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MARE MAGNUM 12 Marzo Mar 2015 1403 12 marzo 2015

Scuola, la mappa dei docenti precari da stabilizzare

Graduatorie infinite. Idonei senza cattedra. Esercito di supplenti. Gli insegnanti senza posto fisso sono più dei 150 mila che conta lo Stato. Piano-Renzi inadatto.

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Precari della scuola in attesa del presidente del Consiglio Matteo Renzi a Palermo.

Lo Stato ne riconosce “appena” 150 mila.
I sindacati autonomi ipotizzano che siano il doppio.
Anche perché a lato, e al netto, delle graduatorie ufficiali c’è un esercito di abilitati o laureati che in mancanza di meglio sperano di sbarcare il lunario come insegnanti.
È un’operazione titanica calcolare i precari della scuola: ci sono di fatto tre bacini dove si pesca per assumere, almeno quattro tipi di abilitazione, graduatorie regionali e provinciali.
PROMESSO 1 MILIARDO. In un primo tempo il governo aveva promesso 1 miliardo per stabilizzare con chiamata diretta i circa 150 mila precari ufficiali (quelli inseriti nelle graduatorie a esaurimento) e gli idonei al concorso, garantendo un concorsone da 60 mila posti per tutti gli altri.
RENZI RIVEDE I PIANI. Poi le esigenze di bilancio e le pressioni europee per ridurre i dipendenti pubblici hanno spinto Matteo Renzi a rivedere i propri piani: i nuovi assunti saranno circa 100 mila, mentre i restanti precari rischiano la rottamazione.
Lettera43.it ha provato a fare un po’ chiarezza in un mare magnum dove persino il ministero dell’Istruzione fa fatica a districarsi.

1. Le infinite graduatorie a esaurimento: bloccate dal 2008

Il grande bacino dei precari italiano è quello delle cosiddette “Graduatorie a esaurimento” (Gae).
Ne fanno parte circa 150 mila docenti.
Di questi, 54 mila aspettano di una cattedra al Nord, 46 mila al Sud, 33 mila al Centro e 22 mila nelle Isole.
AGGIORNATE OGNI 3 ANNI. Come spiega il ministero dell’Istruzione, fanno parte di questo fronte tutti «i docenti provvisti di abilitazione all'insegnamento. Le graduatorie sono strutturate su base provinciale, vengono aggiornate ogni tre anni per quanto riguarda i titoli e le posizioni degli iscritti, ma sono chiuse all'inserimento di nuovi nominativi. Dal 2008 infatti non è più possibile iscriversi in queste graduatorie, che sono pertanto destinate a esaurirsi».
PER LORO METÀ CATTEDRE. Tutto questo in teoria. Così come, e sempre in teoria, il ministero avrebbe dovuto loro destinare la metà delle cattedre.
Infatti, in questo calderone sono entrati anche 7.500 vincitori e idonei dell’ultimo concorso del 2012, portando così il totale del Gae a 148.100.
Per comprendere invece la volontà di stabilizzare questo fronte, basta dire che nel 2014 il bacino era composto da 155 mila insegnanti.
I sindacati del settore hanno poi denunciato che negli ultimi tre anni circa 43 mila persone iscritte «non hanno effettuato né supplenze annuali o sino al termine delle attività didattiche né supplenze brevi».

2. Gli 'idonei' di concorso senza cattedra: sono più di 10 mila

Negli ultimi anni il governo ha deciso di assegnare la metà delle cattedre ai vincitori di concorso.
Gli ultimi due si sono tenuti nel 2009 e nel 2012 e hanno visto vincitori circa 30 mila insegnanti. Che a quanto pare sarebbero stati tutti riassorbiti.
PERCORSO PROTETTO NEL 2016. Restano fuori i cosiddetti “idonei”: aspiranti professori e maestri che hanno passato le prove d’esame e posseggono i requisiti per fare questo lavoro, ma per motivi territoriali non hanno trovato una cattedra a disposizione. Dovrebbero essere più di 10 mila, ma di loro un terzo non è presente nel Gae.
È questo potrebbe essere fatale per il loro futuro, anche se il governo decidesse per loro un percorso protetto nel concorso che si dovrebbe tenere nel 2016. Per loro, intanto, è stata creata un’apposita graduatoria regionale.

