetto al 2014. Ma ci sono ancora molti problemi da affrontare, a cominciare dall'aumento della disoccupazione.
D. Il Jobs act e le defiscalizzazioni decise dal governo stanno dispiegano i loro primi effetti positivi?
R. Ha degli aspetti interessanti che potranno essere efficaci solo a patto che si riesca a far ripartire lo sviluppo. Da solo il Jobs act non può farlo. Il tema del fisco invece è sempre dolente, perché la pressione fiscale che c'è sulle imprese in Italia, e quindi anche in Veneto, rimane una zavorra insostenibile. Su questo c'è ancora molto da fare.
D. Quali sono gli elementi di cui parlava che più fanno sperare in una vera ripresa?
R. Il primo e più importante per le imprese, esportatrici ma non solo, è quello del mutato rapporto euro-dollaro, che crea delle condizioni simili a quelle che ci furono ai tempi della lira: le merci italiane e quelle europee possono essere più competitive e questo è un buon corroborante per lo sviluppo. L'altro segnale è che sembra esserci una piccola ripresa degli investimenti finora fermi. Ma ci sono anche dei rischi.
D. Quali?
R. Il contesto geopolitico internazionale non fa stare molto tranquilli.
D. Si riferisce alla crisi tra Russia e Ucraina?
R. Si, ci sono moltissime imprese che negli anni scorsi avevano fatto di quell'area una delle più importanti per crescere sui mercati internazionali, un trend che adesso si è completamente interrotto. Non è secondaria nemmeno la situazione nel Mediterraneo, che ha delle ripercussioni sulla fiducia e sulle attese del mercato, ma la crisi con la Russia è per le imprese venete una priorità.
D. Lei definì il risultato delle ultime Europee in Veneto, che dava la vittoria al centrosinistra, «sorprendente»: potrebbero esserci altre sorprese alle Regionali?
R. Mah... le Regionali come tutte le elezioni locali hanno delle dinamiche diverse da quelle nazionali, incide molto l'immagine dei singoli candidati più che il consenso per i partiti che hanno alle spalle.
D. La scissione nella Lega, con l'espulsione di Tosi, potrebbe danneggiare Zaia?
R. Certamente per Zaia sarebbe stato molto meglio se non ci fosse stata questa scissione, ma credo anche che sia vista dagli elettori veneti più come una cosa interna al partito. Sono elezioni più aperte rispetto a quello che sarebbero state senza questa frattura, ma non penso che la scissione con Tosi sia una cosa determinante, che possa influenzare tantissimo il voto.
D. La nuova Lega di Salvini, che parla sempre più di nazione e sempre meno di federalismo e autonomia, piace ai veneti?
R. Non credo che Zaia rinuncerà ad affrontare i temi storici della Lega e cari ai veneti come il federalismo, l'autonomia, l'indipendenza. Ma credo anche che le cose che Salvini sta cavalcando, temi di protesta, siano molto sentiti dai veneti: l'Europa che fa fatica a essere percepita come amica, i problemi dell'immigrazione e della sicurezza.
D. Il centrosinistra con la candidata Alessandra Moretti riesce a intercettare questo genere di istanze?
R. È tutto da vedere, in questo momento Moretti sta tenendo un profilo molto basso, visitando tutti i comuni del Veneto, una sorta di legittimazione dal basso, ma è ancora presto per dire se questa impostazione potrà avere successo o meno. I sondaggi danno in vantaggio Zaia, è il favorito, ma non si sa mai. Molto dipenderà dalla campagna elettorale.
D. Potrebbe essere utile la discesa in campo dei due leader nazionali, Renzi e Salvini, a sostegno dei due candidati?
R. Anche questa è un'incognita. Certamente si tratta di due leader nuovi, giovani e che hanno maggior appeal sull'elettorato veneto: rispetto ai vecchi capi partito sono percepiti come più vicini alle istanze del territorio. Un loro impegno in campagna elettorale potrebbe sicuramente essere d'aiuto per i candidati. E che credo che sia Renzi sia Salvini si spenderanno.

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