3. La zona grigia delle supplenze: 130 mila persone

Tra iscritti al Gae, vincitori di concorsi e idonee si sfiorano i 160 mila insegnanti.
Ma loro - difatti destinatari unici delle cattedre a tempo indeterminato - sono soltanto una parte (a quanto pare minima) dell’esercito dei precari che grava sul futuro della scuola italiana.
C’è infatti una zona grigia di oltre 130 mila persone difficili da classificare.
Per quanto riguarda le supplenze il ministero si affida alle cosiddette graduatorie d’istituto, che sono su base provinciale.
TRE SOTTOINSIEMI. Per rendere le cose più semplici, si compongono di tre sottoinsiemi.
In estrema sintesi, nella prima fascia sono stati inseriti i membri del Gae, nella seconda gli abilitati dallo Stato, nella terza i laureati in materie che permettono l’insegnamento.
Proprio le ultime due sezioni dimostrano che il ministero è a dir poco cauto nel calcolare i precari: in seconda fascia ci sono almeno 10 mila abilitati con il Tfa (tirocinio abilitante formativo) e 70 mila con titoli di servizio e abilitandi il Pas (Percorsi abilitanti speciali); nella terza 55 mila diplomati magistrali.
E fortuna che il dicastero si mostra virtuoso nell’aggiornare questa lista: fino a qualche anno fa i laureati che si erano detti disponibili a insegnare e fare supplenze erano oltre mezzo milione...

4. La sentenza Ue: assumete i docenti dopo tre supplenze annuali

Il sistema scolastico italiano ha rischiato l’implosione il 26 novembre 2014.
Quel giorno la Corte europea ha sancito che dopo tre supplenze annuali un docente o un ausiliare tecnico amministrativo deve essere assunto a tempo indeterminato.
MINISTERO SANZIONATO. I giudici europei, da un lato, hanno chiesto all’Italia l’applicazione della direttiva europea numero 70 del 1999, che impone la stabilizzazione dei precari dopo 36 mesi; dall’altro hanno sanzionato i tentativi del ministero dell’Istruzione (è stata fatta anche una legge ad hoc) per non applicare la disposizione comunitaria.
250 MILA DA SISTEMARE. L’Anief, il sindacato che ha dato il là al contenzioso, ha parlato di 250 mila persone da sistemare e che possono chiedere un risarcimento.
Di diverso parere è il Miur: dopo un complesso censimento scolastico, è arrivato alla conclusione che sono interessati dalla sentenza «soltanto 1.793: 875 sono inseriti nelle Gae, 755 in seconda fascia, 163 in terza».

5. In Italia troppi insegnanti: uno ogni 12 alunni secondo l'Ocse

Perché è avvenuto tutto questo? Sono fondamentalmente due i motivi che hanno scatenato la proliferazione dei precari.
In primo luogo la scuola italiana è rientrata nella Prima e nella Seconda Repubblica nella cosiddetta “clausola sociale”: si assumeva personale senza guardare ai reali bisogni del settore o del territorio e senza valutare l’impatto economico.
LAVORO MAL PAGATO. E quanto i posti fissi non sono stati più disponibili, ci si è scatenati con le supplenze. In secondo luogo quello dell’insegnante è stato, dagli Anni 60 in poi, una professione via via sempre peggio pagata, che ha finito per essere un taxi: un modo abbastanza agevole nel mercato per entrare nel lavoro in attesa di trovare di meglio.
Questo ha creato una certa frammentazione, con cattedre che hanno cambiato titolare anche cinque volte in altrettanti anni.
Secondo l’Ocse, in Italia ci sono troppi insegnati per numero di alunni: uno ogni 12 contro la media europea di uno ogni 15.
DEFICIT SCIENTIFICO. I sindacati contestano questa analisi, ma è un fatto incontrovertibile che il ministero fa fatica ad assegnare le cattedre per le materie scientifiche, mentre ha un surplus di personale sul versante umanistico.
Ben prima che nel dibattito pubblico si profilasse lo spettro della spending review, lo Stato ha provato a frenare la spesa pubblica con il cosiddetto blocco del turnover.
Che però è stato bypassato con il ricorso al precariato e alle consulenze.
Sul versante della scuola la soluzione è stata trovata con l’incentivazione di cattedre annuale e di supplenze: infatti il ministero, assumendo in questo modo, paga gli insegnanti meno, riconoscendogli lo stipendio soltanto da metà settembre fino al giugno dell’anno successivo.
UN RISPARMIO VIRTUALE. A dirla tutta, il risparmio è soltanto contabile, se non virtuale: infatti i docenti nel periodo tra un contratto e l’altro hanno diritto all’indennità, che si scarica sulla spesa per il welfare.
Ma al di là di questa precisazione, la stessa Corte di giustizia si è chiesta che senso ha assegnare annualmente cattedre vacanti che invece dovrebbero affidate in pianta stabile. Se si cambiasse, a beneficiarne, oltre i lavoratori, sarebbero gli stessi studenti, che non dovrebbero cambiare insegnante ogni anno.

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